Hotel Artemis, le regole del crimine. Di Fabio Bersani

Proprio in questi giorni esce nelle sale cinematografiche italiane, Hotel Artemis il primo film di Drew Pearce, noto per essere stato lo sceneggiatore di film come Iron man 3, Mission: impossible – Rogue nation e l’ultimo episodio della fortunata serie di film di Fast & Furious.

Il regista ci parla di una storia ambientata nel futuro, ma un futuro non così lontano da noi. Una grande azienda di Los Angeles privatizza l’acqua nella metropoli americana, questo porta a grandi rivolte e fa si che la criminalità organizzata ottenga sempre più potere. La città vive in uno stato di emergenza perenne e l’unica isola felice al riparo da tutti i mali della società sembra essere un ospedale per criminali, l’Hotel Artemis.
La responsabile della struttura è l’infermiera, interpretata dalla bravissima Jodie Foster, la quale si occupa di tenere in vita tutti i suoi ospiti. Nell’ospedale vigono regole ferre alle quali tutti devono attenersi, pena espulsione dalla struttura. Tra tutti i diktat della struttura vi è il più importante, vietato uccidere altri ospiti. Forse anche per questo l’Hotel risulta essere uno dei posti più felici della Los Angeles immaginata da Pearce.

La metropoli distopica disegnata ed immaginata dal regista, sempre sul piede di lotta tra polizia e criminalità, con rivolte popolari a causa dell’emergenza idrica sembra, a causa del cambiamento climatico, non essere una realtà così lontana dalla Los Angeles che ci potremo immaginare in un domani non troppo lontano. Pearce utilizza una tematica molto discussa per costruire una storia dove bene e male convivono e diventano antagonisti, a volte anche invertendo i propri ruoli.
All’interno dell’Hotel si incrociano le vite di diversi criminali, tra storie di vita privata e storie che si intersecano tra loro il regista costruisce una narrazione semplice ma non banale. Di grande impatto l’uso dei colori per una storia che è ambientata prevalentemente all’interno dell’edificio e di notte. L’idea di aver utilizzato un Hotel di lusso come una struttura ospedaliera paga, i degenti diventano felici ospiti e la preoccupazione per la morte rimane un pensiero limitato alla città e non all’ospedale.

La figura dell’Hotel qui non è soltanto immaginata come oasi felice lontana dai mali del mondo esterno, ma ricopre il significato anche di terra d’incontro, vite separate e sconosciute nella città che si incontrano e scoprono di avere un passato comune soltanto all’interno dell’ospedale. Lo stesso arrivo del proprietario della struttura, interpretato dal magistrale Jeff Goldblum, mostrerà come le vite all’interno dell’Hotel Artemis siano tutte legate da un filo comune. Questo porterà fino alla fine del film l’infermiera a dover combattere tra le proprie paure e ad affrontare i demoni del suo passato.
Tra colpi di sorpresa, ambientazioni, maestrale uso delle luci e grandi attori, Hotel Artemis risulta essere un buon esordio alla regia per Drew Pearce. Forse ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di più dalla trama, troppo debole in particolare sul finale, essendo lui sceneggiatore di professione, ma nel complesso non male come esordio dietro la cinepresa e un gradevole film per il grande pubblico.

Vox Zerocinquantuno n.36 agosto 2019

Foto: vulture.com


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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