“Incroci” di Tullio Pericoli. Recensione di Matteo Scannavini

In una piccola “tela” di un centinaio di pagine, Tullio Pericoli, pittore e disegnatore per il Giorno, il Corriere della Sera e Repubblica, schizza i profili di ventidue personaggi, gli amici intimi e le conoscenze illustri che hanno influenzato il suo percorso esistenziale. Incroci (Adelphi Edizioni, 2019) è una galleria dove i ritratti, tratteggiati con la sapiente e veloce matita d’artista, capace di cogliere l’essenziale senza una parola di troppo, compongono un’unica opera autobiografica, un insieme delle riflessioni di una vita che vuole rendere omaggio, con enorme, umile e sincera gratitudine, a coloro che l’hanno indelebilmente segnata.

Nato a Colli del Tronto, Tullio Pericoli abbandona gli studi in legge per inseguire il sogno della pittura. Parte ventiquattrenne alla conquista di Milano, dove, con l’aiuto delle lettere di Cesare Zavattini, si apre le porte di una lunga carriera, dove avrà modo di conoscere e legare con noti scrittori, giornalisti e artisti: dall’amicizia profonda con Emilio Tadini, Lucio Mastronardi, Giorgio Bocca ed Emanuele Pirella, con cui divise appartamento e lavoro presso Repubblica, fino al rapporto intimo con l’impenetrabile personalità di Eco e all’incontro casuale con Eugenio Montale.

Dai vari racconti emerge come a Milano l’autore abbia sempre inseguito, talvolta nel vero senso della parola, questi intellettuali di spicco, non per una cinica volontà di scalata sociale, ma con il genuino e incantato sguardo di un provinciale di Ascoli alla scoperta dei protagonisti di un vivacissimo mondo culturale. Un mondo che lo ha accolto a braccia aperte e che Pericoli ricorda con caloroso affetto, sia nel caso delle amicizie più strette sia nel caso delle conoscenze episodiche.

L’esempio migliore per comprendere il sentimento di riconoscenza dell’autore è l’incontro, surreale nella sua normalità, con Montale. Avvenne una sera lungo le scale della sede del Corriere; Pericoli, al cospetto di tale mostro sacro, che si ergeva con figura alta tre gradini sopra di lui, rimase fulminato. L’unica idea che gli venne in mente per passare un po’ di tempo in presenza di quella leggendaria compagnia, fu offrirgli un passaggio in auto, una vecchia Fiat 500 in cui il poeta, oltre 1 metro e novanta, entrò a fatica, nonostante tentasse cortesemente di non darlo a vedere. La sua casa distava pochissimo, un tratto che a piedi, in assenza di sensi unici, sarebbe stato percorso più velocemente. Secondo Pericoli, accettando il passaggio, fu infatti Montale a fargli un favore e non lui a riceverlo. “Non ho mai conosciuto Montale, ma il ricordo del nostro incontro è vivissimo, caldissimo” ha spiegato Pericoli alla presentazione del libro presso l’Archiginnasio, con la voce che mostrava tutta l’umiltà di chi prova il piacere di sentirsi debitore.

La gratitudine per coloro che sono stati, in modi diversi, i nodi del tessuto di una vita è la cifra comune alle rapide descrizioni che saltano fuori dall’accattivante memoria di Pericoli, così brevi ma in grado di evocare un forte senso di familiarità. “Sono racconti fatti di niente, eppure c’è tutto” commenta Antonio Gnoli, ben sintetizzando la consistenza eterea e allo stesso tempo densa delle pagine di Incroci. Così i ricordi d‘infanzia di una passeggiata con la domestica o dei professori di greco e filosofia diventano il pretesto per meditare sulla conformazione entusiasta ma inconsapevole alle idee altrui, sul fascino dell’incomprensione o sulla creazione di un universo su tela. Il tutto senza la verbosa prosa di un trattato di sociologia o storia dell’arte, ma attraverso concise e misurate pennellate, in grado di costruire un intero leggero e completo, incastrato tra i disegni dell’autore, che intervallano le pagine creando un libro parallelo.

A chi gli chiede perché abbia scritto Incroci, Tullio Pericoli confessa di faticare tutt’ora a trovare risposta. La sintesi migliore, dichiara l’autore, è che “io abbia trovato modo di fare un’autobiografia parlando di altri. Perché tutti gli scrittori, ad eccezione di Umberto Eco, parlano di sé”. Ma più che parlare, in Incroci Pericoli disegna, schizza le idee e i personaggi di un’esistenza, con la gioia e la gratitudine di chi ha vissuto e vuole raccontare la propria fugace opera d’arte.

Vox Zerocinquantuno, 5 ottobre 2019

Foto: Matteo Scannavini – Vox Reading

 

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