Il sentiero degli Dei di Wu Ming. Recensione di Elisa Benni

 

Una “passeggiata” attraverso luoghi dal sapore vagamente mitologico come Monzuno (Mons Iunonis-o Mons Iovis, vi sono interpretazioni contrastanti), Monte Venere e Monte Adone, per andare da Piazza Maggiore a Bologna a Piazza della Signoria a Firenze costeggiando e a tratti percorrendo l’antica via Flaminia Militare romana. Questo è il sentiero (o la via) degli dei.
Wu Ming 2, membro del noto collettivo Wu Ming, racconta l’avventura di Gerolamo, protagonista del romanzo, dell’ottobre 2009. Il romanzo sarà poi edito nel 2010 da Ediciclo editore ma, come tradizione del collettivo, è reperibile gratuitamente sul sito della fondazione all’indirizzo https://www.wumingfoundation.com/giap/nuova-area-download-libri-elettronici-ai-proletari-ebook/
Il libro si colloca, nella produzione del collettivo, nel Ciclo dei Sentieri, una narrazione ibrida “tra inchiesta, letteratura di viaggio, storia, intervento critico su ambiente e paesaggio, indagine sui non-detti dell’Italia postcoloniale” come dichiarato dal collettivo sul proprio sito.
Gerolamo, che mai in vita sua aveva pensato al trekking come a un suo possibile passatempo, decide di intraprendere questo viaggio per conoscere luoghi che l’uomo ha amato e sfruttato sin dai tempi più antichi, ma di farlo nella maniera più naturale ed eco sostenibile possibile.
La scintilla che scatena questa decisione è la sua paura che gli interessi dei potenti abbiano fatto dimenticare gli effetti collaterali da segnalare sui bugiardini delle grandi ambizioni nascoste dietro il progresso dei trasporti nazionali. Teme che i cantieri per l’alta velocità e per la variante di valico abbiamo sottovalutato pesantemente il loro impatto ambientale e il loro costo in termini di vite umane e qualità della vita degli abitanti degli ambienti limitrofi. Riconoscendo l’equilibrio necessario alla sopravvivenza di ogni ecosistema teme che tale equilibrio sia stato alterato senza valutare come trovarne uno nuovo.
Gerolamo pertanto si affretta ad andare a conoscere le voci, i volti e i silenzi che, teme, presto potrebbero non esserci più.
Il racconto, come narrazione del viaggio, viene strutturato in capitoli che corrispondono alle tappe giornaliere intervallate da digressioni ed elucubrazioni notturne dal gusto onirico.
Il lettore, chilometro dopo chilometro, scoprirà così luoghi dal sapore ancestrale e curiosità come la passione di due archeologi dilettanti per la storia romana e lo spirito di osservazione di un tecnico informatico per le viti ma anche le grosse ferite inferte alla montagna per ricavarne pietre da posizionare altrove.
Contemporaneamente il viaggio appare sin dall’inizio come una sfida contro i limiti fisici, le abitudini alle comodità della vita moderna e alla mentalità disfattista che dovrà essere vinta per arrivare al traguardo prefissato.
In appendice al racconto, oltre a un’ampia sezione di note ad approfondimento e giustificativo delle notizie riportate nel libro, una utile guida pratica per chi volesse recarsi sul posto e intraprendere la stessa “passeggiata”.
Il libro nel suo complesso è estremamente eterogeneo: alterna momenti descrittivi e quasi lirici relativamente al paesaggio, alla solitudine del camminatore, alla storia dei luoghi attraversati a momenti di analisi ambientalista e di aspra critica verso gli effetti di interventi tanto invasivi verso il territorio quali le Grandi Opere.
Il lettore che dovesse non condividere, o semplicemente non essere interessato, alla problematica legata all’ambiente, potrebbe trovare il libro un po’ pesante, poiché tale problematica permea profondamente ogni passo del romanzo. Ma potrà godere ugualmente dei piccoli aneddoti sulle persone e i luoghi incontrati, potrà immaginare storie sulla base dei tanti piccoli spunti di cui è disseminato il cammino e potrà soprattutto venire affascinato e stuzzicato dall’idea di intraprendere lo stesso viaggio sia per rivivere e rivedere i luoghi di cui narra il libro sia esplorando il sentiero con tante piccole deviazioni alternative per scoprire ogni angolo consapevole che se anche partenza ed arrivo sono gli stessi, il viaggio resta un perpetuo divenire.

Vox Zerocinquantuno n 16, novembre 2017

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