“Ius Culturae”: dubbi e tensioni che porteranno a un altro accantonamento, di Chiara Di Tommaso

Ius Culturae, dal latino “diritto della cultura”, hai diritto alla cittadinanza se ne possiedi la cultura.

In questi giorni il dibattito si è riacceso su alcune proposte del nuovo governo, che hanno diviso e agitato i politici quanto l’opinione pubblica, facendo tremare il precario equilibrio che tiene uniti gli alleati al potere. Tra queste vi è la delicata tematica legata al disegno di legge sullo Ius Culturae che ha l’obiettivo di modificare, anzi ampliare, le modalità di acquisizione della cittadinanza italiana da parte di stranieri.

La legge attualmente in vigore nel nostro paese in questo ambito è lo Ius Sanguinis, approvato nel 1992, che prevede che la cittadinanza sia trasmessa ai figli che nascono da almeno un genitore italiano. È chiaro come questa legge escluda nettamente e a priori tutti i bambini nati in Italia da genitori non italiani. L’introduzione dello Ius Culturae comporterebbe invece l’inclusione proprio di quest’ultimi, secondo il criterio di appartenenza culturale, definito dall’aver completato con successo almeno un ciclo scolastico dell’istruzione italiana. La nostra società è al giorno d’oggi molto composita e multietnica, sono tantissime le famiglie straniere, che vivono e lavorano nel nostro paese da decenni e che qui hanno fatto figli che sono cresciuti, andati a scuola e hanno imparato le stesse cose e la stessa lingua dei figli di genitori italiani.

In particolare i requisiti necessari sono l’essere nati o l’essere arrivati in Italia entro i dodici anni di età, l’avere frequentato almeno cinque anni di scuola e l’aver concluso almeno un ciclo scolastico tra elementari o medie. Per i ragazzi nati all’estero ma arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni invece sarà possibile ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Inoltre, verrebbe data la possibilità ai maggiorenni di richiedere la cittadinanza autonomamente entro due anni, nel caso la scelta non fosse stata fatta dai genitori.

Il 3 Ottobre è la giornata fissata per l’inizio dell’iter per questo disegno di legge all’interno della Commissione Affari Costituzionali, ma le posizioni dei partiti a proposito non sono chiare né lasciano molto sperare. Come era successo nel 2015, quando questo testo era stato approvato alla Camera, ma sempre bocciato al Senato fino ad essere stato messo da parte, anche quest’anno potrebbe toccargli simile sorte. Infatti oltre alla forte opposizione dei partiti di destra, tra cui la Meloni che è già in piazza a raccogliere le firme contro la legge non ancora nata, anche nel centro sinistra non c’è compattezza e convergenza di idee. Per Di Maio non si tratta di una priorità in questo momento, per Alessia Morani del PD, sottosegretaria allo Sviluppo, è il momento sbagliato, a causa dei sentimenti di rancore contro gli stranieri ancora nell’aria lasciati dalla propaganda di Salvini, secondo Orfini, anche lui parte dei dem, invece il momento è proprio questo ed urge intervenire per abbattere questa discriminazione insensata. Fortemente a favore si sono pronunciati anche il Ministro dell’Istruzione Fioramonti e il capogruppo del Pd alla Camera Delrio. Ma il tutto sembra più una falsa partenza, “siamo ancora lontani dall’avere un testo base” spiega Brescia, del M5S e presidente della Commissione Affari Costituzionali, alla quale è affidato il lavoro su questo disegno di legge. Il freno imposto dal Movimento Cinque Stelle unito all’incertezza con cui il Partito Democratico ha fatto questo passo, sembrano suggerire l’ennesimo accantonamento di questa riforma. Il timore generale è anche quello di lanciare fiamme sul fuoco della Lega e del suo leader, che si trova ora in disparte ma di cui si teme presto un contrattacco. Il tema della cittadinanza agli stranieri è infatti facilmente strumentalizzabile dall’opposizione di destra, che ha fatto della lotta all’immigrazione la sua bandiera.

Ma come ha detto Roberto Saviano in questo modo per non fare un favore alla destra, si fa un favore alla destra e ancora una volta una legge che potrebbe rinnovare positivamente il sistema viene rimandata a data da definirsi. Lo Ius Sanguinis, approvato negli anni Novanta, è di fatto chiaramente diventato anacronistico e non più applicabile alla società complessa del presente, in quanto non ne ha seguito i mutamenti e le trasformazioni e per questo necessita di essere aggiornato. Inoltre il criterio culturale per l’acquisizione della cittadinanza è estremamente efficace, in quanto è nella cultura che si fonda il concetto di nazionalità, è nella cultura che si costruisce l’integrazione, ed è la lingua ad esserne il più importante strumento.

Vox Zerocinquantuno, 2 0ttobre 2019

Foto Di Tommaso

(27)

Share

Lascia un commento