Il “vecchione” dell’inclusione, di Giacomo Bianco

Come ogni anno quando a Bologna si brucia il “vecchione”, un fantoccio che rappresenta l’anno appena trascorso, si danno alle fiamme anche tutte le sue brutture. Date queste premesse, il falò di quest’anno dovrà essere di grandi dimensioni perché il 2018, orami agli sgoccioli,  è stato davvero un anno difficile e pieno di contraddizioni.

Acquista il tuo spazio pubblicitario su Vox

Quest’anno, dunque, magari proprio a causa del livello di bruttezza che il 2018 ha raggiunto soprattutto in termini di xenofobia e barbarizzazione del linguaggio, il tradizionale fantoccio sarà “impegnato” e avrà come tema principale l’inclusione. È stato affidato a MAMbo e Cantieri Meticci, come punti di riferimento di un processo teso a mobilitare la cittadinanza attorno al comune obiettivo di riappropriarsi dello spazio pubblico come luogo di arte, pensiero, espressione.

Si è concluso, domenica 16 dicembre alle scuole Giovanni XXIII nel quartiere Barca, il percorso che ha portato gli scenografi di Cantieri Meticci, guidati dall’artista iraniana Sara Pour e coadiuvati dagli educatori di MAMbo e “Senza Titolo”, nei quartieri della città di Bologna, in cerca di materiali, di spunti e di mani pronte a partecipare alla costruzione del Vecchione 2019.

La domanda che ha guidato scenografi, artisti e cittadini di ogni età nel percorso di costruzione è stata “A chi e a che cosa ci apriremo nell’anno che verrà?” e prende spunto dai versi del celebre poeta palestinese Mahmoud Darwish “Come la finestra di casa / mi apro su ciò che voglio”.

E così, in serata, vedremo sorgere in Piazza Maggiore una figura seduta , in attesa davanti a una finestra aperta: un’attesa che si fa espressione di un desiderio di vita, che diviene abbraccio, attitudine ad accogliere e ad aprirsi al nuovo al di là di ogni paura. E al suo interno – dentro i cassetti, i vani, gli schedari in legno di cui la figura è composta – saranno alloggiati i tantissimi messaggi che i bambini che hanno partecipato ai laboratori pratico-manuali e di scrittura curati da MAMbo e “Senza titolo”, hanno voluto lasciarci come augurio e buon proposito da lasciare sulla soglia del nuovo anno, che sia l’inizio di una reale rigenerazione della nostra città a partire dai suoi cittadini vecchi e nuovi.

Corso di scrittura creativa

Insomma Bologna riesce ad impegnare socialmente anche il “vecchione” non solo incrementando ulteriormente la partecipazione di questa vecchia tradizione ma ampliandone e nobilizzandone ancora di più il significato facendone, infine, il veicolo preferenziale di inclusione sociale.

Vox Zerocinquantuno

Foto: Francesco Vender

 

(38)

Share

Lascia un commento