I giovani nel tempo: III A Liceo Sabin e Istituto Parri. Il gioco e lo svago nel Medioevo di Veronica Fornari

Come trascorrevano il tempo “libero” i giovani nel Medioevo? Che tipologie di giochi e sport erano diffusi in quell’epoca?
Partendo da questi ampi interrogativi è stato possibile riscoprire la dimensione ludica del periodo storico che intercorre tra la caduta dell‘impero Romano d’occidente e la scoperta dell’America, che al contrario di quel che si possa pensare non è poi così distante dalla concezione del gioco che abbiamo noi oggi.
Molti dei “ninnoli”, dei giochi e degli sport che oggi fanno parte della nostra quotidianità hanno origini molto antiche, talvolta millenarie in quanti risalenti al Medioevo.

I bambini nel Medioevo, proprio come ai giorni nostri, amavano andare alla scoperta del mondo, spinti della loro grande curiosità, trascorrendo intere giornate ad esplorare la natura che li circondava, giocando con ciottoli, fili d’erba, conchiglie e tutto ciò trovavano.
Piccoli oggetti di tutti i giorni con un po’ di fantasia potevano facilmente essere trasformati in giocattoli e passatempo capaci di intrattenere e divertire, proprio come accadeva diversi decenni fa in Italia per i bambini nati nel dopoguerra, e come tutt’ora avviene nei paesi sottosviluppati del Terzo mondo, dove l’inventiva e la creatività costituiscono gli unici mezzi a loro disposizione per procurarsi svago e divertimento anche in un periodo di grande povertà.
Spesso nel Medioevo capitava che i bambini in grande autonomia, recuperassero dalle botteghe dei padri o dalle loro stesse abitazioni dei materiali di scarto e dei piccoli oggetti per costruirsi dei “balocchi”: con le doghe di legno, ad esempio, realizzavano dei cerchi con cui giocare, con i vasi di terracotta o le vesciche di maiale delle palle. Ai figli degli artigiani, che costituivano la maggior parte dei lavoratori del ceto medio- basso, poteva capitare di ricevere dal proprio padre un fischietto in terracotta a forma di uccello; i bambini che vivevano nelle campagne ricevevano trampoli, piccoli carretti e barchette realizzate in legno, che potevano essere trascinate nei canaletti attraverso una cordicella.
Un altro giocattolo molto diffuso era il mulinello ad alette, scolpito in una grossa noce, o piccoli mulini a vento realizzati dai bambini, e delle piccole figure di legno, terracotta o piombo, che non erano però morbide come le pellicce degli animali che erano soliti ricevere dai genitori affinché tenessero loro compagnia, e che variavano di specie a seconda della classe sociale di appartenenza: le bambine ricevevano per lo più scoiattoli addomesticati o uccellini da accudire, mentre i giovani aristocratici preferivano possedere un falco da poter addomesticare e addestrare o delle scimmie con cui divertirsi.

Un gioco molto amato da tutti era la trottola, con cui i bambini e i ragazzi si sfidavano in gruppo per stabilire chi fosse il più abile, essa veniva apprezzata anche dagli adulti per i quali il fine non era più il divertimento bensì il guadagno attraverso le scommesse. Per il periodo pasquale si praticava poi il tradizionale gioco degli ossetti, che consisteva nel procurarsi un certo numero di garretti di agnello e dopo averne posto uno sul dorso della mano e gli altri a terra, lanciare quello sulla mano in aria, raccogliere uno da terra e riuscire in tempo a riprendere al volo il primo. Questo antico gioco veniva praticato anche nel dopoguerra con dei sassolini.
Nel Medioevo i giocattoli erano però principalmente legati al mestiere dei padri e quindi alla futura professione dei figli maschi, e così anche le loro attitudini rispecchiavano il loro ambito sociale e lavorativo: i futuri chierici erano soliti costruire abbazie in miniatura, i figli di cavalieri erigevano piccoli castelli, cavalcavano cavalli-bastone duellando con spade di legno, lance e facendo tiro al bersaglio con archi in miniatura.
Il bambino nella società medievale veniva considerato un piccolo adulto non appena raggiungeva l’autonomia fisica e per questo aveva comunanza nella sfera lavorativa, nell’affinità dei giochi e conformità nell’abbigliamento con gli adulti.

Il concetto di infanzia e il modo in cui venivano educati i bambini nel Medioevo, come sostiene Phillipe Ariès nel saggio:”Padri e figli nell’Europa medievale e moderna”, era disomogeneo e dipendeva sia dal sesso dell’individuo, che dalla condizione sociale e dal contesto familiare; di conseguenza anche i giocattoli che venivano regalati ai bambini variavano a seconda dei fattori prima citati.
Spesso i bambini appartenenti alle classi più umili paradossalmente godevano di maggior libertà e indipendenza, poiché su di loro non gravavano le pressioni parentali che invece condizionavano l’infanzia dei figli di nobili. Di conseguenza la maggiore libertà consentiva loro di dedicare più tempo ai giochi, all’esplorazione e all’interazione con gli altri, quindi alla costruzione di rapporti sociali all’interno di un contesto di collettività e autonomia stimolante per le loro abilità pscico-fisiche.

