Il Coaching per approfondire il dialogo genitori-figli e come tecnica per capire i giovani, di Bahr Zimmermann Wolf. Introduzione di Lella Di Marco

Il futuro ci appare nero?
“ Corrompere i giovani” per renderlo migliore
Riflessioni su “La vera vita” A. Badiou 2016 Ponte alle Grazie

Naturalmente, corrompere i giovani è una provocazione intellettuale di Alain Badiou uno dei maggiori filosofi viventi che nell’usarla si riferisce a Socrate quarto secolo a.c. Atene che affronta il problema dei giovani portandoli a conoscere la verità, lontani dalla corruzione politica esistente in Atene. E’stato condannato a morte con l’accusa di corrompere i giovani.
Si fa un gran parlare di giovani , il loro essere sdraiati-bamboccioni , deresponsabilizzati , privi di valori, nikilisti, assenti dalla vita sociale…
Le pseudo analisi si sprecano. Mentre i giovani vengono demonizzati o emarginati il giovanilismo diventa un valore, un bene di consumo, uno stile di vita da mercificare per il profitto. I giovani rimangono eterni e, senza la saggezza degli adulti che li contiene, li guida ad entrare nell’età adulta sono erranti nella società, incutendo paura. Risposte politiche? Una quantità di leggi repressive e provvedimenti polizieschi. Ma le contraddizione nel mondo dei giovani sono notevoli, essi stessi esaltati ed emarginati, mentre la vecchiaia è stata neutralizzata , appunto in quanto VECCHIAIA .
Esiste una fascia di giovani ribelli in ogni parte del mondo., sotto i trenta anni simili ai post sessantacinquenni , ai più coriacei che hanno superato le lotte degli anni 70 e non si rassegnano. Una alleanza, scavalcando la fascia di mezzo che detiene il potere è possibile per condurre ad una vita diversa LA VERA VITA, vissuta con gioia e consapevolezza , senza dover scegliere tra emarginazione e carrierismo. Oggi la giovinezza non è più incatenata alla tradizione. Ne ha la libertà e la possibilità. Occorre scoprire ciò di cui si è capaci per costruire la propria vita e non annientarla.

Occorre stare in ascolto. Parlare, comunicare , capirsi .Cosa che gli adulti ( genitori, insegnati … molto spesso non riescono o non sanno più a fare).
Noi in codesta sede possiamo indicare un metodo che apprezziamo , il resto sono scelte personali e politiche. Lella di Marco

Da annalisaricchetti.it/coaching/
Da annalisaricchetti.it/coaching/

“Il problema delle relazioni fra genitori e figli s’è ampliato e nello stesso tempo frantumato da quando i mezzi di comunicazione di massa hanno superato le dimensioni degli stessi spazi in cui l’uomo vive e lavora; ed ha assunto ritmi ossessivi e non di rado paranoici nella comunicazione di informazioni, immagini, concetti, mode e sport, di ogni genere e livello; la televisione, certa stampa, gli eventi pubblicitari attenti quasi esclusivamente a diffondere e inculcare informazioni e mode “omogenee” alla loro sopravvivenza ed ai loro profitti.
La conseguenza di questo è l’estensione totale di un mondo consumistico invasivo che s’è sovrapposto con forza e spesso con violenza, sopra il mondo originario e naturale nel quale vivono tutte le persone; nelle loro famiglie, con il loro lavoro, i loro traffici, i propri affetti e nelle loro proprie e uniche relazioni con le altre persone.

