Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia, recensione di Elisa Benni

La democrazia è morta, evviva la democrazia!

Si potrebbe così riassumere l’assunto del libro di Michela Murgia nel quale si propone di sintetizzare alcuni semplici paradigmi da mettere in pratica perché i fascisti prendano il potere.

E’ infatti assioma fondamentale del libro il fatto che il sistema democratico nella società moderna stia risultando debole e inadeguato alla complessità del reale.

I democratici cercano di semplificare la complessità per renderla accessibile. Per il fascista invece la complessità non va semplificata, bensì banalizzata. “Semplificare, oltre a essere complicatissimo, significa togliere il superfluo e tenere l’essenziale; ma è proprio il superfluo che genera l’utile rumore di fondo che rende tutte le voci uguali e neutralizza il maledetto dissenso”.

In una società in cui tutti possono esprimere pubblicamente la propria opinione verrebbe spontaneo pensare che sia più semplice esprimere anche il dissenso ma, per assurdo, il fatto che tutti abbiano uguale opportunità di espressione indipendentemente dalla competenza sull’argomento in esame rende le voci autorevoli e qualificate un semplice rumore di fondo.

L’unico modo che ha il dissenso per essere ascoltato e risaltare sullo sfondo del superfluo, è essere aggressivo e incisivo quanto i proclami contro cui si muove. Proprio per questo il dissenso democratico ha vita breve poiché “secondo l’imbelle spirito democratico la manifestazione del dissenso, quando c’è, deve essere garbata, regolata, organizzata e mediata, tutti aggettivi che si addicono più a un the delle cinque tra pensionati che non all’espressione di un disaccordo”.

Pertanto il fascista moderno avrà agio, annullando il dissenso e con semplici e diretti proclami, a far percepire al popolo che gli serve un capo forte e in grado di risolvere i problemi del paese senza tediare il popolo nelle proprie attività giornaliere. Un capo forte che agisca in fretta e senza chiedere il parere di nessuno per annullare le inutili lungaggini del sistema democratico. Un capo che si opponga a tutte quelle diversità che ingenerano nel popolo paure ancestrali. Un capo, in sostanza, che governi col pugno di ferro senza parlamento, commissioni e accentrando su di sé ogni potere dello Stato.

 

Con sarcasmo, ironia e una buona dose di paradosso, Michela Murgia ci invita a riflettere sui meccanismi che possono portare un sistema democratico ad essere manipolato al punto non solo di ritrovarsi ad essere trasformato in un sistema autocratico ma a credere di averlo addirittura scelto. Lo stratagemma di rendere questa riflessione sotto forma di manuale diretto a chi vuole diventare fascista (poiché in pectore già lo è), come se fosse scritto da un fascista “professionista”, aggiunge una buona dose di provocazione a indicazioni che, se non scritte in questo modo, si collocherebbero nella comune saggistica politica.

Leggendo con gli occhi dell’attualità i vari stratagemmi che vengono suggeriti per attirare consensi e ottenere il risultato agognato, si scorgeranno molteplici somiglianze con la recente cronaca politica ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare a priori, distribuite fra tutte le forze in campo da ambo i lati.

Da non dimenticare il test finale, come fosse un vero e proprio esame di fine corso, che è stata la parte del libro che più ha creato scalpore: il “Fascistometro”.

 

Vox Zerocinquantuno, n.29 Dicembre 2018

(41)

Share

Lascia un commento