Il faro dell’umanità, Jaques Le Goff e la storia, a cura di Beatrice Borghi, di Maria Laura Giolivo

Titolo: Il faro dell’umanità, Jaques Le Goff e la storia
Autore: a cura di Beatrice Borghi
Editore: Patron Editore
Anno: 2016
Genere: Saggio

Questo volume vuole essere un tributo al più grande storico del Medioevo nonché un uomo che ha cambiato radicalmente il modo di concepire e fare storia. L’attività di Le Goff, infatti, è volta a coniugare tutto ciò che è ricerca storica e comunicazione in una prospettiva proiettata allo studio della storia in funzione di una più consapevole comprensione del presente. Egli soleva sempre sottolineare come il compito dello storico non fosse solo quello di ricercare ma soprattutto quello di servire il popolo trasmettendo e mettendo la propria conoscenza al servizio della società.
Lo storico deve sentirsi parte di una comunità, non deve rimanere chiuso fra le mura accademiche ma deve essere un membro attivo della società.
Le Goff era un europeista, si sentiva europeo ed è stato anche molto attivo politicamente. L’Europa ha avuto un ruolo molto importante nei suoi studi e l’attualità del messaggio legoffiano è indiscutibile proprio adesso che riscontriamo le enormi difficoltà dell’unificazione dell’Europa. Egli era pienamente consapevole di cosa significasse essere europei anche quando l’idea di Europa non era neanche ancora coltivata. Il suo concetto di Europa era quello di una comunità fatta di tante identità diverse ma convergenti ed è uno dei temi centrali della sua ricerca.
E’ sempre stato orgoglioso delle proprie origini, per metà provenzali e per metà bretoni, ed era convinto che la mescolanza etnica, che oggi si impone come dato di fatto, fosse un qualcosa di positivo.
L’afflato cosmopolita, che Le Goff acquisisce nei suoi numerosissimi viaggi e dalle proprie vicende familiari, fa si che egli arrivi ad assumere anche posizioni molto scomode in ambito politico: durante la seconda guerra mondiale, ad esempio, entra a far parte della lega contro l’antisemitismo e il razzismo.
Secondo lui, l’idea di Europa ha origini molto lontane e si consolida lungo un processo che culmina nel Rinascimento italiano quando papa Pio II pubblica il De Europa codificando per la prima volta l’idea di una comunità europea. Ma già in tempi remoti, con la spaccatura in due dell’Impero Romano, in occidente, si pongono le basi per quella mescolanza di popoli che già indica la presenza di caratteri multietnici.
Altro momento fondamentale nella formazione dell’idea di Europa è l’incontro con il mondo musulmano. Questo incontro, senza dubbio di contrasto, ha creato uno scambio che ha posto le basi per la nascita di un’ identità europea che accomunava tutti coloro che non facessero parte del mondo musulmano. Anche le spedizioni in Terra Santa ebbero il merito di far si che uomini provenienti da diverse regioni geografiche iniziassero a sentirsi parte di un contesto più grande indipendentemente dal luogo di provenienza.
In questo quadro, fondamentale è stato il monachesimo che ha creato una rete di rapporti culturali che superava ampiamente i confini politici che si stavano delineando.
E’ poi il turno delle città, propulsore di contatti e di civiltà che, con le sue università e i suoi scambi commerciali, promuove lo sviluppo di una cultura collettiva ma allo stesso tempo distinta.
Le Goff costantemente ci ricorda come sia importante però ricordare anche gli orrori europei quali, ad esempio, l’olocausto o le purghe sovietiche, per avere ben chiaro ciò che distruttivo l’Europa ha portato con se e costruire una reale coesione.

Questo è indubbiamente il tema più interessante analizzato nel testo perché meglio di tutti ci mostra un Le Goff assolutamente coerente con il suo modo di intendere la storia ovvero come una disciplina totalmente al servizio della società.

Le Goff amava moltissimo affrontare ogni tema studiandolo non solo da un punto di vista prettamente storico, ma avvalendosi anche dell’ausilio di altri specialisti, in particolar modo prediligeva l’approccio antropologico, metodo che il libro si promette di mantenere analizzando il pensiero legoffiano non solo attraverso la concretezza del tempo e delle spazio medievale, ad esempio attraverso l’analisi della città, ma anche attraverso tutto ciò che fa parte dell’immaginario e della creatività del tempo come ad esempio il concetto di meraviglioso.
Se si vuole dare una struttura al volume, quindi, possiamo dire che “l’universo medievale” di Jaques Le Goff viene rappresentato globalmente sia nel tempo e nello spazio che nel suo immaginario collettivo.
Il libro è composto di diversi capitoli, ognuno dei quali affronta un tema a cui lo studioso ha dedicato anni di studio e può essere definito un libro legoffiano perché non vuole limitarsi a delineare quelle che sono le conclusioni cui Le Goff è giunto dopo anni di ricerca bensì ogni autore, con la propria specificità, ha voluto reinterpretare il pensiero dello storico.

Concludendo, questo libro vuole essere un tributo di profonda gratitudine ad uno studioso che, per primo, ha posto in evidenza aspetti del Medioevo che nessuno prima aveva studiato ed analizzato così approfonditamente. Ma il merito più grande di Le Goff è stato, senza dubbio, quello di averci fatto comprendere come tutti noi siamo l’espressione attuale di chi ci ha preceduto e che la nostra cultura ne è la manifestazione, permettendoci, così, di guardare al futuro con la consapevolezza che solo conoscendo da dove arriviamo possiamo costruire una cultura europea fatta di scambio e arricchimento.

Vox Zerocinquantuno n 4 Novembre 2016

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