Il Talmud ritrovato, di Maria Laura Giolivo

Un patrimonio di grande importanza storico-artistico è conservato nell’archivio comunale presso la sede del municipio di Bazzano, nel comune di Valsamoggia. Si tratta dei resti di un manoscritto di un antico Talmud babilonese utilizzato per ricoprire antichi registri del Capitanato della Montagna e del Vicariato di Bazzano e dei comuni limitrofi. Questi registri, appartenenti all’archivio di Stato di Bologna ma conservati presso il comune di Bazzano, costituiscono un fondo che conta ben 1012 documenti che riguardano atti giudiziari dei vicariati di Savigno, Bazzano, Serravalle, Monteveglio e San Lorenzo in Collina e atti processuali che riguardano il Capitanato di Bazzano. Si estendono cronologicamente dal 1358 al 1790. Il loro stato di conservazione é piuttosto buono nonostante alcune tracce di umidità. Data la medesima fattura esterna, si può presumere che venissero confezionati tutti all’interno delle mura cittadine, in cartiere da cui si rifornivano tutti i notai prima di partire per il contado.

I registri, costituiti da fascicoli di carta bambacina cuciti fra loro, venivano rilegati con copertine in pergamena mediante il riciclaggio di fogli staccati da antichi codici medievali latini ed ebraici di svariate provenienze e contenuti. Tale consuetudine, già in uso in età medievale, divenne sempre più frequente fra il XVI e XVII secolo proprio in virtù del fatto che la pergamena riciclata risultava essere meno costosa di quella nuova. Non è un caso che, le pergamene utilizzate come copertine dei registri, provenissero da testi religiosi latini e da codici ebraici. Fra le svariate conseguenze del Concilio di Trento, infatti, ci fu la messa in disuso di numerosi codici liturgici medievali considerati ormai superati rispetto alle nuove disposizioni ecumeniche. Inoltre, la diffusione della stampa, facilitò il superamento del manoscritto a favore del libro stampato e incentivò la pratica di smembramento e il riciclo dei fogli pergamenacei dei testi più pregiati.

Moshes ben Ya’aqov da Coucy, Sèfer mitzwòt gadòl, membranaceo, bifoglio integro,mm. 300×375, scrittura semi-corsiva ashkenazita. Secoli XIII-XIV

Per quanto riguarda i manoscritti ebraici, il loro smembramento è da considerarsi diretta conseguenza delle confische e dei sequestri seguiti alla vera e propria messa al bando del Talmud, da parte della Santa Inquisizione. Con la bolla papale del 1553, infatti, papa Giulio III dichiarava proibito il testo ebraico imponendone la confisca e la distruzione tramite la messa al rogo del libro. Ebbero luogo confische di massa tali da rischiare che l’intero patrimonio libraio ebraico andasse perduto.

L’invito a disfarsi di ogni esemplare di Talmud esistente fu esteso a tutti i principi cristiani i quali seguirono l’esempio di Roma. I cartai bolognesi, con molta probabilità, apprezzando il valore estetico delle pergamene utilizzate dal testo ebraico, anziché disfarsene le utilizzarono per confezionare le copertine dei registri in seguito utilizzati dai notai dei Vicariati. Poiché, come già detto, i registri venivano confezionati all’interno delle mura cittadine, il rinvenimento di testi ebraici e del Talmud babilonese nelle copertine degli atti bazzanesi non è conseguenza della presenza di una comunità ebraica nei territori del Valsamoggia, per altro mai dimostrata dalle fonti.

I registri presenti nell’archivio di Bazzano e aventi per copertina pergamene provenienti da testi ebraici sono trenta e contengono atti redatti fra il 1554 e il 1657. I frammenti provengono da diverse fonti e mostrano scritture ebraiche differenti principalmente di tipo sefardita cioè di influenza spagnola, di tipo ashkenazita cioè di influenza nord europea (tedesca) e di tipo italiana. Prevale nettamente la scrittura di tipo sefardita. Ciò non deve sorprendere alla luce della massiccia migrazione verso l’Italia che interessò gli ebrei spagnoli a seguito della loro espulsione dalla penisola iberica nel 1492. Tutti, inoltre, risultano in uno stato di conservazione impeccabile e sono ancora parte integrante dei registri a cui appartenevano. Per consentirne un’adeguata conservazione, i registri sono stati riposti in apposite teche, situate nel sottotetto del municipio di Bazzano, che garantiscono loro un microclima ideale per strapparli all’usura naturale del tempo.

Tredici dei trentasette frammenti che ricoprono gli atti appartengono al Talmud Babilonese e sono databili fra il XII e il XIV secolo. Rappresentano dei reperti di grandissima importanza sia per la loro antichità sia per il fatto che del Talmud babilonese esiste una sola copia manoscritta quasi completa conservata nella Biblioteca Statale di Monaco datato fra il 1343-44. 

Il riconoscimento e la datazione di questi frammenti talmudici e la loro catalogazione, grazie al lavoro attento e scrupoloso della Dott.ssa Aurelia Casagrande, hanno fatto di Bazzano un polo attivo di diffusione culturale e rappresentano motivo di grande vanto per la popolazione locale. La volontà di rendere fruibile il tesoro conservato dell’archivio storico comunale ha avuto massima espressione nella mostra documentaria Il tesoro dei Capitani allestita nel 2007 nelle stanze della Rocca dei Bentivoglio e si manifesta quotidianamente negli stretti rapporti in essere sia con le più importanti università italiane che con quella israeliana.

Vox Zerocinquantuno n.21, Aprile 2018

In copertina: Talmud babilonese, trattato Makkòt, membranaceo, bifoglio integro, mm. 320×410, scrittur quadrata di tipo sefardita. Secoli XII-XIII.

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