I tormenti di una legge. Il tortuoso percorso dell’approvazione del DDL Cirinnà di Jacopo Bombarda

Una più rapida approvazione dei disegni di legge è stato uno dei punti forti della propaganda a favore della riforma costituzionale. Tuttavia, esaminando l’iter legislativo che ha portato all’attuazione della legge sulle unioni civile, ci accorgeremo che i rallentamenti e le difficoltà non sono derivate dalla complessa struttura parlamentare ma da altri fattori totalmente estranei al tipo di forma costituzionale in atto.

Il Ministro per le riforme Maria Elena Boschi (foto da dagospia.com)
Il Ministro per le riforme Maria Elena Boschi (foto da dagospia.com)

Il Ministro delle Riforme Costituzionali e “madrina” del progetto di modifica costituzionale, Maria Elena Boschi, intervistata da Corrado Formigli nella trasmissione “Piazzapulita” il 3 novembre scorso, ha dichiarato, fra le altre cose, che se fosse stata già vigente la riforma da lei pensata e scritta, una legge come quella sulle unioni civili sarebbe stata approvata più rapidamente e con un testo più conforme ai voleri originari dei suoi estensori.
Occorre allora ripercorrere brevemente le tappe che hanno portato all’approvazione di questa legge.

Come noto, la stesura del DDL è stata affidata alla Senatrice del PD Monica Cirinnà, la quale ha predisposto un testo che cercava di tenere conto delle varie sensibilità nel suo partito.
Questo testo introduceva diritti importanti per le coppie dello stesso sesso: in tema di successioni, di reversibilità, di obbligo di fedeltà, ed in particolare la possibilità di adozione dei figli di un partner da parte dell’altro partner, aprendo la strada a una (pur temperata) bigenitorialità (è la cd. “stepchild adoption”).
Accanto alle perplessità di chi pretendeva più coraggio, e l’introduzione del matrimonio omosessuale ormai legge in molti Stati Europei, ben più forti e cariche di conseguenze si sono rivelate le critiche di quei parlamentari del PD di “area” cattolica, contrari in particolare alla stepchild adoption.
Un nutrito gruppo di Senatori del Partito Democratico ha iniziato così a rendere pubblica la propria posizione contraria al DDL nel caso non fosse stata eliminata la stepchild adoption (analoghe prese di posizione riguardavano anche la Camera) e allo stesso tempo Alessio De Giorgi, direttore di gay.it, pubblicava una serie di post con le foto dei senatori contrari: dopo varie smentite e precisazioni di alcuni dei chiamati in causa, un ultimo post del 15 gennaio 2016 fissava il numero dei senatori dissidenti a 21.
Ma anche le formazioni alleate del PD esprimevano immediatamente la loro contrarietà.

Viceversa, il gruppo parlamentare di opposizione più numeroso, il Movimento5Stelle, ha manifestato fin da subito la sua intenzione di votare a favore del DDL (in questo senso esplicativa l’intervista del Senatore Maurizio Buccarella del 19 gennaio 2016 sull’Espresso) e la linea non sarebbe cambiata neanche dopo che Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio, nella loro qualità di “garanti” del Movimento, lasciavano ai parlamentari “libertà di coscienza” sul tema della stepchild adoption con un post pubblicato sul sito del Movimento il 6 febbraio 2016.

(foto da Repubblica.it)
(foto da Repubblica.it)

Si rischiava perciò che la maggioranza di governo non fosse in grado con i suoi voti di far approvare il DDL di una Senatrice ad essa appartenente, senza il “soccorso” del principale gruppo di opposizione.
A seguito di una lunga verifica di maggioranza (ben ripercorsa in un articolo del Corriere della Sera del 24 febbraio 2016) si è deciso, come noto, lo stralcio dal DDL delle norme sulla stepchild adoption e sull’obbligo di fedeltà (articoli 3 e 5 del DDL).

Un emendamento a firma del parlamentare Andrea Marcucci che consentiva al testo riformulato di essere votato immediatamente al Senato “saltando” tutti gli emendamenti la cui discussione era già prevista e calendarizzata. Si tratta della ormai famosa tecnica del “canguro” già utilizzata alla Camera dalla Presidente Laura Boldrini e oggetto di aspre polemiche da parte delle opposizioni, in particolare del Movimento5Stelle.
Inoltre, sul testo finale era posta la questione di fiducia.
Giunti alla fine del tormentato percorso che ha condotto all’approvazione di questa Legge, appare chiaro che le lungaggini, gli stop, le retromarce, non sono state frutto delle mancanze del sistema parlamentare disegnato dalla “vecchia” Costituzione, ma piuttosto la diretta conseguenza delle divisioni profonde – e persino comprensibili, su un tema etico – nella maggioranza di governo su un punto centrale del DDL.
A ciò si aggiungano considerazioni di natura squisitamente tattica – esse pure prevedibili – circa l’effetto sull’opinione pubblica della rappresentazione plastica di un partito che, diviso al suo interno su un DDL importante, da lungo tempo atteso e preparato da una propria parlamentare, ne ottiene l’approvazione grazie al voto compatto del principale avversario politico.

Vista della facciata di Palazzo Montecitorio (foto Wikipedia)
Vista della facciata di Palazzo Montecitorio (foto Wikipedia)

Alla Camera, una maggioranza di 340 deputati non avrebbe messo al sicuro il passaggio di un testo tale da causare una frattura profonda all’interno del gruppo parlamentare: sarebbe bastata la contrarietà di poco più di venti parlamentari per mettere a repentaglio l’approvazione del DDL senza il soccorso di altre forze politiche (visto il clima, era più che probabile che i “dissidenti” fossero anche di più dei 21 al Senato).
Ammesso, ma non concesso, che “approvare una legge velocemente” rappresenti di per sé un pregio del sistema, ce n’è abbastanza dunque per concludere che non è certo l’una o l’altra architettura costituzionale e parlamentare a determinare la maggiore o minore velocità nell’approvazione di una legge.
Sono altri i fattori rilevanti nell’iter che conduce all’approvazione di un provvedimento legislativo quali per esempio la coerenza, da parte del parlamentare e dell’intero gruppo, rispetto agli impegni presi con gli elettori e la chiarezza degli impegni stessi.
Quando questi vengono a mancare, il risultato non può che essere un percorso tormentato come quello di approvazione della Legge Cirinnà, indipendentemente dall’età della Costituzione e dai suoi contenuti in materia di funzionamento del Parlamento.

Vox Zerocinquantuno n 5, Dicembre 2016

Sitografia di riferimento :

http://www.gay.it/attualita/news/il-punto-sui-31-senatori-malpancisti-del-pd-tra-smentite-e-conferme/2

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/01/18/news/unioni-civili-buccarella-m5s-e-a-favore-del-ddl-cirinna-e-non-faremo-scherzi-1.247099

http://www.beppegrillo.it/2016/02/si_alle_unioni_civili_liberta_di_coscienza_per_la_stepchildadoption.html

http://www.corriere.it/politica/16_febbraio_24/unioni-civili-si-riapre-battaglia-pd-ncd-vuole-stravincere-7ead5dac-dae9-11e5-956c-6f7e55711737.shtml?refresh_ce-cp


Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

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