Il lato fresco del cuscino di Vittorio Zucconi. Recensione di Elisa Benni

Una raccolta di racconti o un diario? E’ difficile dirlo. Vittorio Zucconi narra, sotto forma di piccoli racconti, piccole stille di memoria, ricordi di tutta una vita.

Racconta del rumore che gli ha fatto da colonna sonora, negli anni della sua infanzia milanese, fino all’ ingresso nel mondo dei sogni: il ticchettio della macchina da scrivere modello Lettera 22 che suo padre adoperava per redigere tutto ciò che permetteva alla sua famiglia di sfamarsi: articoli di giornali, testi teatrali, libri etc.

Racconta dei suoi cani, di quello che hanno rappresentato per la sua famiglia e per lui e di come ogni cane, anche se simile nell’aspetto poiché della medesima razza, abbia indole e personalità propria e peculiare.

Racconta di come, da giornalista giramondo che veniva inviato negli angoli più sperduti del pianeta, la pasta asciutta rappresentasse il simulacro di casa, la calamita e il parafulmine di ogni nostalgia e fosse, cucinata bene o male, presente democraticamente ovunque e disponibile ad ogni fascia sociale.

Parla di guerre, viste da vicino ma non combattute, con accanto inviati come lui determinati a strapparsi lo scoop giornalistico l’uno con l’altro anche a costo della propria incolumità.

Parla di campagne elettorali, seguite in diretta al seguito dei candidati americani quando, già da anni stanziale a Washington, si arrabattava con tutti i mezzi di trasporto più economici per seguire ogni tappa del candidato presidente di turno nei vari comizi, da quello alla convention del proprio partito a quello nella palestra di una scuola nel più sperduto buco di nulla del midwest.

Un caleidoscopio di personaggi, famosissimi e sconosciuti, narrati con un punto di vista umano e personale perché parte del percorso di una vita pirotecnica in giro per il mondo al servizio della passione della sua vita, quel lavoro di giornalista al quale il padre sperava non fosse destinato ma al quale invece Vittorio Zucconi era consacrato già fin da quando il suo nome venne, per gioco, riprodotto in rilievo su un lingottino di piombo dal linotipista nella tipografia del giornale dove lo portava lo stesso padre.

Con le sue grandi doti affabulatorie Vittorio Zucconi ha scritto e raccontato, con uno stile sempre ricercatamente semplice e mai banale, gran parte degli eventi fondamentali della seconda metà del XX secolo e dell’inizio del XXI secolo e in questo libro ripercorre alcuni di questi eventi non più con piglio giornalistico bensì da un punto di vista meramente soggettivo perché anche lui è stato parte, seppur marginale, degli eventi.

Ancor più oggi, visto che Vittorio Zucconi è mancato all’affetto dei suoi famigliari, amici e lettori il 25 maggio 2019, questo libro rappresenta un piccolo scrigno custode di gemme di tempo di chi è stato parte, volontaria o involontaria, per lavoro e per passione, della vita di tutte le persone che hanno letto o ascoltato i suoi articoli, i suoi approfondimenti e i suoi racconti.

Vox Zerocinquantuno n.35 Luglio 2019

Foto: giornale di Vicenza

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