I giovani nel XIX secolo: la comparsa di un nuovo soggetto. I garibaldini e il volontarismo, una religione per la patria di Benito Girardi. Liceo Sabin e Istituto Parri-

 

I Garibaldini hanno seguito volontariamente Garibaldi, affascinati dalla sua personalità e dal suo indubbio carisma. Essi sognavano tanto un mondo diverso e migliore rispetto a quello dei padri quanto il bisogno di basare i principi di rottura col passato sullentusiasmo morale, sul vigore fisico, sullincosciente spensieratezza dei più giovani. Lessere richiamati dal desiderio di restare giovani più a lungo appare collegato alla capacità di costruire prospettive ideali e materiali per un futuro concreto per le nuove generazioni. Lo svanire dellequilibrio del terrore e linizio delle guerre hanno provocato nei giovani insicurezze tali da privarli della speranza di un domani migliore.

La maggior parte degli uomini che hanno fatto la storia del nostro Risorgimento hanno partecipato allassociazione Giovine Italia, che, come suggerisce il nome, era riservata ai minori di quarantanni ed era nata in polemica con le precedenti associazioni politiche di tipo carbonaro.

In quegli anni si è potuto assistere ad una spaccatura generazionale tra padri e figli: i primi cresciuti in epoca napoleonica e con valori illuministici, i secondi legati agli ideali romantici e a un glorioso quanto remoto passato. Partecipare alla guerra per il proprio paese era un momento magico e irripetibile in cui il fenomeno garibaldino si innestava presentandosi da una parte come il prolungamento del compito della Giovine Italiae dallaltra come il passaggio all’età adulta. Ciò costituiva anche un momento di rottura rispetto alla vita normale con conseguenze anche personali, come la fuga da casa per arruolarsi di nascosto per evitare drammi familiari. Nonostante questo i giovani non volevano entrare in polemica con il mondo dei padri. Nelle pause dei combattimenti i volontari pensavano con nostalgia ai propri cari, scrivevano loro, tendevano a sottolineare e a ribadire i legami e i vincoli famigliari, nella precisa volontà di rassicurarli, perché il nuovo mondo che, in quanto giovani, cercavano di realizzare, anche attraverso la partecipazione a quelle imprese, non sarebbe stato un completo stravolgimento del mondo esistente, quanto piuttosto una sua evoluzione.

Il Garibaldinismo rappresentava la manifestazione più eclatante del volontarismo e ne incarnava lo spirito anche dopo l’unità d’Italia. L’unità nazionale è stata la meta ideale da realizzare per i giovani intellettuali e per una parte della piccola borghesia urbana dei primi decenni del diciannovesimo secolo. La patria diventava per molti oggetto di una vera e propria religionee di conseguenza i ragazzi vedevano Garibaldi come oggetto dammirazione. La guerra era il punto darrivo per i patrioti poiché essa costituiva il coronamento delle loro azioni, come una sorta di momento della verità”, infatti partecipandovi si dimostrava nei fatti che per gli ideali si è disposti al sacrificio di se stessi. I Garibaldini si esaltavano per gli aspetti “romantici” di essa: la vita errabonda, la precarietà, l’eroismo.

Le continue emozioni, la continua incertezza e la speranza di combattere con il nemico da una parte soddisfacevano la sete di libertà, allontanano dal cuore e dalla mente la malinconia, impedivano alla vita di diventare pesante e noiosa, dallaltra provocavano nell’esistenza dei reduci uninquietudine interiore, con la quale molti riuscivano a convivere conciliandola con le esigenze e con i ritmi di una vita normale, ma che ha portato altri al rifiuto di ogni sistemazione nella società in tempo di pace. Allideale di libertà era legato quello della fratellanza: il garibaldinismo era per sua natura un fenomeno transnazionale, allo stesso modo in cui Garibaldi è stato l’Eroe dei due Mondi. Il garibaldino non si limitava a combattere in Italia ma ovunque ci fosse una patria da difendere o da liberare. Questo esercito era già una prefigurazione della società che si voleva realizzare, in cui venivano meno sia le barriere tra i popoli e le razze sia le barriere sociali. La vita militare tendeva ad affratellare chi vi partecipava e normalmente ciò che avviene tra eguali che condividono fatiche, sacrifici e rischi.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Riferimenti bibliografici

– “AndreaCarancini.blogspot.it”;

– “I garibaldini: dal Risorgimento alla grande guerraBologna, Museo civico del Risorgimento, 15 febbraio-1 giugno 2013;

– “Giuseppe Banti, I Mille, Edizioni Stampa alternativa, 2009 Viterbo, pp. 17-18”.

– ”La gioventù dabbeneOrsi Paolo, Firenze, 1858;

– “www.piavetv.net”.

 

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