Il concetto di liberazione oggi, di Riccardo Angiolini

 

Oggi, come ogni 25 aprile, si festeggia la Liberazione. E non c’è alcuna scappatoia, alcuna via di fuga o deviazione per distogliere l’attenzione da ciò che realmente si celebra. Il 25 aprile del 1945 infatti, precisamente 75 anni fa, il processo di liberazione nazionale dell’Italia giungeva al suo apice. Quando i vertici del CLNAI dichiararono l’ultima insurrezione nei territori occupati, obbligando alla resa gli ultimi presidi nazifascisti stanziati nell’Italia settentrionale, si realizzò il termine ultimo di una lotta intestina e fratricida durata quasi due anni. Uno scontro fra forze diametralmente opposte che attraverso gli orrori della guerra civile produsse la definitiva liberazione della penisola italiana.

Il valore della Liberazione dunque è tutt’altro che simbolico. La ricorrenza che ogni anno si celebra in questa data così rappresentativa manifesta la propria concretezza in ognuna delle nostre vite. Ogni cittadino della Repubblica Italiana infatti, a prescindere da qualsiasi passione o pulsione personalistica, deve la propria libertà a ciò che accadde in quella lontana primavera del ’45. Democrazia, indipendenza, libertà giuridiche, politiche, civili e ogni tutela dei nostri diritti sono tutte condizioni che a noi paiono ormai scontate, ma si legano imprescindibilmente agli eventi che portarono al 25 Aprile. Festeggiare la Liberazione non significa dunque rispettare una mera convenzione sociale, bensì celebrare i nostri valori e le nostre opportunità, commemorando lo sforzo di tutti coloro che diedero la propria vita per una causa della libertà.

Risulta dunque difficile comprendere come, 75 anni dopo, alcune persone si rifiutino di celebrare propria questa festa. La Liberazione infatti è ancora argomento divisivo: una ricorrenza che è capace a distanza di molti anni di suscitare ancora molte critiche e svariati attacchi di parte. C’è ancora chi crede, infatti, che Liberazione sia sinonimo di comunismo, senza comprendere che destra e sinistra fanno entrambe e ugualmente parte di una più grande compagine: la democrazia. Limitarsi a considerare il 25 Aprile solo come una celebrazione di stampo socialista sarebbe (almeno in gran parte) errato, in quanto i valori da essa rappresentati sono gli stessi fondanti la nostra Costituzione, l’ordinamento in cui tutti noi ci riconosciamo e in cui siamo riconosciuti.

E’ necessario attualizzare il significato di questa festa. Al tempo, ad esempio, il fazzoletto rosso era la massima espressione di ripudio fascista, di ideali e volontà che contribuirono alla liberazione, ma ciò non significa che al giorno d’oggi esso debba conservare il medesimo significato. Le parti che si delinearono nel biennio di guerra civile e le azioni che caratterizzarono quel tragico periodo ebbero certo valenza politica, ma oggigiorno ne sono in parte spoglie. O per meglio dire, oggigiorno, dovrebbero “svestirsi” delle singole implicazioni politico-istituzionali per poterle ammirare nel loro più profondo significato. Ed è in funzione di questo “bagaglio” di significati che andrebbe vissuto e interpretato il 25 aprile perché, a differenza di quanti molti possono credere, la Liberazione non è un processo finito.

Si può affermare che “Liberazione”, intesa come fine del regime nazifascista, possa considerarsi un momento storico ben definito e terminato, da ricordare e celebrare. Questo non implica tuttavia che, in occasione del 25 aprile, non si debba rinnovare un voto costante alla libertà, non si debba rivalutare in chiave contemporanea cosa “Liberazione” potrebbe significare al giorno d’oggi. È questa evoluzione semantica della festa che, oltre al suo indiscusso valore storico, potrebbe finalmente unire l’Italia intera nel ventaglio di valori espressi dal 25 aprile.

Allora non esisterebbero più motivi per non gioire ogni anno delle celebrazioni per la Liberazione, per non esultare in ricordo di quella tappa storica che non solo permise alle generazioni precedenti di costruirsi un futuro, ma lo permette a noi ogni giorno. Perché il 25 aprile non solo ci ricorda le lotte passate, ma ci pone di fronte scogli che ancora non siamo riusciti a superare. E allora perché non cogliere lo spirito di quell’esempio per liberarci dai “regimi” che oggigiorno ingabbiano e sviliscono la nostra democrazia come la mala politica, la corruzione, la mala informazione, il populismo vuoto e senza fini, l’odio indiscriminato e l’ingiustizia sociale?  Proprio in occasione di questo 25 aprile 2020, nonostante la temporanea reclusione, dovremmo non solo celebrare l’evento che ci ha permesso di ritrovarci a questo punto, ma chiederci come continuare a realizzarlo giorno dopo giorno.

Vox Zerocinquantuno, 25 aprile 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

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