Il dolore…pubblico, di Chiara Di Tommaso

Chi lavora sotto i riflettori, quasi inevitabilmente si ritrova a vivere sotto i riflettori. Politici, star del cinema e della televisione, cantanti e sportivi spesso hanno una vita privata di dominio pubblico. Questo perché, da una parte, il pubblico è assetato di informazioni personali e dettagli quotidiani delle sue celebrità di riferimento. Dall’altra, ogni azione di quest’ultime può essere sfruttata per una maggiore visibilità e guadagno. Non è facile definire una linea precisa tra la realtà dei fatti e la fantasia dei narratori, e probabilmente lo è altrettanto per chi è il vero protagonista di una vita che viene così costantemente raccontata. Finché si parla di fidanzamenti, divorzi e vita mondana sulle riviste di pettegolezzi, potrebbe anche sembrare poco rilevante. Altra cosa è quando sono il dolore, il lutto, la malattia, ad essere condivisi con gli spettatori.

In questo agosto appena conclusosi, sono stati due i casi che su questo tema ci portano spunti per una riflessione. Il 13 dello scorso mese è morta Nadia Toffa, conduttrice televisiva che da più di un anno era malata di tumore al cervello. Il 26 è uscito dall’ospedale Siniša Mihajlović tecnico del Bologna, che poco più di un mese fa ha scoperto di avere la leucemia. Entrambi hanno, davanti a quello che è successo nelle loro vite, fatto una scelta simile. Nadia all’inizio del 2018 aveva raccontato in diretta durante una puntata de Le Iene, programma per cui lavorava, della malattia che da poco le era stata diagnosticata. Da allora ha sempre tenuto aggiornati i suoi numerosi fan sul suo stato di salute e più volte si è espressa sui social e in televisione ringraziando il sostegno ricevuto dal pubblico e lanciando messaggi di incoraggiamento per chi stava vivendo la sua stessa lotta. Siniša allo stesso modo ha annunciato la sua diagnosi durante una conferenza stampa lo scorso luglio, aggiungendo tutta la sua determinazione nel voler affrontare questa sfida. Inutile dire quanto queste dichiarazioni abbiano avuto una risonanza nazionale. Per l’allenatore ed ex calciatore di origine serba si è commosso e mobilitato tutto il mondo del calcio, con continui tweet e post di solidarietà e auguri di guarigione. Così come, avuta la notizia della morte della conduttrice, i social network si sono intasati di condoglianze, saluti, foto e parole d’affetto, per non parlare della partecipazione di massa ai suoi funerali. Allo stesso tempo però si è anche riaperto l’eterno dibattito morale che sorge in queste situazioni: si tratta di vero coraggio o solo di manie di protagonismo e spettacolo? Le polemiche e gli insulti si sono mischiate alle frasi di conforto per queste due persone, ingigantendo e confondendo ancor di più la questione.

Detto che in questi casi sarebbe meglio sospendere il giudizio, per una volta, è molto difficile dire se ci sia una scelta giusta e una sbagliata. Il dolore, la malattia, la paura della morte sono sentimenti così personali, profondi ed intimi che ognuno dovrebbe avere il diritto di viverli come vuole. Non esiste nessuna regola che stabilisca che sia meglio affrontarli da soli, piuttosto che con pochi, piuttosto che con il mondo intero. Bisogna anche riconoscere però l’effetto che una totale condivisione di queste esperienze può avere su chi l’ascolta e soprattutto su chi la sta vivendo. Probabilmente gli unici che hanno il diritto di esprimere un’opinione a proposito sono proprio coloro che vivono sulla loro pelle quel dolore, quella malattia, quella paura e che contemporaneamente ne sentono parlare alla televisione. Bisogna chiedersi se tutte queste parole di conforto da un lato e di coraggio dall’altro, li facciano sentire meglio, o invece ancora più soli. Un altro aspetto da considerare è l’impatto che questi episodi hanno nell’immaginario collettivo della malattia. Al pari degli innumerevoli film e serie televisive che raccontano le vite di persone affette dal cancro, anche le storie e le testimonianze di questi personaggi famosi rischiano, attraverso la narrazione dei media e dei social, di trasfigurare la realtà e di offrire al pubblico un quadro generale più edulcorato e poco verosimile. Ad ogni modo, per quanto si possa non condividere questo approccio inclusivo alla propria malattia, non si possono tollerare gli insulti e le pesanti polemiche che molti utenti hanno portato avanti. Una battaglia così difficile, come lo è quella contro i tumori, che necessita di uno sforzo fisico e psicologico costante e profondo, non dovrebbe poter essere giudicata. Ed in fondo, è comprensibile che anche le celebrità, da sotto i loro riflettori, per non crollare sotto questo peso, sentino l’umano bisogno di condividerlo con le migliaia di persone che hanno davanti.

Vox Zerocinquantuno n.37 Settembre 2019

Foto:unionesarda.it

 

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