Le bambine solitamente ricevevano bambole d’argilla, una canocchia in miniatura e un secchio per attingere l’acqua; è attraverso il gioco che in parte imparavano a svolgere quelle mansioni domestiche come la pulizia della casa o la custodia dei fratellini più piccoli e poi dei figli che in futuro avrebbero fatto parte della loro quotidianità. Fin da piccole venivano educate e cresciute diversamente dai maschi e in particolar modo nelle campagne, dove per il lavoro nei campi era necessaria molta manodopera, quindi molte giovani uomini in grado di lavorare, era importante che anche le donne svolgessero con diligenza le loro mansioni riguardo la cura della casa e della prole (con grande riguardo per i figli maschi, che dovevano essere numerosi).
Il gioco svolgeva dunque un’ importante funzione didattica ed educativa, poiché favoriva il processo formativo di crescita dell’individuo e portava alla scoperta dei mestieri e ad una graduale seppur precoce acquisizione delle responsabilità.
Le bambole nel Medioevo differivano per materiale e dimensioni a seconda della funzione che dovevano svolgere e dell’età della bambina a cui venivano regalate.
Per il battesimo bambole di argilla bianca che spesso presentavano una cavità circolare nel torace dove spesso veniva inserita una moneta d’argento. Per i neonati venivano usate come sonagli e perciò modellate grossolanamente in argilla, e poi riempite di biglie di argilla, pervenute integre ai giorni nostri grazie alle bambine di due tre anni che si divertivano a fasciarle. Talvolta erano le bambine stesse che utilizzando il materiale e gli oggetti che trovavano come: biglie, fili di lino e canapa, si costruivano delle bambole con cui giocare fingendo di accudire dei neonati.

La dimensione dello gioco risulta di grande rilievo anche presso gli adulti, poiché costituisce un modo per procurasi divertimento e svago utile ad allentare il carico delle tensioni economiche e sociali e l’onere lavorativo.
Durante le feste era frequente nelle giornate di bel tempo che i giovani praticassero un gioco con la palla e dei bastoni, simile all’odierno hockey su prato, che sfociava spesso nella violenza. I tornei e i duelli in epoca medievale erano però le attività più praticate all’aperto, in quanto espressione del dominio della cavalleria sulla società.
Presso i nobili era molto praticata la caccia al cervo o al cinghiale in cui si dilettavano non solo per il piacere ma anche per affermare la loro supremazia; i contadini, i borghesi e gli artigiani si divertivano invece durante le numerose feste religiose con balli, grandi bevute, burle, giochi di società come scacchi e dadi e con sport di gruppo come la soule, antenata del calcio.
Un’ attività ludica tutt’ora praticato in Toscana di origini antichissime è la ruzzola, che consiste nell’arrotolare una stringa di corda attorno ad una forma indurita o un tondello di legno per poi lanciarla da una collinetta facendola rotolare il più lontano possibile.
Ancora più diffusi nel Medioevo erano i giochi d’azzardo con i dadi o altri strumenti tra cui le carte, proibiti perché legate alla fortuna e fonte di violenza ed imprecazioni contro Dio . A questo periodo risale il Bacarrà, gioco tutt’ora praticato coi tarocchi, carte ritenute magiche ed usate come strumento profetico. Altri giochi come gli scacchi, rappresentazione della società cavalleresca feudale (il re, figura di maggior rilevo nella società è il pezzo più importante della scacchiera, i cavalieri a servizio del re sono rappresentanti dei cavalli e gli alfieri, il castello dalle torri, i servi della gleba dai pedoni; la regina viene introdotta nel 1500 per la bassa concezione della donna nel medioevo), venivano invece permessi poiché richiedevano una certa abilità e non dipendevano unicamente dalla fortuna, purché fossero praticati in piazza o in strada, nonostante ciò gli ambienti più diffusi per il gioco erano le taverne.
A partire dalla prima infanzia sino all’età adulta la dimensione del gioco e dello svago risulta dunque fondamentale per l’uomo, sia medievale che moderno.
Vox Zerocinquantuno n 5 dicembre 2016

Riferimenti bibliografici
-Niccoli Ottavia, Storie di ogni giorno in una città del Seicento, Laterza
-Mitteraurer Michael, I giovani in Europa dal Medioevo ad oggi, Laterza

(100)

Share

Lascia un commento