Il concetto di povertà: il caso di Bologna, di Chiara Di Tommaso e Gabriele Novi

Viviamo a Bologna da 18 anni e pensiamo di conoscere la nostra città. Ci muoviamo indipendenti, sempre per le stesse strade, fermandoci nelle stesse piazze e sedendoci negli stessi bar. A volte non ci rendiamo conto che ci mancano molti elementi di quella che è la realtà che ci circonda. Quest’anno ci è stata data l’opportunità di ampliare la nostra visuale e di approfondire un tema importante e complesso: la povertà a Bologna oggi. Abbiamo subito capito che non eravamo in grado di definire il concetto di “povertà”, chi fossero i poveri né tantomeno la diffusione di questo fenomeno. Così, inizialmente, ci siamo affidati in modo automatico a ricerche preconfezionate e ai dati trovati su internet, ma con scarsi risultati. Abbiamo pensato, quindi, di contattare direttamente alcuni degli enti che operano sul nostro territorio a favore dei più indigenti per capire meglio come lavorano e quali sono i loro obiettivi.

Per cominciare abbiamo partecipato alla mensa serale organizzata dalla Parrocchia della Sacra Famiglia in via Irma Bandiera. Distribuendo i pasti ai tavoli, circondati da una trentina di persone di diverse età e provenienza, abbiamo avuto l’occasione non solo di parlare con i volontari ed aiutarli, ma anche di confrontarci con alcuni degli ospiti: “ho lavorato molti anni come parrucchiere e truccatore nella moda per i teatri lirici -ci racconta Gianfranco – ma improvvisamente sono stato allontanato perché reputato troppo vecchio. Perdendo il lavoro ci si ritrova a essere un po’ spaesati e non più se stessi. Spero sempre che ci sia un piccolo rientro anche per quanto riguarda la salute”. Un altro ospite che ha voluto parlare con noi è Sergio: “Avevo un ristorante, mi sono rovinato io, se sono in queste condizioni è per colpa mia. Non mi sento diverso dagli altri, ognuno ha i propri problemi e tanti non ne vogliono parlare perché si vergognano mentre io starei anche ore a parlare con voi”. Abbiamo notato la grande accoglienza, disponibilità e affiatamento del gruppo di volontari quanto la riconoscenza espressa dagli ospiti per l’aiuto loro offerto e l’entusiasmo di vedere volti nuovi come i nostri.

Senzatetto sotto i portici di Bologna

La sera successiva alla nostra esperienza in mensa, ci siamo recati alla stazione di Bologna con un gruppo di volontari di diverse parrocchie e gruppi Scout. Là abbiamo aiutato a distribuire panini, dolci e bevande ad un gruppo di circa 80 persone, la maggior parte delle quali straniere. È stata l’esperienza che ci ha impressionato e coinvolto di più, vedere tutte queste persone che in modo disordinato si accalcavano per avere qualcosa in più, alcuni ringraziando con affetto e altri esigendo soltanto. C’erano persone di ogni età e ogni colore, ognuna con il suo modo di approcciarsi, chi raccontandosi chi chiudendosi, chi provocando e chi scherzando: “Cos’è che è alto quando è seduto e basso quando è in piedi?” Non siamo riusciti a indovinarlo. Girando lungo i binari per distribuire i panini rimasti abbiamo incontrato un signore gentilissimo che stava cucinando una zuppa marocchina su un fornello in mezzo ai calcinacci: purtroppo, non abbiamo potuto rifiutare di assaggiarla.

I tre principali protagonisti, di quello che ci siamo resi conto essere l’enorme lavoro che viene fatto per rispondere alle esigenze delle persone in difficoltà, sono il Comune, la Chiesa e le Associazioni. Queste tre parti lavorano in parallelo e con autonomia, anche se a volte si trovano, per forza di cose, a collaborare. I servizi offerti dal Comune sono infatti per definizione Servizi Pubblici, finanziati dallo Stato e da appositi fondi europei. Il Comune però ne è solo il titolare, infatti affida l’organizzazione all’ASP che a sua volta assegna, attraverso bandi di durata biennale, la gestione alle cooperative. I servizi sono molto numerosi e comprendono i dormitori ordinari, il Rostom (centro per bisogni urgenti ed indifferibili), il Servizio di Bassa Soglia per i non residenti, le Città Invisibili, rivolto ai Rom, ed il Piano Freddo, che adotta misure straordinarie durante l’inverno. La seconda realtà è quella della Caritas, pastorale per la carità della Diocesi di Bologna, che organizza servizi di distribuzione pasti, quali la mensa di Santa Caterina e altre sei minori, e uno di docce, dando la possibilità di lavarsi ed avere biancheria pulita. A tutto ciò si aggiunge il supporto economico, quando possibile, ponendo maggiore attenzione alle famiglie. Infine, ma non per importanza, ci sono le tantissime associazioni, attivissime sul nostro territorio, tra le quali vogliamo ricordare Sokos, presso la quale ci siamo recati. Si tratta di un’associazione di volontariato che dal 1994 offre gratuitamente assistenza sanitaria a tutti coloro che non hanno la possibilità di accedere alla sanità pubblica.

Grazie a questo progetto di ricerca abbiamo avuto l’opportunità di uscire dal nostro ambiente quotidiano e scolastico per entrare a contatto con una parte della nostra città che conoscevamo troppo poco. Quello della povertà è un tema complesso, pieno di tabù e pregiudizi, si tende a nascondere quello che non si vuole vedere, ovvero la gravità e la diffusione del fenomeno. Ancora adesso non riusciamo a definirne con precisione e sicurezza il concetto di povertà perché abbiamo capito che si tratta di una parola che ha molteplici e diverse sfaccettature. Non è solo questione di difficoltà economica, non riuscire a mantenersi, non avere i soldi per una casa o per mangiare, ma è anche solitudine, dipendenza, abbandono e violenza.

Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017


#In copertina foto da Dire.it

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