Il Biografilm Festival secondo Andrea Romeo, di Alessandro Romano

<<Le biografie al di là di ogni epoca contengono degli aspetti comuni molto forti. Che tu sia un rivoluzionario o un borghese, un personaggio pubblico o un cittadino comune, le domande sono sempre le stesse: m’innamoro? Faccio dei figli? Come la mettiamo col fatto che i miei genitori muoiono? E soprattutto, prima o poi anch’io morirò e questo è un “gigantesco rimosso” (ride) con cui comunque devo fare i conti>>.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Andrea Romeo, Direttore Artistico e ideatore del Biografilm Festival, che in queste parole spiega l’importanza di proporre al pubblico un festival incentrato sui biopic, la rilevanza del raccontare il vissuto degli altri.

<<Volevo uscire dall’idea di un cinema di genere per entrare in quello che il biografico, nello specifico, può dare: la possibilità dell’empatia nei confronti dell’avventura di qualcun altro che ha vissuto la complessità del vivere.>>

L’idea nasce nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, in un periodo in cui il mondo si affacciava alla minaccia di un terzo conflitto mondiale. Emerge così in Romeo la necessità di trovare spunti e occasioni di riflessione che lo porteranno alla ricerca di storie biografiche in grado di dare un’ispirazione e far vedere come gli altri affrontano i problemi.

<<Mi sono messo alla ricerca di un festival che parlasse di biografie nel mondo e ho scoperto che non c’era…>>

Andrea Romeo (ph by Daniele Schiavina)

Andrea, dunque, dopo le esperienze in qualità di direttore artistico al Future Film Festival, di direttore operativo al Gender Bender – entrambi a Bologna – e al Telefilm Festival di Milano, decide di istituire il Biografilm Festival – International Celebration Of Lives.

Fin dalla prima edizione del 2005 il festival si svolge a Bologna. 
<<Sono felicissimo che sia nato qui perché Bologna ha sempre accolto con grande entusiasmo i nostri progetti. Nonostante le difficoltà iniziali, il rapporto col territorio è stato da subito molto caldo e affettuoso. 
Il pubblico di Bologna ha sempre percepito nel modo più generoso possibile il festival comprendendone anche la portata prospettica rispetto alla mera idea di un cinema biografico di genere. Il senso, la provocazione e la scommessa del festival sono stati “veramente” recepiti ed accolti.
 Bologna è la città perfetta per parlare di contemporaneo, per parlare di discipline artistiche ed ha anche – mi scuseranno le altre – la più bella cineteca al mondo. Tuttavia se dovessi trovare un difetto direi che questa città è un ottimo incubatore di progetti ma fatica a fare il passo successivo. La sfida più grande infatti è stata far crescere il festival oltre quella che è la dimensione classica di Bologna, andando oltre gli entusiasmi iniziali e facendo diventare il Biografilm Festival un’istituzione. Certe volte, questa città, si accontenta prima.>>

Chi conosce il festival, sa che si contraddistingue per una pluralità di eventi. Oltre alla rassegna cinematografica, infatti, trova spazio il Biografilm Park, “contenitore” della rassegna musicale e del “Food District” ed altre attività parallele che rendono la manifestazione un grande centro di convivialità e condivisione degli spazi.

Motta al Biografilm (ph di Gianluca Iarlori)

<<Alla sua nascita ho definito il Biografilm urbano, tematico e multidisciplinare. Ho sempre pensato che la multidisciplinarietà sia una chiave importante per una manifestazione che voglia intercettare un vasto pubblico e che quindi realizzare attorno al tema del biografico e della condivisione della “celebration” delle vite il “mangiare assieme”, l’“ascoltare musica assieme”, il passare del tempo insieme in un bel posto, fosse parte integrante del progetto.
 Fin dall’inizio, con un budget ridottissimo e con tre amici che presero le ferie per venirmi ad aiutare, il Biografilm Village offriva già questo senso di spazio condiviso all’aperto.>>

