I fratelli Sisters: dal vecchio west ai giorni nostri, di Fabio Bersani

Questo mese abbiamo deciso di parlare un western dal carattere moderno approdato nelle sale italiane da pochi giorni, stiamo parlando del film “The sisters Brothers”.

La pellicola rappresenta la maturità artistica per il regista Jacques Audiard, “The sisters Brothers” è infatti il primo film non in lingua francese per il regista parigino. Che le aspettative della produzione fossero alte si era già capito al momento della presentazione del cast. Tra gli attori principali figurano il bel Jake Gyllenhaal, l’iconico John C. Reilly e il mai banale Joaquin Phoenix, inoltre compare nell’inedito ruolo del Commodoro l’intramontabile Rutger Oelsen Hauer.

Il racconto dell’avventura dei fratelli Sister alla caccia di Morris e Warm attraversa diversi stili cinematografici. La pellicola passa rapidamente dal genere della commedia a quello drammatico, lasciando ampio spazio per le riflessioni attraverso silenziosi sguardi sull’America del vecchio west. Il film presenta un nuovo modo di raccontare la corsa all’oro e la costruzione di un “nuovo mondo”, gli Stati Uniti d’America come spazio per reinventare la società moderna. Una terra pura per costruire un mondo moderno, lontano dai problemi e i difetti del vecchio continente, almeno questo è quello che il progetto di Morris e Warm sembrava voler comunicare.

Tra luci e ombre il film racconta la vera vita nell’America dell’ovest, dalle lande desolate alle ricche città della California. È difficile distinguere tra buoni e cattivi, dove la morale personale sembra prevalere su quella imposta dalla società.

Il merito del lavoro di Audiard è apprezzabile in particolare nei dialoghi e negli sguardi tra la coppia dei fratelli Sisters e in quella di Warm e Morris. Il film del regista parigino mostra miti e leggende della nuova America raccontati attraverso la crudità e la visione realista dei tempi dell’espansione verso Ovest, tra innovazione e conservatorismo.

Rimane costante la tematica della costruzione di un nuovo mondo più su misura d’uomo, dove gli abitanti possano essere felici senza pressioni sociali. Le diverse visioni vengono accomunate dalla volontà di rompere con gli stili di vita del presente, per innovare la società e i suoi costumi. L’oro diviene simbolo non solo di ricchezza finanziaria, ma vero e proprio mezzo per l’emancipazione e la possibilità di vivere una vita migliore. L’oro dunque fine mezzo e non fine ultimo, ma l’America sarà davvero pronta per la nuova Utopia?

Sebbene il film sia ambientato nel ’700, le tematiche affrontate risultano più attuali che mai. Il bisogno di emancipazione, l’oppressione della società verso il cittadino, il desiderio di costruire uno spazio più puro e democratico dove vivere e promuovere un nuovo modello di società. La bravura del regista è stata quella di attualizzare le tematiche, in una società come quella moderna, ben diversa da quella del far west, i temi trattati non sono mai stati così vicini come oggi.
Un film carico di dolore e speranze, colori e profondi silenzi che evidenziano la profondità dei quattro protagonisti in cerca del vero oro, quello che permetterà loro di ottenere la vera libertà.

Vox Zerocinquantuno n.33 Maggio 2019

Foto: CineFacts


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

 

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