Il candidato, come ritrovarsi candidati in politica senza saperlo di Fabio Bersani

 

Un irriverente Robert Redford ed uno spietato Peter Boyle ci portano nel mondo della comunicazione politica, retroscena , programmi ed isterie che non arrivano sugli schermi ma si mettono in luce in stanze d’albergo e luoghi improvvisati. La politica che non siamo abituati a vedere ce la porta Michael Ritchie con il suo film, “Il candidato”.
Redford nei panni di un giovane idealista viene arruolato dal partito democratico per le elezioni al Senato americano. La pellicola traspone tutto il percorso che porta il neo-candidato dall’inizio alla fine delle elezioni, con un finale dall’esito sorprendente.

In questo film viene mostrata la macchina politica senza veli e in tutta la sua cruda realtà: dalla cura della postura del candidato, passando per i discorsi, per finire con montaggi video e trucco, il tutto per rendere l’immagine del politico più appetibile alla vista degli elettori.
Boyle interpreta il manager dello staff di Redford, veri e propri addetti della comunicazione che costruiscono sulla pelle di McKay (Redford) un’immagine diversa del McKay di tutti i giorni, un vero e proprio modello di politico vincente.
Il giovane candidato faticherà a tenersi stretto il suo idealismo e dovrà scegliere se cedere sul proprio credo e avvicinarsi alla vittoria o restare fermo sulle proprie idee e rimanere indietro rispetto al proprio avversario politico.
Una pellicola che ci fa capire quanto il fascino della politica sia difficile da rifiutare, un film che lascia un idea di morale diversa da quella a cui siamo abituati solitamente. Il limite tra fedeltà verso propri ideali e degradazione dei costumi risulta labile e di difficile interpretazione.
Correre in politica per perseguire degli obiettivi comuni è un nobile intento, ma “Il candidato” ci fa riflettere su quanto a volte sia la politica stessa a prendere qualcosa dalle persone, dai politici in particolare, piegandoli sotto il peso della sua forza.

Un film scoppiettante e divertente, su quello che si cela dietro la politica ma anche sulle scelte umane. La capacità umana di poter scegliere si scontra con una moralità di difficile interpretazione, scardinata dai soliti pregiudizi manicheisti di bene e male, possiamo immedesimarci nei panni del giovane candidato che si ritrova proiettato in un mondo di cui difficilmente poteva immaginarne la complessità e i retroscena che lo caratterizzano e che lo rendono così affascinante.
Un film che rappresenta una metafora della vita, dove non sempre il bene e il male vivono su orizzonti separati e che ci mette davanti a delle scelte di cui non esistono risposte valide a priori.

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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