I risvolti sociali della moda giovanile: tendenze e scelte pseudo-libertarie, di Lella Di Marco

Non intendiamo occuparci di moda e delle sue tendenze internazionali, ma capire perché e come avvengono dei fenomeni  collettivi  “virali“ e a quale bisogno corrispondano.
Molte riviste ne continuano a parlare  e il tormentone- estivo dei commenti dietro a ragazze in minishort continua, come lo “sbrodolamento” sulla rete che punta l’accento sul lato estetico e morale con pesantissime allusioni quando non addirittura insulti.

Noi per lavoro, abbiamo frequentazioni di ragazze e giovani donne italiane e di origine migrante e di fede musulmana e non pensiamo che il  fenomeno vada  esaminato in termini etici –comportamentali.
Il problema di fondo è uno solo per tutte, anche se le reazioni non sono sempre uguali e il modo di vivere “la tendenza della moda“ appare diverso, ormai non si può più parlare di pubblicità per vendere un prodotto e ricavarne profitto. La pubblicità è stata sostituita  da meccanismi raffinatissimi  di “costruzione di opinione“, creazione del desiderio per l’omologazione al gruppo dei “pari”. C’è una fabbrica del “gusto” che determina le scelte individual-collettive che annulla le personalità favorendone l’apparire, il protagonismo fittizio, in quanto  costruito a priori, annullando il pensiero-critico e puntando tutto sul CORPO. C’è una parola d’ordine taciuta ma imperante IO SONO IL MIO CORPO . Componente che ha la sua rilevanza anche  in altre forme di usare- decorare- tatuare  trasformare la propria corporeità… Del resto le proposte sono numerose anche e soprattutto in internet. Del resto sono ormai risaputi  i diversi meccanismi, a cominciare dai media, finalizzati a creare opinione per dirigere i consumi, le scelte ludiche, di studio(?) di relazioni di aggregazione. Di costruzione di un corpo sociale. Tanto per mantenerne il controllo culturale ma in fin dei conti politico.

Rimanendo sull’ultimo grido della moda – ABITI SUCCINTI quali comportamenti?
Le ragazze italiane, forse, subiscono i sorrisini ammiccanti o giudicanti dei loro coetanei maschi… o degli adulti frustrati; i pantaloncini più o meno succinti sono diffusissimi e non credo abbiano contrasti in famiglia. Anche i gusti delle mamme, in proposito, sono omologati…

Altra situazione credo sia per le italiane- musulmane  per le quali il problema è più complesso.
Le più fragili, a volte, soccombono per non essere emarginate dalle coetanee italiane.
Mentono in casa. Cambiano abbagliamento in cantina o in casa delle amiche, a volte togliendo anche il velo che avevano indossato prima di uscire da casa. Rischiando così enormemente  le forti punizioni dei genitori e il giudizio negativo dei connazionali maschi.
Altre più mature, maggiormente acculturate  con studi universitari, nate in Italia da genitori di origine migrante,  non sono indifferenti, ma stanno affrontando la realtà con discussione all’interno di una organizzazione che hanno costituito: Giovani Musulmane Italiane .
Fanno riferimento  alla religione  con il loro desiderio di affermarsi ed essere riconosciute come nate in Italia, di genere femminile, di essere acculturate e di non volere eliminare le tradizioni del paese di provenienza dei genitori. In tutte la ricerca  di una linea esistenziale che non le omologhi alle native né le privi di parte della loro identità.
Comunque non è pensabile che si rimanga indifferenti alle tendenze della “moda”. Il cambiamento è nel divenire della storia. Si stanno verificando, ormai da tempo, ibridazioni tra stile di abbigliamento orientale-arabo e stile italiano. I sauditi stanno rimodernando  i loro vestiti accogliendo la “sapienza” di stilisti italiani mentre  scuole di moda araba stanno prosperando sia in Marocco che a Milano o Torino.

E  le ragazze pur mantenendo fede alle loro tradizioni anche in Italia, si stanno organizzando per esercitare le “pratiche di femminilità-bellezza”riservate alle donne arabe come trucco, profumi, decorazioni del corpo  hennè a caratteri floreali o tribali, sistemazione originale del velo con fiori e pizzi ….ispirandosi poi alle tendenze della moda occidentale senza rinnegare la loro tradizione.
Sono scappatoie verso una reale autonomia femminile che comunque non riguarda soltanto le ragazze e le donne musulmane. Il cammino è lungo ma è cominciato.

Ricordiamo  appena, quanto afferma la scrittrice araba Fariba Hachtroudi quando sostiene  che l’emancipazione femminile, nell’Islam,  riguarda soltanto la classe borghese, con attenzione ovviamente al censo. Chi non ha nulla o poco, ritrova nell’integralismo una identità e la forza per continuare a vivere. In tal modo si rafforzano maschilismo e patriarcato dunque l’autoritarismo dei maschi che rivendicano il controllo totale sulle donne… E’ accaduto in Iran, Libano, Siria, Tunisia, Turchia e sta accadendo in Europa.
Le famiglie di immigrati più poveri limitano sempre di più la libertà delle ragazze, si aggrappano ai valori della loro tradizione, per autodifesa. I figli maschi sono molto più rigidi e conservatori dei genitori, e per loro la donna è sempre “un essere inferiore”.
Un modo per rivendicare e affermare POTERE  in un paese che li  “accoglie “ lasciandoli ai margini.

 

Vox Zerocinquantuno, n 13 Agosto 2017


Lella Di Marco, Ass.ne Anassim donne native e migranti attiva a Bologna con il Centro Interculturale M.Zonarelli

(70)

Share

Lascia un commento