“Italia Viva”: Renzi sfida la maledizione delle scissioni, di Riccardo Angiolini

Primi giorni e analisi del progetto politico che smuove la maggioranza.

“Settembre è il mese del ripensamento” cantava Guccini nel ’72, e quasi 50 anni dopo la musica sembra non essere cambiata. Che siano o meno le folate autunnali a soffiare sul fuoco dell’indecisione, proprio in questo periodo la politica italiana sta conoscendo un momento di decisioni e indecisioni, di cambiamenti e separazioni.
Da una manciata di giorni infatti una delle due maggioranze di governo, il Partito Democratico di Zingaretti, ha dovuto sopportare un annuncio di scissione piuttosto importante. L’ex segretario di partito e senatore in carica Matteo Renzi, tramite un comunicato ufficiale al Presidente del Consiglio, ha annunciato la separazione di un ristretto gruppo di parlamentari dal più ampio schieramento di centrosinistra.
Italia Viva è il nome del nuovo soggetto politico che dovrebbe essere ufficialmente “battezzato” a fine ottobre, facente capo al senatore fiorentino e, almeno al momento, composto da 41 membri fra Camera e Senato.

Chi sembra aver accusato meglio il colpo è proprio il premier Giuseppe Conte che tuttavia, con la riservatezza e la moderazione di parola che lo contraddistinguono, non si è sbilanciato più di tanto. Il capo dell’esecutivo ha piuttosto ribadito ad ogni gruppo parlamentare la priorità di favorire un governo solido: gli scissionisti di Italia Viva, pur avendo azzardato una risoluzione di un certo spessore, saranno accettati e riconosciuti purché rimangano fedeli e compatti all’attuale maggioranza governativa.

Meno diplomatico di Conte è stato il collega pentastellato, nonché attuale leader di partito, Luigi Di Maio, che si è dimostrato decisamente più scettico e critico nei confronti del politico fiorentino. Che si tratti di sfiducia o di timori di possibili limitazioni all’interno del proprio schieramento, l’attuale ministro degli Esteri ha accolto con freddezza la decisione di Renzi, raccomandandosi di evitare strategie e tensioni.

Della medesima opinione, o quanto meno affine, sembra essere Nicola Zingaretti, capofila del partito che sta assistendo al contenuto ma significativo esodo di accoliti dai propri ranghi. Le preoccupazione espresse dal leader PD nei giorni precedenti alla scissione hanno trovato una concreta realizzazione, lasciandolo deluso e per niente convinto della decisione di Renzi. La speranza di riguadagnare consensi e successi, secondo Zingaretti, sta sfuggendo di mano ai Dem proprio a causa di questa divisione.

Le opposizioni più avverse invece, com’è facile immaginare, non hanno perso tempo a farsi beffa delle correnti e delle tendenze separatiste della nuova maggioranza di governo. Rimarcando sull’ideale di un centrodestra unito, saldo e libero da manie di “poltronismo”, è evidente come questi schieramenti stiano nuovamente marciando come opposizione compatta, pronta a garantire una gestione alternativa.
Non è certo un segreto che da anni ormai le correnti interne al PD stavano radicalizzando le proprie posizioni, entrando più volte in conflitto e causando, come nel 2016, il fallimento di interi esecutivi. Se da un lato la “vecchia guardia” guidata da Zingaretti si era riproposta come fautrice dell’unità e della rinascita del Partito Democratico, era evidente come il volto più giovane e aperto dello schieramento faticasse ad accettare le direttive dei nuovi vertici. La scissione dei renziani della neonata Italia Viva non rappresenta dunque una sorpresa di per sé, ciò non toglie però il fatto che il momento in cui tale decisione è stata presa non è né irrilevante né casuale.

La prima motivazione plausibile per spiegare questo taglio di forbice, oltre alle già citate divisioni interne ai Dem, è stata dichiarata apertamente dallo stesso Matteo Renzi. La nuova guida di Italia viva auspica al suo partito un futuro sciolto dai vecchi stereotipi di sinistra e destra, collocandolo in quella fascia di centro avvolta da un alone di scettico mistero. Lo schieramento renziano si rivolge dunque a quella componente di moderati che, stanca di partiti più scafati e di vecchia gestione, potrebbero valergli numerosi consensi. Sfruttando dunque un vuoto di posizioni, preferenze e credibilità, cercherebbe di conquistare un proprio posto in politica.

La seconda ipotesi che, sempre al fine di imporsi nell’immediato come forza politica rilevante, spiegherebbe il tempismo della cesura è legata proprio ai numeri dell’esecutivo. Facente parte della compagine governativa ma separata dal PD, Italia Viva potrebbe rappresentare veramente l’ago della bilancia nelle decisioni di governo, occupando così di forza una posizione limitata ma estremamente rilevante negli equilibri di potere italiani. Il terrore dei cosiddetti “franchi tiratori”, argomento alquanto caro ai Cinque Stelle, è solo uno fra i tanti esempi di comportamenti volti a far pressione e incutere incertezza nella maggioranza parlamentare che, viste le carte in tavola, potrebbe realizzarsi.
Nella speranza che Matteo Renzi e i nuovi membri di Italia Viva non ricorrano a tali destabilizzanti espedienti, non possiamo certo ignorare come, ancora una volta, la politica italiana muti a seconda degli interessi di potere, piuttosto che in base agli interessi del Paese.

Vox Zerocinquantuno, 19 settembre 2019

Foto:quotidiano.net

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