Io leggo perché, di Francesca Cangini

Si è appena conclusa la terza edizione dell’iniziativa #ioleggoperché che consiste in una raccolta di libri a sostegno delle biblioteche scolastiche. È la più grande iniziativa nazionale di promozione della lettura, organizzata dall’Associazione Italiana Editori. Da sabato 21 a domenica 29 ottobre 2017, nelle librerie aderenti è stato possibile acquistare libri da donare alle Scuole che hanno deciso di associarsi , dalle scuole dell’infanzia, alle primarie, secondarie di primo e secondo grado. In collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), l’iniziativa ha come scopo quello di formare nuovi lettori, rafforzando nei ragazzi l’abitudine alla lettura grazie alla creazione e al potenziamento delle biblioteche scolastiche. In questi giorni è stato quindi possibile acquistare un libro nelle librerie associate dichiarando che lo si faceva per #ioleggoperchè.  Riflettendo su un progetto del genere una domanda sorge spontanea: perché  non chiedere ai singoli di regalare i propri libri? Quante associazioni, biblioteche comunali e cittadini donano i propri libri o comunque sarebbero disposti a farlo? Nel richiedere di acquistare un libro aggiungiamo dei testi alle nostre biblioteche scolastiche o finanziamo le librerie? I destinatari di questa campagna, cioè quelli a cui leggere non piace, non interessa, o annoia, dovrebbero porsi la domanda “ma io perchè non leggo? ” Non se la sono mai fatta, a meno che non sia un lettore a fargliela. E anche in quei casi in cui se la sono sentita rivolgere, probabilmente hanno alzato le spalle e hanno risposto: “boh, perché non mi piace. ” 
Nel mondo ci sono due civiltà divise, da una parte i lettori, dagli altri i non lettori che non hanno intenzione di farlo. La parte dei lettori tenta di attrarre individui dell’altra civiltà per farli passare nella propria. Ci prova con ragionamenti difficili, campagne, promozioni o regali di Natale. Gli organizzatori spiegano “Il nostro scopo è stimolare chi legge poco o chi non legge. Parliamo di ben più della metà degli italiani. Abbiamo deciso di incuriosirli, con l’aiuto dei lettori. Abbiamo deciso di mettere al centro di questa iniziativa i libri, le persone, tutte le istituzioni e le iniziative che hanno a cuore la lettura e, in generale, la cultura”. Si parte dal presupposto che chi non legge dovrebbe leggere per il suo stesso bene, che si perda qualcosa.  Ma leggere o ti piace o non ti piace, e sicuramente non inizia a piacerti sapendo che ci sono 20 libri in più nella biblioteca della scuola. Ci sono certo persone che potremmo definire lettori dormienti e che potrebbero essere risvegliati mediante il consiglio di un buon libro: gente, cioè, a cui piace leggere ma ancora non lo sa. A chiunque prima o poi nella vita capita di assaggiare un libro, e oggi è proprio difficile non riuscire a cogliere almeno uno dei tantissimi stimoli in grado di innescare il piacere della lettura in chiunque, a qualunque età e in qualunque condizione economica. Sempre a patto che in te esista un’attrazione, anche minima, verso la lettura. L’altra cosa che non mi convince di questa campagna è quel perché che si trova in fondo alla frase: #ioleggoperché. Questo slogan, con questo suo invito a rispondere in maniera seria a una domanda assurda, ha qualcosa di melenso.
La domanda va a ricercare un motivo profondo, la causa che ha fatto nascere in me l’amore per la lettura. Tutto suona di eccessivamente artificiale. Tutte le qualità che sono state dette dei libri ce le hanno, certo che ce le hanno. Ma non li leggiamo per quello, li leggiamo perché amiamo leggere. E perché in quel certo momento, quel certo libro ha risvegliato la nostra curiosità. Così come quando ci innamoriamo, mentre ci innamoriamo non ci chiediamo mai per quale motivo ci siamo innamorati di quella ragazza o di quel ragazzo, così io mi sono innamorata dei libri e non mi sono mai domandata il perchè. Alla lettura viene affidata una missione salvifica che porta a bollare come quasi proibiti i libri di puro intrattenimento, e a sostenere che leggere è bene in sé, quale che sia la cosa che leggi, perché leggere è utile, istruttivo, interessante, e te ne accorgerai. #Ioleggoperché è una campagna figlia di questa società: si vuole promuovere la vendita di libri in quanto oggetto di consumo, e per farlo si fa una specie di Pubblicità Progresso che più che promuovere la lettura sembra promuovere l’intelligenza. E forse campagne come questa si devono al fatto che gli intelligenti, quando sono innamorati, si fanno domande un po’ melense come ma io perché leggo?
A mio parere bisognerebbe chiarire che lo scopo è quello di incrementare la vendita di libri in Italia, che sicuramente è in difficoltà, ma non quella di incentivare gli studenti alla lettura. Se davvero l’obbiettivo è far “conoscere” la lettura si possono organizzare più iniziative autore-scuola, in modo che gli studenti possano avvicinarsi alla lettura attraverso le parole di uno scrittore e non solo aggiungendo qualche libro alla biblioteca scolastica.

Vox Zerocinquantuno n 16 novembre 2017

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