Il cielo rubato – Dossier Renoir di Andrea Camilleri. Recensione di Elisa Benni.

Un notaio agrigentino alle soglie della pensione riceve una lusinghiera lettera in merito ad un libello da lui scritto e pubblicato in gioventù narrante un soggiorno a Capistrano del famoso pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir di cui lui era a conoscenza per racconti di sua nonna relativi a quando lei aveva 7 anni.

Ad una prima risposta del Notaio alla signora scrivente, tale Alma Corradi, per ringraziarla delle lodi ricevute e per spiegarle che le sue supposte competenze su Renoir non sono frutto né di studi approfonditi né di doti deduttive particolarmente sviluppate, segue uno scambio epistolare comunque incentrato su Renoir ma, pian piano e soprattutto a seguito dell’invio al Notaio di una foto da parte della Sig.ra Corradi, ben presto contenente anche un inizio di scaramucce amorose.

In una corrispondenza di cui il lettore ha a disposizione solo la parte scritta dal Notaio Michele Riotta e non le risposte della signora Alma Corradi si assiste ad una crescente fascinazione del Notaio per questa donna bellissima e di grande cultura.

La donna, esperta d’arte e collaboratrice di varie gallerie, è particolarmente interessata a scrivere un libro sul soggiorno di Renoir a Girgenti, soggiorno citato dal figlio del pittore, Jean Renoir, nella biografia sul padre ma non riportata in alcun altro documento e del quale non risultano prove. Appariva strano infatti la mancanza di opere di Renoir a Girgenti poiché il pittore era solito lasciare sul posto almeno alcune delle opere prodotte nel periodo di soggiorno nei luoghi che visitava. Per questo la signora Corradi chiede aiuto al Notaio che, partendo da vuoti e non detti nella corrispondenza fra lo stesso Renoir e Durand-Ruel, suo amico e finanziatore del viaggio in Italia, riesce a ricostruire una storia verosimile.

Il verosimile e il vero si mescolano a grandi pennellate in questo romanzo di “investigazione” i cui contorni rimangono sfumati (la figura sempre fumosa e impalpabile della signora Corradi, il cambiamento in atto nel prima morigerato, silenzioso e solitario Notaio Riotta e le tele dalle sfumature bianche e azzurre forse esistite forse no di Renoir).

Camilleri, da maestro qual è, riesce a orchestrare una indagine nel mondo dell’arte (come già aveva fatto con Caravaggio nel romanzo Il colore del sole) senza abbandonare le sue ambientazioni siciliane tanto care al suo cuore. Adeguando il suo stile alle esigenze del romanzo (dovendo inizialmente emulare lo scritto di un Notaio, per di più in forma epistolare) non rinuncia mai però ai suoi tratti distintivi: periodi semplici formati da un lessico ricco ma non pretenzioso, di sempre immediato impatto.

Vox Zerocinquantuno n.36 agosto 2019

Foto: vigata.org

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