Il punto politico di Jacopo Bombarda

PD, ora o mai più.

Il “punto politico” di questo numero non analizzerà l’esito delle recenti Elezioni Amministrative, che hanno visto soccombere il Pd quasi ovunque e soprattutto in diverse piazze “rosse”, a vantaggio quasi sempre del centrodestra a trazione leghista e talvolta, più raramente, del M5S.

Prima dell’analisi, infatti, è fondamentale porsi alcune domande.

Esiste ancora un Pd in grado di fare opposizione e di proporsi come alternativa di governo? E se sì, a quale prezzo, e con quali figure di riferimento?

Tali domande discendono da una considerazione logica, che può essere riassunta nell’adagio “così non si può andare avanti”.

Non può il Pd andare avanti con questo gruppo dirigente, che ancora fa capo a Matteo Renzi.

Più passano i giorni, più sembra prendere quota la candidatura di Nicola Zingaretti alla Segreteria.

Foto da www.termometropolitico.it

Il Governatore del Lazio parrebbe avere il profilo giusto: un curriculum solidamente “di sinistra”, un altrettanto solida esperienza amministrativa tale da averlo tenuto fuori quasi del tutto dalle dinamiche “correntizie” che hanno indebolito la credibilità di altre figure.

Soprattutto, in un Pd che perde in tutti i modi e a tutti i livelli, Nicola Zingaretti si fa apprezzare per essere in grado di vincere le elezioni alle quali concorre: con un modello alternativo a quello renziano, un centrosinistra “ampio” di bersaniana memoria, apertissimo alle alleanze con formazioni di sinistra più radicale.

In particolare, ad aver dato lustro negli anni a questo nome, da un punto di vista politico, sono state le condizioni nelle quali sono arrivate le sue vittorie elettorali.

Zingaretti, in un certo senso, ha vinto quando ha corso e paradossalmente anche quando non ha corso.

Nel 2008, ad esempio, si votava nella stessa tornata elettorale e nelle stesse giornate per il Sindaco di Roma e per il Presidente della Provincia.

Mentre Francesco Rutelli cedeva piuttosto a sorpresa contro Gianni Alemanno (battuto pesantemente solo due anni prima da Walter Veltroni) lui vinceva senza particolari patemi la sua corsa ottenendo un considerevole vantaggio sugli avversari proprio nella città di Roma, ciò che spinse non pochi commentatori a notare che, per “tenere” il Sindaco della Capitale, sarebbe bastato candidare lui invece di una figura non esattamente nuova come Rutelli.

Nel 2013 Nicola Zingaretti si candidò a Governatore della Regione Lazio, in una tornata elettorale concomitante con le Elezioni Politiche.

Anche in quel caso superava il 40% delle preferenze distanziando di parecchio gli avversari, mentre a livello nazionale il centrosinistra riusciva a prevalere a fatica, per un pugno di voti, sul centrodestra e sul M5S, largamente primo partito nel Lazio e a Roma.

Infine alle Elezioni Politiche dello scorso marzo come noto il Pd crollava nel Lazio come nel resto d’Italia ma nelle parallele Elezioni Regionali il Governatore uscente riusciva a essere rieletto.

Si deve dire però che il carisma personale ed il credito di cui per ora gode non possono da soli essere la soluzione ai mali del Pd: serve un profondo rinnovamento nei programmi e nelle politiche, una seria ammissione di responsabilità e di colpe davanti al proprio elettorato.

Certo è che altre figure molto in auge presso la stampa non paiono in grado di risollevare il Partito.

Foto da IlPost.it

Ci si riferisce alla figura di Carlo Calenda, un passato in Confindustria, una fugace esperienza in Scelta Civica, prima della stagione da Ministro dello Sviluppo Economico che gli ha regalato un protagonismo forse inatteso, ma da lui sfruttato con grande abilità mediatica.

L’obiettivo nemmeno troppo celato di Calenda è costituire una nuova formazione “a la Macron”, liberista e di destra in ambito economico, “aperturista” sul tema dei diritti civili.

Fa sorridere che per perseguire tale obiettivo il vulcanico personaggio si sia tesserato con il Pd.

Infine, pare ormai imprescindibile l’allontanamento dell’ex Segretario Matteo Renzi e dei suoi fedelissimi, dopo la moltitudine di errori politici, mediatici, morali e le catastrofiche conseguenze.

Un Matteo Renzi che ha dimostrato di non volersi decidere a prendere sul serio la comunità di cui fa parte ma nemmeno il ruolo da lui rivestito fino a non molti mesi fa, nel momento in cui, a margine dell’ennesima sconfitta, forse persino più pesante delle altre, non trovava di meglio che commentare che anche senza di lui il Pd aveva perso lo stesso.

È forse questa mancanza di serietà e di senso della misura la causa prima, o forse ultima, della debacle del Partito democratico: altri segretari si erano dimessi subito, in seguito a risultati molto meno negativi e molto più circoscritti, (Veltroni dopo le Elezioni Regionali in Sardegna nel 2008) o quantomeno avevano tentato una seria analisi senza minimizzare né nascondere la polvere sotto il tappeto (Bersani dopo le Elezioni Regionali del 2010).

Quanto prima il Pd ritroverà un gruppo dirigente che avrà rispetto del Partito di cui fa parte, tanto più in fretta, almeno si spera, tale rispetto recupereranno gli elettori.

Se così non sarà, il rischio è che l’opposizione all’attuale compagine di Governo arrivi da membri della stessa maggioranza, talvolta con risultati discreti (il Ministro dell’Economia Tria che stoppa Di Maio e i suoi propositi di spesa in deficit) talaltra quasi inesistenti (le velleità di un Roberto Fico sempre più isolato di contrastare la politica sull’immigrazione di Matteo Salvini).

Vox Zerocinquantuno n.24, Luglio 2018

In copertina foto da Bsnews.it


Jacopo Bombarda, classe 88, laureato in legge

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