I giovani in piazza: lotta al cambiamento climatico e scontro generazionale, di Chiara Di Tommaso

Scoprire che esiste una pagina di Wikipedia intitolata September 2019 climate strikes, già da un’idea della forza che quello che sta succedendo in questi giorni ha conquistato. L’instancabile Greta Thumberg ha lanciato l’ennesimo appello che ha avuto risonanza globale, con una partecipazione ancora superiore alle ultime volte. Questa settimana è stata infatti dedicata alle proteste per il cambiamento climatico, con l’organizzazione di migliaia di eventi, scioperi e manifestazioni in tutto il mondo, che hanno visto scendere in piazza, secondo le stime del solo primo giorno, 4 milioni di persone.

Sostieni Vox

Le date non sono casuali, infatti lunedì 23 settembre si è tenuto a New York il summit dell’ONU sul clima. Un incontro molto importante se non decisivo, al quale ha partecipato Greta stessa facendo un discorso estremamente severo e ormai diventato quasi cult: “Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. La gente soffre. La gente sta morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui si può parlare sono soldi e favole di una crescita economica eterna. Come osate!”.

Il problema è che nonostante 66 paesi abbiano firmato ed aderito all’obiettivo proposto dalle Nazioni Unite di azzerare le emissioni aggiuntive entro il 2050, e altri 59 abbiano annunciato di voler aumentare entro il 2020 gli impegni volontari alla riduzione delle emissioni, ci sono ancora grandi assenti. La Cina, l’India, il Giappone, l’Australia, il Brasile e gli Usa sono tra questi, e finché non collaboreranno tutto quello che verrà fatto di buono sarà comunque troppo poco. Per intenderci, attualmente i paesi che hanno dichiarato di impegnarsi sono responsabili del solo 17% delle emissioni globali.

Corso di scrittura creativa

Per fortuna però sembra che questa ondata di entusiasmo e determinazione giovanile stia dando alcuni frutti a livello non solo mediatico ma anche politico. La Germania, non a caso il primo paese per partecipazione alle mobilitazioni, è anche la prima a trasformare le parole in fatti. La Grosse Koalition della Merkel ha emesso un piano per la protezione ambientale, il Klima-paket, che consiste in 54 miliardi di euro per il 2023 e 100 miliardi per il 2030, senza prevedere un aumento del debito pubblico. Gli strumenti economici utilizzati variano da investimenti pubblici in ferrovie a tasse sul gasolio, detrazioni fiscali e contenimento dell’emissioni, creazione di appositi fondi per il clima e sostituzione dei vecchi impianti di riscaldamento.

Anche in Italia, come in altri paesi, le tematiche green entrano e si fanno sempre più spazio nei programmi politici e nelle conferenze stampa. Il Ministro dell’istruzione Fioravanti si è espresso sostenendo gli studenti che decideranno di scioperare per il clima il 27 settembre, definendo la mobilitazione la migliore lezione a cui possano partecipare. Allo stesso modo si era espresso il sindaco di New York, città cuore della protesta, dove lo sciopero generale è stato il 20 settembre e dove ha presenziato Greta stessa. Ma gli eventi e le iniziative sembrano non avere incontrato confini geografici. Quello che è il terzo sciopero globale lanciato dal movimento Fridays for Future ha visto in questa intensissima settimana milioni di persone scendere nelle piazze di Santiago e Kabul, Sidney e Montreal, Praga e Quito, Helsinki e Jakarta, Marrakesh e Amsterdam, Manila e Delhi, e tantissime altre che sarebbe impossibile nominarle tutte, per un totale di 6631 eventi in 170 paesi, come ha dichiarato la Thumberg in un tweet giovedì 26. Anche Bologna si è attivata, partecipando allo sciopero conclusivo di ieri e con tante piccole e spontanee iniziative della cittadinanza come quella di studenti che si sono riuniti per ripulire i Giardini Margherita.

Acquista il tuo spazio pubblicitario su Vox

Una settimana, insomma, che sicuramente rimarrà nella storia e che sembra dare nuove speranze. Le richieste sono chiare, le motivazioni valide, le voci forti e numerose, tutti elementi che spingeranno i governi ad ascoltare sempre di più e a cedere alle pressioni. Gli strumenti ci sono per cambiare le cose, come ha dimostrato la Germania, bisogna solo decidersi a metterli in atto. La rabbia che Greta ha espresso nel suo discorso ai potenti, esprime in realtà la rabbia di migliaia di giovani in tutto il mondo, che nonostante le differenze e distanze, hanno trovato qualcosa di comune per cui lottare, qualcosa di comune da custodire. Per la prima volta, dopo tanto tempo, le nuove generazioni hanno trovato qualcosa per cui vale la pena impegnarsi e gridare, fino a raggiungere il punto di rottura per far crollare tutto ciò che di sbagliato, e ormai vecchio, è stato costruito dai loro predecessori.

Vox Zerocinquantuno, 28 settembre 2019

Foto: Diletta Libenzi, Santiago del Cile

(53)

Share

Lascia un commento