Italiani come noi, di Sara Del Dot

Altro diritto, altro regalo. Nel corso dell’ultimo mese lo ius soli è arrivato come un fulmine sulle nostre tavole. Dividendo l’Italia dal punto di vista politico ma anche l’opinione pubblica, che si è abbandonata a profluvi di parole per commentare attivamente il riconoscimento ufficiale di qualcosa che c’è da sempre e cui non abbiamo mai fatto caso. La presenza, attorno a noi, di persone come noi, con i nostri dialetti, le nostre abitudini, la nostra quotidianità, ma con nazionalità diversa da quella italiana, almeno su carta.

Da tempo, in Italia, si discute sulla cittadinanza. Da un anno e mezzo il disegno di legge 2092 si trova intrappolato al senato dopo essere già stato approvato alla camera il 15 ottobre 2015. Lega Nord e Forza Italia si sono subito opposti, forti anche dell’astensionismo a firma M5S, presentando numerosi emendamenti e impedendo così che il disegno di legge proseguisse il suo corso e venisse quindi approvato.
È importante però sapere con che cosa abbiamo a che fare, è importante imparare a valutare determinati aspetti della vicenda che forse non sono molto chiari a tutti.

(Ph Sara Del Dot)

L’Italia è un Paese basato sullo ius sanguinis, legge di sangue, secondo la quale si è cittadini italiani se almeno un genitore è nazionalità italiana.
Per quanto riguarda i figli di genitori stranieri, una legge sulla cittadinanza esiste già, risale al 1992 e stabilisce che chi nasce in Italia ma ha entrambi i genitori stranieri, potrà fare la richiesta di cittadinanza una volta compiuti i diciotto anni e avendo sempre vissuto in Italia legalmente e senza interruzioni, con la possibilità di perdere il diritto se al genitore non viene rinnovato il permesso di soggiorno anche solo per un breve periodo. È anche possibile richiedere la cittadinanza dopo un soggiorno continuativo e legale di 10 anni nel Paese, in presenza però di un reddito sufficiente al sostentamento e in assenza di precedenti penali.
Il disegno di legge in discussione, prevede lo ius soli, ovvero il diritto al territorio, alla cittadinanza, ma non nella sua forma pura (che prevede l’acquisizione automatica di cittadinanza semplicemente perché si nasce in un dato territorio) bensì in due varianti: ius soli temperato e ius culturae.
Lo ius soli temperato prevede la possibilità di acquisire la cittadinanza a chi abbia almeno un genitore con regolare permesso di soggiorno di lunga durata, un reddito sufficiente, e che viva in Italia da almeno 5 anni, conosca la lingua italiana, abbia una casa con certificato di idoneità abitativa.
Lo ius culturae invece prevede che possa diventare cittadino Italiano un bambino che sia nato o arrivato in Italia entro i 12 anni e che abbia frequentato 5 anni di corsi di studi o 4 anni di corsi professionali. Per gli altri, sarà necessario avere almeno 6 anni di residenza alle spalle e un ciclo scolastico completato.

Un argomento giuridico che come sempre non può trascendere dall’etica ed è irrimediabilmente legato ad un’idea, tutta moderna, di ricostruzione di nuovi diritti civili. Non sorprende di certo l’asprezza dei toni utilizzati dalla politica e dal grande dibattito che si è aperto per l’opinione pubblica. Il percorso tracciato dai diversi dibattimenti in aula dà comunque la certezza di un paese che almeno in parte non nasconde una verità che come direbbe Cartesio si presenta “chiara ed evidente”, cioè quella di una società che ha l’urgenza di riconoscere tutte quelle identità fatte di uomini di etnie eterogenee che hanno scelto però di contare sul nostro territorio per lavorare e crescere i propri figli. Diventa dunque necessario che il mondo giuridico possa dare loro la possibilità di ridurre il difficile processo di integrazione che passa sicuramente dal riconoscimento della cittadinanza.

Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017


Sara Del Dot viene da Trento si è laureata in Lettere moderne e poi in Scienze della Comunicazione pubblica e sociale a Bologna, per poi spostarsi a Milano, dove vive tuttora, per frequentare la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi e fare il lavoro dei suoi sogni. Ama follemente la musica e la letteratura europea.

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