I giovani nel XIX secolo: la comparsa di un nuovo soggetto. Inni patriottici. di Federico Ruggiero. Liceo Sabin e Istituto Parri.

 

Negli anni del Risorgimento il giovane italiano conquistava sempre più consapevolezza grazie alla partecipazione attiva ad associazioni politiche come la Giovine Italiadi Giuseppe Mazzini. Erano intenzionati a cambiare in meglio il proprio futuro e tramite movimenti rivoluzionari come questo, creare un rapporto di fratellanza fra tutti i coetanei dEuropa per cercare di realizzare un mondo senza oppressioni. Sul Risorgimento lasciarono il segno anche lIlluminismo e il Romanticismo: infatti i Garibaldini presero dal primo lidea di progresso e cambiamento credendo che il futuro fosse migliore del presente, al contrario della tradizione che invece riteneva il passato migliore del presente. Questa idea di contrapposizione era presente in questo periodo anche per i movimenti dei giacobini, rappresentati dal pensiero di Filippo Buonarroti e dei mazziniani, i quali si ispiravano anchessi alle idee illuministe valorizzando soprattutto la partecipazione dei giovani. LIlluminismo e quindi il Risorgimento ponevano come propri capisaldi luso della ragione e il progresso dellumanità, che procedevano di pari passo e che dovevano costituire le basi della liberazione delluomo dalloppressione politico-religiosa dei ceti dominanti (clero e aristocrazia in particolare). Lo strumento della ragione consentiva infatti la critica dei pregiudizi ereditati passivamente dalla tradizione e tramandati dal principio di autorità (con particolare riferimento allipse dixit). In coerenza con questo atteggiamento si possono indicare tra le linee-guida dellIlluminismo limpegno critico e militante della razionalità contro le religioni “positive” e contro il tradizionalismo dogmatico della Chiesa (cui si contrapponeva una religiosità naturale e razionale), la convinzione che il sapere e la cultura fossero le fonti principali del progresso collettivo, la laicizzazione della vita collettiva e la fiducia nelleduca

zione e nella formazione delluomo, il rinnovato interesse per la storia. A questo pensiero si ricollegò anche il Romanticismo che a sua volta riutilizzò il concetto fondamentale del Rinascimento, ovvero che luomo fosse il vero artefice del proprio destino e non più dipendente da Dio (antropocentrismo). Il pensiero che era in sintonia con quello illuminista venne attuato con i movimenti mazziniani. Il loro ispiratore pensava che se luomo fosse stato lartefice del suo futuro, allora avrebbe potuto anche cambiare il mondo e renderlo migliore, senza sottomettersi alla volontà divina. Per questo motivo coloro che presero parte alle associazioni del Risorgimento furono soprattutto i più giovani che furono per la prima volta i protagonisti della storia.

Sempre in questo periodo nacquero molti canti tra cui il noto “Canto degli Italiani”, scritto dal genovese Goffredo Mameli, allora giovane studente e fervente patriota, in un contesto storico caratterizzato da quel patriottismo diffuso che già aveva preannunciato i moti del 1848 e la prima guerra d’indipendenza. Secondo invece la tesi di Aldo Alessandro Mola, l’autore di questo inno sarebbe in realtà Atanasio Canata: questa ipotesi è però rigettata dagli storici. Sulla data precisa della stesura del testo, le fonti sono discordi. Dopo aver scartato l’idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre 1847 Goffredo Mameli inviò il testo a Torino per farlo musicare dal maestro genovese Michele Novaro, che in quel momento si trovava nella casa del patriota Lorenzo Valerio. Novaro ne fu subito conquistato e, il 24 novembre 1847, decise di musicarlo. Qui sotto vengono riportate le strofe più famose di altre poesie e canti:

CORO DEL NABUCCO

Va, pensiero, sull’ali dorate,

va, ti posa sui clivi, sui colli,

ove olezzano tepide e molli

l’aure dolci del suolo natal!

INNO DELLA REPUBBLICA PARTENOPEA

(1799)

Bell’Italia, ormai ti desta!

Italiani, all’armi! all’armi!

Altra sorte a noi non resta

Che di vincere o morir !

INNO DEGLI STUDENTI DEL 1848

Quanta schiera di gagliardi,

quanto riso ne’ sembianti,

quanta gioia negli sguardi

vedi in tutti scintillar!

ALL’ARMI! ALL’ARMI !

Su, figli d’Italia! su, in armi! coraggio!

Il suolo qui è nostro: del nostro retaggio

il turpe mercato finisce pei re.

Un popoi diviso per sette destini,

in sette spezzato da sette confini,

si fonde in uno solo, più servo non è.

Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì!

Dei re congiurati la tresca finì!

Dall’Alpi allo Stretto fratelli siam tutti!

Su i límiti schiusi, su i troni distrutti

piantiamo i comuni tre nostri color

il verde, la speme tant’anni pasciuta;

il rosso, la gioia d’averla compiuta;

il bianco, la fede fraterna d’amor.

CAMICIA ROSSA

Quando la tromba sonava all’armi

con Garibaldi corsi a arruolarmi:

la man mi strinse con forte scossa

e mi diè questa camicia rossa!

E dall’istante che t’indossai,

le braccia d’oro ti ricamai!

Quando a Milazzo passai sergente,

Camicia rossa, camicia ardente!…

Porti l’impronta di mia ferita,

Sei tutta lacera, tutta scucita:

Per questo appunto mi sei più cara,

Camicia rossa, camicia rara!

Tu sei l’emblema dell’ardimento,

Il tuo colore mette spavento:

Fra poco uniti saremo a Roma,

Camicia rossa, camicia indoma!

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Fonti:

– “ spazioinwind.libero.it

– “andreacarancini.blogspot.com”

– “wikipedia”

 

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