Il gioco d’azzardo: l’oro d’Italia, di Giacomo Bianco

 

Dalla Bologna di fine Ottocento all’Italia dei giorni nostri, il gioco d’azzardo si propaga a macchia d’olio e cresce di anno in anno il suo impatto economico nelle casse dello Stato.

[…] “Il fatto è però questo che è una immoralità da tutti condannata quel luogo adatto esclusivamente pel gioco aperto a tutti, e specialmente pei studenti che invece di studiare vanno a consumare quattrini”1[…]

[…] “Ill.mo sig. Questore di Bologna[…]nei locali posti tra via Orefici e via Rizzoli prospera in modo scandaloso una bisca condotta da certi Chaperon e Ferrari, nella quale convengono le più losche figure del farabuttismo da panno verde che s’impinguano e godono la vita a danno della rovina di capi e figli di famiglia”.2

Da numerose denunce come queste, recapitate alla Questura di Bologna alla fine dell’Ottocento, si evince come fosse diffuso il gioco d’azzardo nel capoluogo emiliano. Questo si espanse sempre di più- dimostrato dallo studio di Giovannucci,“La città e l’azzardo”- in bische e club, soprattutto nel centro della città. Dalla mappatura3 sulla dislocazione dei luoghi del gioco, infatti, si nota un’alta concentrazione nella zona attorno via Castiglione, in pieno centro storico, a due passi da Piazza Maggiore. Se ogni zona della città aveva il proprio club di riferimento o al massimo un paio di bische, era proprio qui, nelle adiacenze di questa via, che esisteva un vero e proprio “distretto dell’azzardo”. Risulta ancora oscuro il motivo di questa concentrazione anomala in una zona che, proprio in quegli anni, fu oggetto di una rivalutazione urbanistica, con costruzione di splendidi palazzi e il conseguente insediamento di una cittadinanza di medio alto ceto.

Dal 1879 al 1902 si rilevarono circa una trentina tra bische e club, che praticavano attività legate all’azzardo. Dal “Giuoco d’azzardo” in via San Vitale nel 1879, alla “Bisca in via Castiglione” nel 1902, molti furono i locali perquisiti e tenuti sotto sorveglianza, ma una sorveglianza debole che il più delle volte risultò inefficace. Quindi in una Bologna che si stava preparando al progresso architettonico ed urbanistico, si insediava capillarmente, e in bella vista questo fenomeno. I cittadini se ne lamentavano, considerandolo una piaga sociale colpevole del regresso dell’uomo. L’ordine costituito, invece, cercava solo moderatamente di limitare la sua diffusione, senza una robusta forza di repressione: insomma sotto le due torri, alla fine del XIX secolo, già si gettavano le basi verso la tolleranza dell’azzardo.

Tuttavia fin dal medioevo e, soprattutto nella storia moderna, l’Italia fu la nazione europea con maggiore vocazione al gioco d’azzardo. Si stima che solo a Napoli tra il XVII e il XVIII secolo furono state vendute 100 mila mazzi di carte da gioco, diventati poi, a metà del 1700, quasi 300 mila. Non sarà un caso che proprio qui, nacquero numerosi giochi trasmessi poi al resto d’Europa e del mondo: tombole, lotterie e giochi di carte come il biribissino, il tarocchino e molti altri.

In particolar modo il XVIII secolo fu il secolo delle lotterie. Questo tipo di azzardo è forse più pericoloso di altri giochi poiché, ad esempio il lotto, ha forza catalizzatrice ed agglomera la massa, forma una Koinè culturale, fa crollare il concetto di casualità del gioco. Da una ricerca di Paolo Macry4, basata sulle giocate del lotto a Napoli nel ‘700, si è constatato appunto, che le puntate sono spesso sugli stessi numeri e ciò dimostra che non sono affatto casuali ma organizzate tramite pratiche collettive a cui partecipe gran parte del tessuto sociale: frati, indovini…Una vera e propria comunità di giocatori con il proprio libro sacro che ne detta le regole: la smorfia napoletana.

Dunque mentre a Napoli le lotterie e i mastri cartai facevano affari d’oro, e a Bologna il gioco d’azzardo si diffondeva in maniera capillare proprio al centro della città, nei palazzi della politica il ministro delle finanze Sella rifletteva sulla grande incidenza dei proventi del gioco nelle casse dello Stato. A dimostrazione della sua grande diffusione, nel 1880 il ministro scrisse all’Onorevole Luttazzi informandolo5 su come le entrate derivanti dal gioco del lotto, per il 1878, ammontassero a 212 milioni, e che circa 4 miliardi di cittadini alla settimana giocasse a questa lotteria. La missiva si concluse con una giustificata preoccupazione: queste cifre potrebbero rappresentare per il governo una “nota d’infamia” agli occhi degli altri Paesi.

