Insider: due uomini lasciati soli contro i giganti del tabacco, di Alessandro Romano

Il film è basato sull’intervista rilasciata a Vanity Fair dal titolo “L’uomo che sapeva troppo” pubblicata nel 1996.
Jeffrey Wigand (Russell Crowe) è uno scienziato, un chimico di successo che decide di accettare un posto di lavoro nell’industria del tabacco, oltre che per i lauti compensi, per la speranza di dare un contributo positivo alla causa. Quando entra in conflitto con i suoi superiori per questioni etiche viene licenziato.
Comincia a interessarsi al caso Lowell Bergman (Al Pacino) giornalista del programma “60 minuti” della CBS, trasmissione simbolo del giornalismo investigativo, famosa per le sue inchieste “estremamente audaci”.
Il personaggio interpretato da Pacino in realtà fa l’autore. Prende contatti e cerca informazioni sulla storia da raccontare. Chi esegue l’intervista è Mike Wallace interpretato da Christopher Plummer.
Il film offre diversi spunti di riflessione. Innanzi tutto sull’etica del giornalismo.  É presente una scena in cui l’intervistato esprime chiaramente la paura di essere solo un oggetto di scambio e che non vi sia nessuna preoccupazione da parte della produzione delle conseguenze che possano comportare per lui e la sua famiglia un certo tipo di dichiarazioni.

Da qui scopriamo la complessità dell’andare contro l’industria del tabacco, le capacità delle grandi multinazionali di riuscire a corrompere e influenzare qualunque tipo di associazione, perfino l’FBI e, la volontà di rovinare con ogni mezzo la credibilità dei propri contestatori.
Diventa quindi la storia anche di un uomo lasciato solo, abbandonato dalla famiglia e con la minaccia di un dossier che renderà pubblico ogni minimo errore commesso nel passato.
Ma ad essere rimasto solo sembra anche Bergman: la produzione per paura di ritorsioni decide di non mandare in onda l’intervista. Sarà la coerenza e la lealtà del giornalista a fare la differenza, affinché l’intervista venga mandata in onda e il proprio informatore venga liberato da accuse infamanti.
Oltre a tutto questo, la pellicola è interessante per capire meglio gli effetti delle sigarette sul cervello e nei polmoni, e di quanto siano sconsiderati i produttori di tabacco nell’aggiungere sostanze tossiche e cancerogene al fine di aumentare la dipendenza e di conseguenza le vendite del prodotto.

Il regista Michael Mann (che precedentemente avevo diretto L’ultimo dei Mohicani e Heat – La sfida) porta sulla schermo una vicenda raccontando nel dettaglio ogni singolo passaggio, uno di quei film lunghi ma che appassionano, tenendo lo spettatore incollato allo schermo per capire come andranno a finire le cose e che possibilità abbiano i protagonisti di riuscire a vincere una partita che sembra persa in partenza (il classico Davide contro Golia). Due uomini lasciati soli, sia dagli affetti che dai propri collaboratori a causa di un mostro – apparentemente – troppo grande da contrastare.
Un mostro che è tale non solo nello “spacciare” un prodotto devastante per la salute, ma anche e soprattutto per le nefandezze che è disposto a compiere pur di continuare ad agire indisturbato.

Vox Zerocinquantuno n 10, maggio 2017


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

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