Il femminicidio. Un nuovo reato nell’era moderna, di Marco Giordano – Recensione di Rosalinda Bruno

Il termine femminicidio, nella sua accezione contemporanea, è un neologismo che identifica i casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere. Esso costituisce dunque un sottoinsieme della totalità dei casi di omicidio aventi un individuo di sesso femminile come vittima. Un aspetto spesso comune a tale tipologia di crimini è la sua maturazione in ambito familiare o all’interno di relazioni sentimentali più o meno stabili. Il significato di tale neologismo è definito come: “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Wikipedia

marco giordano femminicidio copertinaLa questione della violenza sia fisica che sessuale sulle donne è di strettissima attualità. La cronaca riporta quotidianamente episodi che hanno per oggetto violenze e delitti le cui vittime sono donne: ferite, violentate o uccise. La maggior parte di questi crimini avvengono per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, persone conosciute dalle loro vittime, che, per il legame familiare e sentimentale che hanno con esse, dovrebbero amarle e proteggerle. Le donne, infatti, vedono violate la propria libertà, dignità ed uguaglianza e molto spesso per paura non denunciano i loro aguzzini, dato il legame intrafamiliare tra autore e vittima appunto, facendo sì che questi episodi rimangano isolati entro le mura domestiche, accrescendo dunque, anche, il “numero oscuro” di casi che si verificano realmente.

Purtroppo, le donne spesso fanno confusione fra amore e violenza rifiutandosi di denunciare per non scombussolare gli equilibri della famiglia: sono infatti pochissime le donne che trovano la forza di “ribellarsi” e denunciare, circa il 5%; le altre hanno paura, vergogna e non capendo la gravità del problema preferiscono tacere. I dati ci confermano che è proprio l’ambiente domestico il luogo dove la donna rischia maggiormente la vita, ed è il rapporto più intimo come quello di coppia che può esserle fatale (31%). In Italia sono quasi 7 milioni le donne che tra i 16 e i 70 anni hanno subito nel corso della loro vita una forma di violenza, che sia fisica o sessuale, dentro e/o fuori dalla famiglia.

I numeri dovrebbero farci riflettere e forse dovremmo capire che il femminicidio non è un’emergenza occasionale né tantomeno un fatto privato, ma una vera e propria tragedia sociale cronica ormai strutturale del nostro Paese. Fortunatamente nel corso degli anni le normative e le leggi che regolano e puniscono questi reati sembra abbiano fatto passi avanti, sia nell’individuazione stessa del fenomeno (tramite taluni particolari accorgimenti) sia nella proporzionalità delle pene rispetto ai crimini commessi.

faenzawebtv.it

Parlando con l’autore ho avuto modo di fare chiarezza rispetto alle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere di un tema così caldo e delicato; spesso ci troviamo a leggere dei report, saggi o romanzi rispetto a problematiche di questo tipo, che riguardano appunto le donne, scritti proprio per mano di queste stesse, che possono essere soggetti-oggetti dei racconti. La mia curiosità dunque era quella di cercare di capire i motivi che stanno alla base di questa pubblicazione e al contempo capire quanto il vissuto personale dell’autore si intrecci, o si sia intrecciato con queste problematiche di violenza di genere (viste anche le pubblicazioni precedenti riguardanti lo stalking). Sicuramente la sensibilità del Nostro nasce dalle sue esperienze personali: traspare infatti dalle sue parole il voler informare e parlare di questa piaga dopo aver vissuto, seppur indirettamente, le pene che queste violenze possono causare: “sono cresciuto senza figura maschile solo con donne, mamma e nonna, ho visto come erano trattate dal mondo maschile… commenti e azioni pesanti sulla mia povera mamma perché una delle prime separate in Italia; infatti ho dedicato il libro alle donne.”

In ricordo delle sofferenze vissute in silenzio da tutte le donne e in memoria di mamma A. e nonna M. che mi hanno trasmesso la capacità di interpretare e <<vivere>> le pene del genere femminile nella ricerca di una soluzione e di una campagna di sensibilizzazione dell'<<amore malato>>”

Vox Zerocinquantuno n.10, maggio 2017


Rosalinda Bruno, laureata in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna, è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

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