Le discussioni che vennero fuori dai dibattiti su questo punto furono contraddittori, come contraddittoria è la natura stessa del gioco. Infatti se da un lato il Regno d’Italia condannava moralmente il lotto, come tutte le altre lotterie, dall’altro lato non poteva farne a meno a causa del suo impatto economico.

L’onorevole Sella subì una feroce critica anche dalla stampa, in particolare in un articolo6 pubblicato su La Stampa il 3 luglio del 1871, un anonimo giornalista scrisse che “il governo userebbe il gioco come una nuova tassa senza mal disporre il cittadino, ma anzi blandendolo con la speranza di una grossa vincita”. E infine che, “essendo grande fonte di guadagno, si rimanda quasi sempre l’abolizione del lotto e lotterie a tempi migliori che non giungono mai”.

Più che mai lungimirante il giornalista de la Stampa visto che, ancora oggi, nelle casse dello Stato continuano ad entrare miliardi di euro dal gioco d’azzardo.

I suoi odierni colleghi, infatti, a distanza di un secolo, riflettono ancora sullo stesso argomento. Un famoso articolo7 de La Repubblica dello scorso Marzo, con l’aiuto di stime eseguite dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato e da Euromat, mostra dati sconcertanti. Il ricavo del Paese dalle slot machine ammonterebbe a circa 5 miliardi di euro l’anno ma la cosa che più colpisce è che, grazie a questi incassi, l’Italia avrebbe evitato una procedura per deficit eccessivo, trasformando quindi i gestori del gioco in eroi della crisi finanziaria. Come sono lontani i tempi in cui tali individui erano considerati alla stregua di appestati e accusati di rovinare la società rallentando il progresso umano.

Non dovrebbe stupire quindi sapere che l’Italia è il Paese che, con più di 400 mila di vario tipo, detiene il primato assoluto della più alta densità di slot: negli Stati Uniti ci sono solo la metà delle slot presenti nel nostro Paese, in Italia c’è una slot ogni 143 abitanti mentre per esempio in Germania una ogni 262, e negli Usa una ogni 372.

Triste primato a cui avremo voluto rinunciare volentieri. Ma non di certo il ministro dell’economia e delle finanze della Repubblica Italiana. Pier Paolo Padoan, a differenza del suo collega onorevole di 130 anni fa, non sembra preoccupato da questi dati e dalla “nota d’infamia”che ne deriva ai danni dell’Italia.

Dal rapporto di sostenibilità 2014 di Sisal, l’azienda che opera nel settore del gioco come concessionario dello Stato, si legge che 8nel 2014 il gruppo ha raccolto13,9 miliardi di euro (+4,7%) registrando una crescita nella raccolta del comparto servizi (circa 6,8 miliardi) mentre la raccolta del comparto giochi è rimasta in linea con l’anno scorso: circa 7 miliardi. Le entrate erariali provenienti dai giochi, si sono attestate a circa 7,9 miliardi di euro: di queste quasi 1 miliardo da giochi sisal e di questi 0,5 miliardi derivano dai prodotti relativi alla famiglia GNTN (super enalotto, win for life, si vince tutto, eurojackop, vinci casa) che sono i più remunerativi dal punto di vista dei ritorni erariali.

Ormai non si discute più circa l’eliminazione dell’azzardo, o la sua limitazione, e la motivazione è ben visibile sia dai dati Euromat e dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli dello Stato che da quelli Sisal. Difficilmente lo Stato potrebbe rinunciare agli immensi introiti ricavati dai giochi, soprattutto in questo periodo di crisi economica, che sembra non finire mai.

Paradossalmente propria questa crisi ha favorito l’impennata del gioco: un po’ per ritrovare il vecchio e più alto tenore di vita di un tempo, un po’ per arrivare con più serenità alla fine del mese, l’italiano tenta la fortuna blandito dalla speranza di una vincita che risollevi le sue finanze. “9Nei periodi di recessione economica assistiamo ad un aumento del gioco d’azzardo. Molti slogan sottolineano come con pochi euro sia possibile dare finalmente una svolta alla propria vita: la maggioranza degli italiani gioca per vincere denaro e quindi chi ha meno è maggiormente esposto a questo tipo di sollecitazione.”[…]. Le parole del presidente del CoNaGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo) Matteo Iori, in un’intervista a “bandiera gialla.it”, confermano proprio questa singolare tendenza.

