Il punto politico di Jacopo Bombarda

Gli ultimi rivolgimenti politici rendono inevitabile provare a fornire un’analisi, per quanto succinta, che muova dal comportamento dei singoli attori.

La Presidenza della Repubblica: protagonista indiscusso delle vicende degli ultimi giorni è stato senz’altro Sergio Mattarella, la cui condotta è stata oggetto di critiche – legittime – e di insulti criminali che del resto rappresentano un segno dei tempi che corrono.

In effetti, l’impressione è che il Presidente abbia forzato un po’ la mano interpretando in modo estremamente estensivo il potere di “nomina” dei ministri riservatogli dall’art. 92 Cost..

Sul punto la dottrina più autorevole è divisa, e già questo avrebbe dovuto consigliare più prudenza al Capo dello Stato nel rifiutare la nomina di Paolo Savona a “superministro” dell’Economia.

Molte voci si sono susseguite sulla questione. Condivisibile rimane l’opinione espressa fra gli altri da Lorenza Carlassare e Massimo Villone (mentre diverso parere hanno fatto proprio Gustavo Zagrebelsky e Michele Ainis) secondo cui il potere di nomina – o meglio, di non nomina – entra in gioco in caso di fatti oggettivi (ad esempio, un conflitto di interessi) e non di opinioni, per quanto magari anche in aperto contrasto col dettato costituzionale; senza contare che il Presidente della Repubblica dispone di poteri piuttosto incisivi per controllare e bilanciare l’operato del Governo in carica.

Il rilievo critico all’operato del Presidente Mattarella nasce anche dalla considerazione che un tale piglio “decisionista” è stato fatto emergere solo all’esito di una lunga fase in cui egli ha, all’opposto, tenuto una condotta “manualistica” non interferendo nelle scelte dei partiti forse anche per marcare la distanza dall’atteggiamento tenuto dal suo predecessore Giorgio Napolitano.

Come ha notato Gaetano Azzariti, Sergio Mattarella avrebbe potuto far sentire la sua voce con più forza in precedenza evitando una mossa controversa nell’imminenza della formazione del Governo.

La Lega: c’è poco da dire, Salvini disponeva e dispone di un potere di ricatto che ha usato in pieno. Ha costretto i 5S a cedere su quasi tutti i punti qualificanti del loro programma (Tav, Job Act, nonché nei fatti anche su giustizia e reddito di cittadinanza), agitando lo spettro di nuove elezioni alle quali il partito da lui avrebbe prevedibilmente conseguito un risultato ancora migliore di quello del 4 marzo, a fronte di un annunciato calo degli alleati grillini: alle incognite del futuro (un voto condizionato dall’incertezza e dallo spread) Salvini ha alla fine preferito un Governo subito.

I 5S: a detta di molti, la formazione di Beppe Grillo e della dinastia Casaleggio ha, alfine, “gettato la maschera”: in effetti è così, anche se per ora è solo possibile capire cosa non sono i grillini.

Precisamente, non sono, o non sono più, una formazione che fa delle battaglie ambientaliste e contro la corruzione, delle iniziative diffuse e “dal basso” il perno della propria attività politica.

Si sono alleati con un partito di fatto fascista (con la benevola astensione di un altro partito più piccolo ma esso pure fascista) e hanno ceduto sul cuore del loro “programma” pur di arrivare al potere: un atteggiamento ben riassunto dalla condotta del “capo politico” Luigi Di Maio, che senza alcuna esperienza né tanto meno competenza specifica sul punto si ritrova a guidare un superministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico pensato proprio per lui.

La rosa delle alternative non è molto incoraggiante: i grillini sono o un partito che cerca il potere per il potere, o un partito di chiara provenienza di destra (basti del resto guardare albero genealogico e pregresse esperienze professionali di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Virginia Raggi), oppure entrambe le cose.

In ogni caso, il giudizio o meglio la prognosi sul Governo appena nato si atteggia in termini di estrema preoccupazione, trattandosi di una compagine nella quale inesperienza e oscurantismo convivono anche piuttosto visibilmente.

P.s.: il Pd: dopo aver subito la nota batosta alle elezioni ha fatto quanto ha potuto per rendere più comodo possibile l’abbraccio mortale fra 5S e Lega, riducendo a zero la già scarsa discussione all’interno dei suoi organi direttivi e mostrandosi a tutto disposto men che ad aprire un’imprescindibile riflessione sullo sfascio che lo caratterizza.

Vox Zerocinquantuno n.23, Giugno 2018

Foto in copertina da Sky tg24


Jacopo Bombarda, classe 88, laureato in legge

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