Identità: grimaldello per la sopravvivenza, di Bahr Zimmermann Wolf.

Internet, App, popup, Talk Show, reti sociali sono gli elementi di questo cataclisma che, mano a mano e litigiosamente, si è abbattuto sul povero e sprovveduto genere umano. Un genere umano messo già a dura prova con la comparsa (1950-1980) del voluttuoso e promettente consumismo, del quale non fece nemmeno a tempo a conoscerne l’uso appropriato che già venne travolto dallo tsunami dei Talk Show (1996) e delle “reti sociali” (Twitter, Facebook e soci) (2004). Ed ora eccolo lì, ora, boccheggiante, tutto sfrigolante, davanti a ogni tipo di schermo da cui emana l’anatema: “vuoi tu (povero imbecille) usare gratuitamente il mio infinito dire? bene, allora ingoiati tutto quello che fuoriesce da me e, ovviamente, il doppio, il triplo della pubblicità; perché se no … se no … E la pubblicità, gonfia di quel beneplacito, si rivolge a questo genere con pari solerzia e sicura conoscenza del destinatario: “Credi tu (povero scemo) che il tuo spazzolino da denti vada bene; e invece no (stupidino) devi usare quello che dicono i dentisti …”, oppure (in coincidenza con il pranzo o con la cena): “hai paura di bagnarti con la tua piscia? ma no (stupidina) con il tampone XY la piscia non la senti neanche … e profuma anche”…, oppure ancora: corri a “likare” compleanni di chi nemmeno conosci, a dire tutto quello che ti viene in mente, dire è facile, (ascoltare e riflettere molto meno), livello dei contenuti? non importa, roba da intellettuali, i soliti “elittari”, inutili; quello che dici è fresco, spontaneo, e alla fine della giornata sarai soddisfatto/a di aver seguito l’istinto … e non dovrai star lì a pensare. Ecc.Ecc.Ecc.
Questo genere umano, si sa, è calibrato dalla natura a limitate attività della mente, a non sentire né vedere determinati fenomeni (gli ultrasuoni, gli infrarossi e gli ultravioletti) per garantirgli la sopravvivenza sulla terra; se no ne morirebbe. Si sa. Oggi invece, per volontà dei soliti noti, lo stesso genere è coinvolto nell’infinità di sollecitazioni accattivanti, continue e ludiche, dei telefonini e delle reti cosiddette sociali, di richiami e promesse pubblicitarie e politiche, di eventi martellanti, di radiazioni, radiazioni, di ogni genere e intensità. È frastornato e indotto a comportamenti ripetitivi, giorno e notte e a tutti gli angoli delle strade, immerso in rumori, immagini e parlottii sguaiati, travolto da eventi sociali e politici incomprensibili; spacciati per normali.
Qualunque valutazione, quindi, di mente sana e indipendente, deve suonate tutti gli allarmi per dire che l’uomo vive, oggi, in costante stato di sopraffazione di tutto quanto detto qui sopra moltiplicato per mille. Sopraffazioni di ogni genere, qualitativo e quantitativo. Sopraffazioni accattivanti, alettanti, promettenti, IRRINUNCIABILI.
Lo so le cose non stanno proprio così come qui detto; certo, stanno molto peggio. E forse, anche, in modo diverso. Certo. Resta il fatto che da un’epoca in cui, a fatica e dopo le immani tragedie di due guerre mondiali, s’erano messe insieme idee di livello esemplarmente costituzionali, s’erano conquistati diritti sociali su divorzi, aborti ecc., s’erano prospettati, sia pure solo prospettati, livelli di convivenza e di socialità apprezzabili, siamo piombati in tale situazione, per cui “generazioni intere di genitori si sono fatti sopraffare dai figli”, “comunità di gente di mezza età, hanno visto (o forse voluto) la trasformazione della psicologia del profondo in farmacologia”, altre generazioni di figli e giovani, abbandonate a se stesse , senza indicazioni di bussola, bersagliate da leccornie tecnologiche, maltrattate e mal pagate. Tali conseguenze, tutte negative, sono pregnanti e assolute e l’uomo non ha ormai più un solo attimo né uno spicchio di spazio, per respirare, stare con se stesso, permettere al proprio fisico di svolgere quelle funzioni attentamente misurate, di cui la sua natura l’ha accortamente fornito.
Tali conseguenze sono straripate, hanno rotto gli argini del buon senso e stanno prosciugando le ultime possibili speranze. Eppure sono molte le persone che hanno compreso che l’uomo è uomo, solo quando ha raggiunto un certo livello di emancipazione dalle sue origini animali; solo quando ha superato (melvillianamente) “l’irriducibile anomalia d’ogni stato di presenza nel mondo”. Ma ahinoi sono ancora pochi. Prevale il ritardo di quell’emancipazione. E qui esplodono le grandi verità a cui le menti sveglie sono giunte: “Tutto quello che c’è di buono nel mondo nasce sulla collaborazione”. “L’uomo non è malvagio o corrotto per natura, ma per pigrizia, ignoranza, timore di rivelare il proprio stato nel mondo”. Ora le menti sveglie sono molte ma perlopiù in disaccordo; da cui, la situazione di stallo. Ecco allora l’utilità di usare un grimaldello; un grimaldello escogitato, provato, da qualcuno di noi: L’Identità!
L’identificazione della propria Identità è compito difficile sul quale c’intratterremo, se mai, in altra occasione. Mi limito qui, per ora, ad elencare il perché dell’assioma Identità-grimaldello.
Già di per sé, il percorso per identificare la propria Identità implica la conoscenza delle proprie capacità e manchevolezze, e quindi una rottura del cerchio istintivo nel quale ci chiudono le abituali e quotidiane considerazioni su noi stessi.
La stessa conoscenza ci fa intuire e quindi comprendere l’identica e simmetrica situazione in tutti gli altri; da cui l’opportunità del “possibile e necessario allenamento” a riconoscere le Identità altrui; quando incontriamo l’altro/a, non importa se conosciuto/a o sconosciuto/a, constatiamo, forzatamente, anche se per approssimazione, la sua Identità; mentre, di norma, non conosciamo la nostra; ed è proprio per questo che proviamo tensioni, paure, voglia di sottrarci al confronto e, da qui, lo scacco alle relazioni.
Ecco allora, come sia facile comprendere che, una volta acquisita, su queste basi, su questi criteri, una sufficiente conoscenza della propria Identità, le relazioni diventino improvvisamente ricche, alettanti e soprattutto solide. E da qui, il passo per stabilire relazioni ad ampio spettro sociale, per quella collaborazione necessaria a creare “tutto quello di buono che c’è nel mondo”, sarebbe breve e facile.

Vox Zerocinquantuno n.33 Maggio 2019


 

Bahr Zimmermann Wolf, Business & Life Coach.

Foto: Arianna Editrice

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