Purtroppo la ludopatia, penosa conseguenza del triste primato, è diventata negli ultimi tempi, una grave piaga sociale che comprende tutti gli strati della società. Come nella Bologna dell’Ottocento, dove i club e le bische ospitavano una popolazione di giocatori molto variegata- 10artigiani, insegnanti, studenti, militari, contabili, camerieri, musicanti, impiegati, negozianti…- anche adesso in città, le nuove sale da gioco vengono frequentati da tutte le fasce di età e di ceto.

Inoltre si stanno diffondendo in maniera massiccia i nuovi giochi virtuali, che, purtroppo, attirano per la quasi totalità un pubblico prettamente adolescente. Si tratta di partite e corse finte (appunto virtuali) sulle quali è possibile puntare, trasmesse per tutto il giorno, sugli schermi di tutte le agenzie scommesse e ormai anche in molte tabaccherie di Bologna e delle città di tutto il Paese.

Se a livello statale non esiste nessun piano per contrastare questo fenomeno, le regioni e i comuni, invece, anche per placare l’ira della cittadinanza, stanno provando a mettere un freno alla costante propagazione del gioco, tramite decreti che limitano l’accesso a sale e agenzie negli orari più sensibili, e divieti di apertura nelle vicinanze di una chiesa o di una scuola.

A Castel Maggiore per esempio, alle porte di Bologna, il sindaco ha firmato lo scorso novembre, un’ordinanza11 che limita il funzionamento delle slot e delle video lottery, prevedendo lo spegnimento degli apparecchi nelle fasce orarie dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00. Periodi della giornata definiti più a rischio, cioè che collimano con il suono della campanella delle scuole o con la chiusura di fabbriche e aziende. Inoltre, il prode comune, offre la riduzione del 30% della TARI ai proprietari di locali o bar, che dichiarino di aver disinstallato qualsiasi apparecchio adibito al gioco d’azzardo, e anche l’assegnazione del marchio regionale Slot frE-r della campagna di sensibilizzazione contro la diffusione del gioco.

L’Emilia Romagna è una delle regioni d’ Italia più attente al trattamento di questo tipo di dipendenza. L’associazione Giovanni Paolo XXIII ne è un fulgido esempio, la prima ad aprire una comunità per giocatori d’azzardo patologici. Situata appositamente nella zona industriale di Reggio Emilia- per sfuggire, come descrive il sito web del centro12, dai luccichii delle slot machine, e dai cartelloni pubblicitari, ritrovando il contatto con se stessi- presenta, per i suoi ospiti, un programma da caserma che testimonia appunto la gravità e la serietà con cui si occupa di questa dipendenza.

La città, così come la provincia e la regione, sono impegnate in prima linea contro questa grave piaga sociale, non sempre però, o quasi mai, spalleggiate dallo Stato; un appoggio che, per tutta la serie di motivi elencati sopra, sarà difficile da ottenere anche nel futuro più prossimo.

Se la cultura è gioco, come afferma Huizinga ne “Homo ludens”, e se dunque Umberto Eco sostiene che 12l’esecuzione ludica dei giochi riconosciuti come tali, dalla corsa alle carte, dai dati all’enigmistica, costituisce il momento metalinguistico in cui la cultura parla le proprie regole”… allora Sisal e lo Stato Italiano ci propongono una cultura assai misera.

Vox Zerocinquantuno, n. 1, Aprile 2016

Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

1 ASB, Questura Atti Generali, Reati Diversi, 1f, Caffè delle Scienze. Lettera anonima.

2 ASB, Questura Atti Generali, Reati Diversi, 1f, Bisca in via Rizzoli. Lettera anonima.

3 Andrea Giovannucci, La città e l’azzardo. Bononia University Press, Gorgonzola (MI) 2014- Pag.76

4 Paolo Macry, Giocare la vita:la storia del lotto a Napoli tra Settecento e Ottocento, Roma 1997- pag.60

5 Quintino Sella, Sulle Casse popolari di Risparmio, Lettera all’On. Deputato Luttazzi, “Nuova Antologia” 1 Agosto 1880 pag.546

6 La Stampa, 3 luglio 1871, articolo non firmato

7 La Repubblica, 4 Marzo 2015, di Federico Fubini e Andrea Greco

8 Www.sisal.it/ rapporto di sostenibilità 2014

9 Www.bandieragialla.it

10 Giovannucci, 2014- pag.62

11Www.jamma.it, 24 novembre 2015

12 Www.libera-mente.org

13 J. Huizinga, Homo ludens, Torino 1973- Introduzione Uberto Eco, pag.XXXIV

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