Il nuovo Barnum, Alessandro Baricco di Francesca Cangini

Questo libro è un “canzoniere”.
Così lo definisce lo stesso Alessandro Baricco, e come tale lo affronta. Il testo è un insieme di canzoni che l’autore canta ai suoi lettori, un po’ come un poeta di corte che narra orgoglioso il suo successo, ma così è lui, lo conosciamo ormai.
Si deve, ed è piuttosto inutile, nel caso di Baricco, decidere se si tratta di articoli o di racconti. Un articolo ben fatto contiene, ed è a suo modo, un racconto. L’autore stesso ci spiega « Un lungo libro che parla del nostro tempo lo sto scrivendo eccome, da anni, ma sui giornali, a colpi di articoli. Se devo scrivere di quel che mi succede intorno, non mi viene da usare la forma del romanzo ma di scrivere articoli, di mirare dritto allo scopo. È una cosa che faccio ormai da un molti anni. Dato che ho cominciato scrivendo una rubrica che si intitolava Barnum (il mondo mi sembrava allora un festoso spettacolo di freaks, pistoleri e illusionisti) mi sono abituato a quel nome, e adesso qualsiasi cosa scriva sui giornali per me finisce, bene o male, sotto quell’ombrello»
Il nuovo Barnum è quindi un libro che raccoglie gli articoli che Baricco ha scritto negli ultimi vent’anni “tranne quelli brutti, ovviamente”. Il primo Barnum è del 1995, il secondo del ’98, tra il secondo e il terzo sono passati ben 18 anni.
Nella prefazione, che si intitola “Freaks, pistoleri e illusionisti”, Baricco ha, in un certo senso, scelto tra tutti i suoi articoli, quelli che gli piacciono di più, attribuendo ad alcuni di questi, con la modestia che abitualmente lo contraddistingue (come egli stesso sottolinea ironizzando), un valore “profetico”.
I pezzi non sono ordinati cronologicamente, sicché si rimbalza dalla morte di García Márquez alle primarie del 2012, dalla Vedova allegra all’amicizia prima di Facebook, dall’elogio di zio Paperone all’ Appuntamento a Belleville, da Orhan Pamuk a Cormac McCarthy. Un po’ come al circo, dove s’alternano acrobati e domatori, illusionisti e clown.
In uno degli articoli presenti ne Il Nuovo Barnum, Baricco si lamenta del fatto che alcuni critici lo trattino con sufficienza e scrive: «Per quello che ne capisco, i miei libri saranno presto dimenticati, e andrà già bene se rimarrà qualche memoria di loro per i film che ci avranno girato su. Così va il mondo», una cosa che si intona bene sempre con la stessa modestia che salta fuori spesso quella serata in Salaborsa.

Il 13 ottobre infatti l’autore ha presentato il suo libro in Sala Borsa a Bologna. La sala è piena, mentre sulle scale chi non è riuscito ad entrare cerca di ascoltare.
<<È uscito sto libro – esordisce subito con la sua proverbiale ironia – Ci ho messo molta fatica e nessuna fatica, nel senso che raccoglie gli articoli che ho scritto negli ultimi vent’anni su tre giornali: Repubblica, Vanity Fair e Weird , per il quale ne ho scritto uno solo, ma a cui tengo moltissimo. Per i giornali scrivo a proposito del mondo che ho intorno a me, cosa che raramente faccio quando scrivo romanzi. Non chiedetemi perché, non me lo so spiegare, ma va così. Però le due cose insieme fanno uno scrittore. Quando guardo il mondo intorno a me lo faccio con grandissima curiosità, ogni tanto cerco di capirlo, ogni tanto mi interessa solo restituire le emozioni che mi trasmette >>.
Nel silenzio generale Baricco legge al suo pubblico e racconta di lui, del suo romanzo Emmaus che è « scritto da Dio» e del fatto che lui e Renzo Piano, ogni tanto si trovano e parlano “della vita, dei matrimoni”
E bastano poche righe, ancora, per stabilire che Baricco valga sempre la pena ( che strano modo di dire) di essere letto. Credo che sia difficile, se non impossibile, dare un giudizio unico a un’opera letteraria che sì è singola, ma ne racchiude all’interno tante altre. Non ritengo che questo sia il miglior libro scritto da Baricco, ma forse perché io preferisco il suo mondo d’inchiostro piuttosto che la realtà. Quindi nonostante ammiri il suo pensiero e la sua capacità di racchiudere in poche pagine un intero mondo, preferisco rimare nella baita di quell’Oceano Mare.

E così si chiude il sipario. Nessuna spiegazione, nessun finale. Si chiude il libro, con l’ultima parola dell’ultimo articolo. E quel 13 ottobre si chiude la serata.
Baricco si alza e con pazienza firma le centinaia di copie dei suoi libri, che ciascuno di noi custodisce gelosamente lungo la fila.
Il circo finisce, nonostante in questo circo, poi ci viviamo ogni giorno. Finisce quella piccola parte di Barnum che Baricco ci ha voluto lasciare, strappi di mondo, scandali, presagi futuri, vecchie amicizie, nuove mode e figli curiosi.
Il sipario si chiude e come ogni spettacolo entusiasmante ci lascia a riflettere su quel circo, quegli acrobati, quel mondo fantastico, fin troppo fantastico per essere vero.
Bene così.

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