I segreti della pietra di Filippo Palmieri. Recensione di Riccardo Angiolini.

L’elemento fondamentale del romanzo dell’avvocato Filippo Palmieri è contenuto per intero nel titolo: il segreto. Questo libro, frutto di anni di meticolose ricerche dell’autore e di appassionati studi storici, ruota quasi per intero attorno ad un misterioso oggetto rettangolare, nucleo roccioso del racconto. Parliamo della Pietra di Bologna, in latino Lapis Bononiae, ossia una stele di roccia conservata nel museo civico medievale della città da cui prende il nome.

La storia di questa pietra, che ha affascinato e ispirato Palmieri per la stesura del libro, è confusa, non sempre lineare e avvolta da numerosi segreti, primo fra tutti l’iscrizione che porta incisa. Le parole latine scolpite sulla superficie della pietra, sebbene apparentemente prive di senso, hanno destato attenzioni e curiosità nei secoli proprio a causa della loro indecifrabilità. Dalle prime fonti che si hanno di tale reperto, risalenti a metà ‘500, fino ad oggi la funzione della Lapis Bononiae è ancora sconosciuta e solamente sfiorata da incerte e talvolta oscure teorie.

Il fascino inquietante e nascosto della pietra, sconosciuta a molti degli stessi cittadini bolognesi, non ha lasciato indifferente l’autore che, con una buona dose di fantasia e puntuali cenni storici, vi ha costruito sopra un romanzo pieno di altrettanta suspance e mistero. Il principale intrigo legato al manufatto è correlato con l’ordine di frati dei Cavalieri Gaudenti, realmente esistito a partire dal 1261. Tale organizzazione religiosa, simile ad altre del suo tempo ma più piccola e per questo più longeva, sembrava aver sviluppato particolari interessi nei riguardi della pietra. In questo fondo le radici storiche della Bologna medievale si intersecano all’esoterismo, ai riti cabalistici e all’antica tradizione alchemica, cui la ricerca della celebre pietra filosofale potrebbe rimandare proprio alla pietra felsinea.

Tuttavia, sebbene l’impianto storico del romanzo sia di notevole rilevanza e di spessore non trascurabile, le vere vicende del racconto si sviluppano in età moderna. Per la precisione l’autore ha deciso di coltivarle in due filoni separati, ambientati rispettivamente nel 1972 e nel 2000, mediante un espediente letterario comune a tanti gialli della letteratura. In questo modo i capitoli si susseguono e si alternano balzando da un tempo all’altro, mettendo in connessione eventi a distanza di trent’anni. Naturalmente il flusso di cause e di effetti si fermerà quando i due rami della storia finiranno per intersecarsi finendo per seguire un unico sentiero narrativo. Un costante mantenimento del livello di tensione rende la lettura fluida e in un certo senso frenetica. La naturale tendenza a “rincorrere” la trama di capitolo in capitolo non è però solo dovuta all’azzeccata scelta stilistica, ma al climax ascendente conferito al racconto dallo scrittore.

I personaggi che popolano la storia di Filippo Palmieri spaziano in un numero di diverse umanità contrapposte, allo stesso tempo simili e dissimili fra loro, unite e spaccate da valori, morali e secoli di Storia. L’intreccio narrativo porta il lettore a far la conoscenza di personalità storiche realmente esistite, puntualmente caratterizzate e descritte così come lo fanno le fonti a noi giunte, aggiustate e inserite nel racconto a piacimento dell’autore. Oltre a queste, sicuramente impattanti ma inevitabilmente più distanti dal nostro essere moderno, la fanno da padrone personaggi comuni, ricchi di sfaccettature che rispecchiano i dubbi, le necessità e i desideri più normali. Protagonisti centrali nel racconto sono niente di meno che un fittizio sindaco di Bologna, un potente di altri tempi con un’ambizione catastroficamente sfrenata e un carabiniere dall’animo ricolmo di giustizia e bontà. Un insieme eterogeneo dalle mille sfumature che, nonostante tutto, riesce ad amalgamarsi con sapienza e naturalezza.

Un accenno finale va fatto alla protagonista assoluta del romanzo, sempre presente e in movimento ma allo stesso tempo silenziosa, inamovibile e inflessibile: Bologna. Il pregio più grande del libro realizzato da Filippo Palmieri è proprio quello di rendere l’ambientazione così presente, partecipe e coinvolgente allo stesso modo delle azioni dei personaggi che in lei operano. La penna dello scrittore riesce a trascinare chi si cimenta nella lettura del racconto fra le strade, le piazze, le chiese, i canali e le fogne dell’urbe felsinea con uno sguardo di amorosa riverenza, forse un po’ campanilistica ma mai smielata. In fondo la città di Bologna, così colma di storie incredibili, segreti tramandati da sussurri e misteri mai svelati, si presta alla perfezione per un romanzo di questo tipo, arricchendolo e impreziosendolo in maniera concreta.

I segreti della pietra è, senza alcun dubbio, una lettura che merita d’essere gustata, lasciandosi cullare dalla sua peculiare atmosfera.

Vox Zerocinquantuno 30 dicembre 2019

Foto: pendragon.it

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