Il test umbro esalta Salvini e la Meloni. Per il Conte bis c’è già aria di crisi, di Riccardo Angiolini

Sono state giornate tese queste ultime di ottobre, ancora in bilico fra il tepore autunnale e i primi freddi dell’inverno. Tale tensione, visibile quanto la nebbia di questo periodo, è derivata in primo luogo dalle elezioni regionali dell’Umbria, ultimo terreno di scontro del 2019. Nella giornata del 27 ottobre infatti, la popolazione di questa piccola regione nel cuore d’Italia è stata chiamata ad esprimersi riguardo le proprie volontà politiche. In nottata, quasi allo scoccare della mezzanotte, è avvenuto lo spoglio dei risultati, che ha reso pubblico a tutta la penisola l’epocale trionfo del centrodestra.

Stavolta non si tratta della solita esagerazione mediatica: quella dell’Umbria rappresenta realmente una svolta storica. In questa regione di boschi, colline e vallate, città storiche e piccoli borghi persi nel tempo, mai aveva primeggiato una coalizione di destra. Ormai ex baluardo rosso, terminologia particolarmente apprezzata dal nostrano centrodestra, l’Umbria ha rappresentato un vero e proprio caso nazionale per ciò che concerne la popolarità dell’attuale governo. E se i recenti scandali incriminanti la previa amministrazione locale, comprensivi di corruzione e concorsi truccati, non fossero stati abbastanza per fiaccare la fiducia nel centrosinistra, la nuova alleanza del Conte Bis sembra avervi posto la pietra tombale.

Sono statistiche da capogiro quelle che hanno confermato la caduta dei partiti all’esecutivo: un centrodestra marmoreo si attesta al 57,4%, mentre la compagine governativa PD e M5S assieme a piccoli schieramenti di centrosinistra si ferma al 37,5%. La candidata per la coalizione d’opposizione, Donatella Tesei, esprime tutta la soddisfazione per la schiacciante e indiscussa vittoria, mentre il principale avversario Vincenzo Bianconi ammette a posteriori la difficoltà della propria impresa.
La sola Lega porta al centrodestra il 38% dei voti, seguita da Fratelli d’Italia e Forza Italia in quest’ordine, sintomo di una crescente popolarità della Meloni. Il PD non si scosta di troppo dagli ultimi risultati, fermandosi a poco meno del 23%, ma il Movimento Cinque Stelle crolla drammaticamente sotto all’8, perdendo più della metà dei punti percentuali ricevuti alle ultime elezioni in questa regione.

Al di là dei meri dati statistici, certamente indicativi dei fatti ma non delle cause, i risultati di queste ultime regionali portano con sé uno strascico di significati alquanto pesante, ben più ampio della concreta rilevanza di questa vittoria. È bene infatti ricordare che, a livello nazionale, l’espressione del popolo umbro non influisce sugli equilibri governativi e sulle maggioranze parlamentari in modo diretto. Nulla cambia in pratica, se non a livello regionale. Eppure, salvo eventuali e non auspicabili contrasti fra Stato e Regione (ora sotto amministrazioni di diversa compagine), l’esito di tali elezioni potrebbe influire indirettamente sulla tenuta di governo in maniera piuttosto decisa.

L’Umbria è stato infatti il terreno di prova dell’alleanza sistematica e concreta fra i Dem e i pentastellati, scesi in campo assieme con un candidato comune per la primissima volta. La fresca sconfitta dell’alleanza, da cui è facile evincere una netta penalizzazione dei 5S, non passerà certo inosservata ai vertici dei due partiti attualmente al governo. Se il premier Conte si è mostrato alquanto contenuto e scarno nei commenti, sia prima che a seguito delle elezioni, così non è stato per gli altri esponenti dell’esecutivo.
Il sempre più irrequieto Luigi di Maio sembra essere deciso a non riproporre l’esperimento alle prossime regionali, dimostrandosi palesemente indispettito dall’apporto negativo che l’alleanza giallorossa ha sortito sul proprio schieramento. Nicola Zingaretti si è rinchiuso nella sobrietà del caso, limitandosi a constatare una sconfitta fin troppo evidente e a lanciare un’immancabile frecciatina allo “scissionista” Renzi. Il leader di Italia Viva, dal canto suo, ha voluto sottolineare come l’assenza del neonato partito di centro abbia influito sugli esiti delle elezioni, considerazione decisamente discutibile.

Dalla parte delle opposizioni invece, com’è normale che sia, il fermento e l’estasi di questo risultato sono papabili e ritrovabili nei commenti delle figure di spicco. Salvini e Meloni, sempre più affini in quanto commenti e prese di posizione, inneggiano già alla caduta del governo “abusivo” di PD e Cinque Stelle. Il leader del Carroccio rincara la dose definendo Conte un “omino”, mentre la Meloni, galvanizzata dall’esponenziale crescita dei propri consensi, si dichiara pronta a liberare l’Italia. L’eterna e costante campagna elettorale delle destre sembra aver sortito effetti positivi fra le proprie file, confermandosi ulteriormente come veri rappresentanti delle insoddisfazioni nazionali.

Da un lato silenzio, dall’altro clamore. Da un lato rancori e rinfacci, dall’altro accuse e populismo. A prescindere dagli effetti che le elezioni umbre sortiranno, nessun partito dei due schieramenti si è dimostrato all’altezza della situazione, né da vittoriosi né da sconfitti. Per la stabilità del Paese è bene augurarsi che l’esecutivo rimanga stabile e proceda con le riforme, anche se la progressiva ed evidente perdita di consensi dovrebbe far riflettere tutti i partiti di maggioranza.

Vox Zerocinquantuno, 28 ottobre 2019

Foto:pagina Facebook Salvini

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