I giovani nel tempo: III A liceo scientifico statale A.B. Sabin / Istituto Parri: La Grecia Antica Di Paolo De Angelis

Parleremo, in proposito di cultura Greca, di due aspetti intrascurabili quando si vuol parlare di giovani: l’educazione e la sessualità.
Mi si perdoni la poca vivacità del primo tema; vivacità che spero di restituire affrontando l’ argomento successivo, così delicato, così appassionante.

In Grecia l’educazione era ritenuta fondamentale per formare cittadini “utili” allo stato. Le poleis che meglio consentono di trattare questo argomento sono Atene e Sparta, le quali offrono due modelli educativi molto diversi seppure con caratteristiche comuni.
A Sparta le istituzioni sembrano essersi fissate verso la metà del IV secolo. Il maschio restava in famiglia solo fino all’età di sette anni; dopodiché il giovane spartiate era direttamente “assunto” dallo stato al quale non avrebbe cessato di appartenere fino alla morte. I ragazzi imparavano a leggere e a scrivere, ma i loro studi si limitavano allo stretto necessario, poiché tutta la loro educazione consisteva nell’imparare a ubbidire, a sopportare pazientemente la fatica e a vincere nella lotta. Per questo motivo il loro trattamento diventava sempre più duro e più crudele: li si rasava la testa e li si obbligava giocare nudi nella maggior parte del tempo. Un esempio pratico del metodo educativo offerto da Sparta è quello dei pasti: ai giovani non veniva dato cibo sufficiente affinché cercassero di rubarlo dal loro vicino sviluppando ingegno e furbizia. Possiamo dunque dire che tutta l’educazione spartiate, a parte una lieve formazione musicale e l’apprendimento dei rudimenti della lettura e della scrittura, si sia fondata sull’ esercizio fisico e sull’addestramento alla guerra.
Diversa ad Atene, era l’educazione fornita ai giovani. Il padre poteva educare i figli da sé oppure affidarli ad altri educatori fino ai 18 anni, età nella quale l’adolescente diventava cittadino e iniziava la sua vita civica imparando il mestiere delle armi. Il ragazzo cominciava con l’ imparare a leggere e a scrivere; venivano poi impartiti insegnamenti di musica e di ginnastica. Il ragazzo passava dalla sorveglianza della nutrice a quella del pedagogo, uno schiavo addetto alla sua persona che lo accompagnava dappertutto e che gli insegnava le buone maniere.

Con la nascita delle prime scuole filosofiche a pagamento, le condizioni scolastiche migliorano grazie a un nuovo metodo educativo che avrebbe dovuto portare alla formazione di un èlite cittadino. Inoltre i ragazzi greci, sia spartani che ateniesi praticavano la ginnastica, nudi. A questo aspetto che oggi definiremmo puramente fisico veniva attribuita grande importanza, perché garantiva una futura cittadinanza forte e in grado di combattere.
Possiamo perciò affermare che l’educazione nell’antica Grecia, impartita in modi più o meno adeguati alla nostra idea di educazione, abbia avuto un ruolo fondamentale, e che dopo un momento iniziale in cui è prevalso l’ aspetto collettivo della formazione, si sia diretta verso un’ educazione mirata al singolo individuo, formando così quella cultura che è oggi alla base della nostra civiltà.

E ora, parliamo di sesso.
Per capire come i giovani Greci vivessero la loro vita sessuale è necessario partire dalla concezione di quell’allora attuale sistema di valori che comprende anche il sesso, in cui troviamo amore, bellezza ed educazione.
Introduciamo così il concetto di eros: la forza esterna, potentissima, che agisce su chi prova desiderio, capace di invadere l’intera persona. Ma non è solo un’ idea effimera: Eros è anche divinità. Il desiderio sessuale presso i Greci era considerato una risposta allo stimolo della bellezza esteriore, ed era perciò scontato, nel periodo classico, che un uomo fosse attratto da un maschio più giovane di bell’aspetto. La relazione tra il ragazzo e l’amante, chiamata “pederastia”, non ha però il fine della soddisfazione erotica, ma ha un significato più complesso sia sul piano individuale che sociale. Infatti, tramite questa relazione al ragazzo viene offerto un modello di condotta e di sapere, e allo stesso tempo l’amante, che ama con la virtù del valore, viene stimolato per sublimazione sul piano morale. Questo rapporto omoerotico, molto meno frequente ad Atene, a Sparta viene addirittura istituzionalizzato, essendo ritenuto fondamentale anche per la formazione del guerriero più audace. In conclusione questo genere di rapporto viene a coincidere con un rapporto pedagogico, che porterà alla formazione di futuri cittadini e alla loro riproduzione. Non molto differente ma meno frequente é la situazione per le adolescenti, che intraprendono lo stesso tipo di relazione col fine di sviluppare le virtù della grazia e della bellezza, qualità indispensabili per la donna adulta greca.

L’adolescente era in grado di procurarsi col denaro una grande quantità di rapporti, per i quali però rischiava di non essere accettato da una giovane al suo pari. Ma ecco che questa soddisfazione veniva cercata nel rapporto omosessuale; si pensi che la parola “eros” veniva usata maggiormente in ambito omosessuale che eterosessuale.
Più moderata e controllata, se non assente, era invece la vita sessuale delle ragazze; era ritenuto infatti che le donne fossero più inclini ai rapporti sessuali e che l’esperienza amorosa le rendesse più in potere del maschio che il contrario. Con il matrimonio, che avveniva con un uomo scelto dal padre, la donna accedeva alla sua fase matura. Questo passaggio viene ritualizzato nel preparativo matrimoniale che prevede la consacrazione dei capelli, che prima erano sciolti e che ora diventeranno legati. Dopo l’unione, mentre l’uomo potrà continuare a godere dei piaceri extraconiugali, la donna passerà semplicemente dalla segregazione a casa del padre a quella in casa del marito. Allora, come già detto, la differenza tra la relazione matrimoniale e quella pederastica sta nello scopo; il primo è la procreazione, il secondo è il contributo pedagogico.
Abbiamo quindi visto cos’ era la sessualità per i giovani Greci, avendo modo di conoscere una visione della vita sessuale e amorosa più libera, disinibita e formativa rispetto ai giorni nostri. Non mancano però le disuguaglianze sociali tra uomo e donna, ingiustificabili ai giorni nostri. Ed ecco come per la società greca sia stato influente il ruolo sociale dell’eros e di come fosse ritenuto fondamentale per la vita presente e futura, sessuale ed intellettuale, dei giovani Greci.

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Riferimenti bibliografici
Calame Claude, “L’amore in Grecia”, Laterza, Roma-Bari 1998.
Flaceriere Robert, ” La vita quotidiana in Grecia nel secolo di Pericle”, Rizzoli, Milano 1983.

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