E giungiamo all’edizione appena conclusa. Chiediamo al direttore quali siano stati i punti di maggiore soddisfazione.
<<È stata un’edizione di passaggio. Ho fatto delle scelte controcorrente che sono state premiate. C’è stata una forte affermazione sia del gradimento che del numero degli spettatori. Biografilm ha cominciato a dire dei no impegnativi. Quando il mercato ha espresso opere importantissime come “Searching for Sugar Man”, “The Act of Killing”o “Citizenfour”, ce ne siamo occupati, sia come Festival che come distribuzione, ed ero completamente allineato con le scelte del mercato. Questa volta invece è andata diversamente. Ho trovato le offerte di quest’anno, in certi casi, non “eticamente sostenibili” come documentari: troppo voyeuristici o troppo “sensazionalistici” e che mi generavano degli scrupoli soprattutto rispetto alla “filmabilità” e alla riproducibilità della violenza, la quale, genera una curiosità che ritengo sbagliata e che – lo dico da giornalista – mi dà fastidio. 
Ho anche escluso copie commerciali di film importanti come quelli citati in precedenza, perché non mi interessano imitazioni di prototipi ma voglio delle storie originali, cerco film che parlino del nuovo>>.
 Una conferma che queste scelte siano state giuste è data ad esempio da “Oltremare”: <<Il film che ha vinto la sezione Italia era stato escluso da altri festival importanti e che stimo e, secondo me questo dimostra come Biografilm abbia una sua unicità e una sua ragione d’essere>>.

Soko, protagonista de “La danseuse”.

E a proposito di scelte, chiediamo perché “La Danseuse” (tradotto in italiano con il titolo “Io danzerò”) sia diventato il film “manifesto”, l’immagine di copertina di questa edizione.
<<È il film che mi ha ispirato al focus sulla danza di quest’anno. Perché in qualche modo, a tratti, è un documento, il recupero di una biografia dimenticata (quella di Loïe Fuller, pioniera della danza moderna), ed è anche la scoperta di due grandi talenti come la cantante ed attrice Soko e la regista Stéphanie Di Giusto, che arriva con un’opera prima davvero di qualità. 
Un film intelligente, una biografia non convenzionale, innovativa proprio dal punto di vista del genere biografico>>.

Il segreto del Biografilm, nelle parole del suo ideatore, sta nella <<nostra voglia di vivere le cose in prima persona>>. Si è passati dall’analisi storica – anche nei film – alla possibilità di vivere la storia in maniera diretta, da un punto di vista personale.
 E all’interno di questa narrazione troviamo due scuole di pensiero:
<<Tanto muoio e tanto sono innamorato, sono così concentrato sulla mia personalissima vicenda che non m’interessa l’epoca in cui vivo, oppure l’epoca in cui vivo è talmente importante, prende così tanto la mia attenzione, che non ho tempo per me e del fatto che morirò. Credo che in fondo sia proprio questo quello che il Biografilm voglia trasmettere: incoraggiare ognuno di noi mostrando che anche gli altri soffrono, facendoci sentire meno soli>>. Inoltre, le storie del Biografilm possono ispirarci quando proiettano sullo schermo le vite di chi riesce ad affrontare i problemi con coraggio e raggiungere i propri obiettivi con determinazione.

Infine, chiediamo al direttore qualche informazione sui progetti futuri. Ci rivela che dopo aver parlato due anni fa di Ambulante (importante festival messicano) e quest’anno di Telluride (paese di 2000 abitanti che per qualche giorno diventa epicentro del cinema mondiale), gli piacerebbe per l’anno prossimo <<raccontare un festival urbano e europeo>>.

Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017


#In copertina foto da Pagina Facebook Biografilm (ph. Gianluca Iarlori)

#Foto 1 nel testo da Pagina Facebook Biografilm

#Foto 2 nel testo da Pagina Facebook Biografilm

#Foto 3 nel testo da Leganerd.com


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

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