La conoscenza di questi fatti aiuta a ricordare che la vita delle persone, delle migliaia di persone, non è quella descritta dai mezzi di comunicazione di massa; e non lo è, con mille ragioni di più, quando si parla di genitori e di figli, ossia degli elementi primitivi e unici che stanno all’origine della vita, così come al proseguimento della stessa esistenza del genere umano. Le leggi della natura stanno sempre sopra ogni altra legge. Tradotto in parole povere, significa che fra i genitori ed i figli esistono modi di comunicare tra loro che, non solo prescindono dalle parole ma sono attivi anche quando sono lontani l’uno dall’altro; si tratta di percezioni, sensazioni, flussi sensoriali molto intensi, che vengono scambiati in modo del tutto inconscio ma, altrettanto inconsciamente, vissuto.
Questo ci porta direttamente all’uso del coaching come aiuto al superamento di probabili conflitti, o per stabilizzare situazioni di incertezza o di dubbio.
La base fondamentale del Coaching risiede nel modo con cui le persone dialogano fra loro. Questo dialogare si chiama comunicazione, che consiste, attenzione, per un 7% dalle parole che vengono scambiate, per un 43% dal tono e dal ritmo con cui queste parole vengono pronunciate e per un 50% dal “linguaggio de corpo”. Basta prestare anche solo un poco di attenzione e sarà facile costatare che la relazione fra le persone è una vera e propria esibizione nella quale entrano in gioco tutte le facoltà e le attitudini delle persone. Si comunica anche senza dire una sola parola. Questo è risaputo, ma non è considerato con il giusto peso; però sarà facile comprendere come si possa, lavorando su questi aspetti, migliorare o comunque modificare le relazioni fra le persone, in generale, e fra genitori e figli, in particolare; i risultati ottenuti lavorando, appunto, su questi aspetti sono molto concreti.

La linea del coaching continua, tenendo in conto il mondo esterno, con tutte le sue complessità e contraddizioni e i continui cambiamenti; ma soprattutto tenendo in conto i naturali meccanismi che regolano le decisioni dei genitori per avere figli, le relative aspettative e le capacità e/o i desideri di seguire e appartenere ad un determinato ambiente sociale.
Il primo passo, in ogni caso, è quello che genitori e figli non possono sottrarsi all’assunzione del proprio ruolo naturale, comune a tutti i primati, ed ereditario. L’errore più comune è quello di seguire le mode e le culture sempre mutevoli e sempre oggetto di speculazioni politiche e consumistiche. Un genitore non può essere amico, o compagno di giochi, o, meno che meno, confidente dei propri figli; egli o ella deve impersonare la sicurezza, colui o colei che ispira i valori e che pone i paletti che il figlio – questa è scienza antica oltre che sviluppata dai vari studi psicologici e psicoanalitici – possa poi trasgredire per poter crescere e diventare a sua volta uomo e padre; il concetto è espresso qui un po’ rozzamente, ma da l’idea della sua complessità e della sua importanza.

business.cudriec.com/group-coaching-team-
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Il coaching aiuta, quindi, a sviluppare e a impostare quei ruoli; e, quello che è poi decisivo, aiuta ad allenarsi, a giocarli quei ruoli, a imparare le parole più adatte, a formulare frasi “opportune”: p. es. non è lo stesso fare la domanda “quante volte te l’ho detto?” o, invece, “come puoi/possiamo uscire da questa situazione?”.
E, senza entrare, qui, nei dettagli di un percorso, o anche di semplici interventi di coaching, diremo che questa disciplina indica l’utilizzo delle parole e, come visto, delle frasi, e utilizza tecniche per l’apprendimento e per l’applicazione di atteggiamenti e comportamenti adatti alle diverse e mutevoli situazioni familiari, e di relazioni fra i diversi componenti della propria famiglia; e, ed è anche questo un suo punto forte, porta anche, così come indicato per i ruoli, ad esercitarsi praticamente per ognuna delle tecniche o degli atteggiamenti che si vorranno applicare.
Per tutto questo sarà necessario fare anche delle scelte, creare delle priorità, imparare i momenti in cui intervenire e di quelli nei quali occorra rimanere in silenzio; imparare l’identificazione del tipo di personalità basandosi sulle espressioni facciali, creare degli “ancoraggi” per le novità apprese, apprendere il vero significato, le distorsioni o i fraintendimenti di tutte le frasi che vengono pronunciate in determinate occasioni. Ed infine si apprenderà a creare nella propria famiglia, situazioni di rilassata, pacifica e confortevole convivenza.
Il Coaching è un disciplina di teorie molto vicine alla natura dell’uomo, e di corrispondenti ed efficaci applicazioni pratiche”.

Bologna, 27 novembre 2016

Vox Zerocinquantuno n 5 dicembre 2016


Bahr Zimmermann Wolf, Professional & Life Coach, presso coachingconsulting.eu

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