Jurassic World – Il regno distrutto: un blockbuster con spunti interessanti. Di Alessandro Romano

Sono passati 25 anni dall’uscita di Jurassic Park, l’omonimo film tratto dal Best Seller di Michael Crichton. Più volte nel corso delle successive pellicole riecheggia la frase “John Hammon aveva un sogno” e così, in un parallelismo tra i due “padri”- uno del Parco fisico e l’altro di quello cinematografico – possiamo dire che Steven Spielberg aveva un sogno: regalare al grande pubblico la possibilità di riportare queste affascinanti creature preistoriche a camminare ancora davanti ai nostro occhi.
Di tempo ne è passato dal quel 1993 che incantò gli spettatori di tutto il mondo e da allora diverse pellicole hanno tentato (invano) di regalarci ancora quel sogno. I due capitoli successivi hanno sicuramente deluso i più, relegando un’idea affascinante che cercava anche di affrontare il discorso filosofico sull’opportunità o meno da parte della scienza di “giocare a fare Dio” ad un evento di mera spettacolarità, con scene improbabili nel secondo episodio ad addirittura la quasi demenzialità del terzo.

Conclusa questa prima trilogia, i produttori hanno dato avvio nel 2015 ad un nuovo trittico, il “Park” è diventato “World” e l’idea del progetto ha un taglio preciso: sì alla spettacolarità, sì ai momenti comici (ma senza cadere in quella banalità che fa storcere il naso) e cercando di dare qua e là quegli spunti di riflessione che in parte ripropongono il discorso gettato dal capostipite della saga. Soprattutto questo secondo film intitolato “Jurassic World – Il regno distrutto”.

La cosa più interessante, paradossalmente, arriva da un finale inaspettato. Non volendo trasgredire il divieto di fare spoiler, ci limitiamo a dire che questo film può fungere da monito per porci una domanda, tanto semplice quanto importante, in un’era in cui l’evoluzione tecnologica (e genetica) viaggia ad una velocità senza precedenti: se anche fossimo davvero in grado di giocare a fare Dio, se davvero avessimo le possibilità per ribaltare il corso della Storia, saremmo legittimati a farlo? Tutti gli eventuali rischi che questo comporterebbe, sono davvero calcolabili? E poi, riusciamo a fidarci del nostro prossimo e sapere che non userà queste possibilità scientifiche – che dovrebbero in teoria abbellire il mondo – per renderlo un posto ancora più oscuro e pericoloso?

Se è vero che scienziati e paleontologi di ogni livello hanno in sostanza detto che, almeno per ora, la possibilità di fare rivivere i dinosauri si esaurisca nell’ambito della fantascienza, in certi altri complessi e pericolosi campi, quali ad esempio la clonazione o la programmazione genetica, la finzione non è più così lontana dal diventar realtà.

In una scena del film la protagonista dice: “-la prima volta che li vedi è come un miracolo-”. E ovviamente siamo tutti attratti e affascinati dall’idea che la scienza possa un giorno farci assistere a ciò che fino al momento prima pensavamo poter essere solo un evento soprannaturale. Bene, se ha un pregio questo film è proprio quello di farci vivere entrambi le fasi di un’ipotesi del genere: la meraviglia e i terribili risvolti che l meraviglia può avere.

Per chi ha visto il film certamente avrà una grande curiosità nel vedere che cosa possa offrire l’ultimo capitolo di questa seconda trilogia (ammesso che sia davvero l’episodio conclusivo).
Diretta da Colin Trevorrow nel primo lungometraggio e da Juan Antonio Bayona nel secondo, sappiamo certamente che il protagonista sarà Chiris Pratt, lo Star Lord de “I guardiani della galassia” che esattamente come nel film Marvel, interpreta una sorta di eroe (all’apparenza) frivolo che però sa da quale parte stia il bene e che non ha nessun timore per correre alla difesa di questo. Accanto a lui Bryce Dallas Howard figlia del grande regista Ron Howard, attrice affascinante e dotata di una buona verve comica.

Sarà un film divertente e speriamo che l’epilogo finale, oltre alla spettacolarità, dia una mano per avvicinarci a capire quale sia il limite di una scienza, che, senza controllo, può addirittura portarci a regredire anziché evolverci.

Vox Zerocinquantuno n.24, luglio 2018

In copertina foto da www.jurassicworld-ilfilm.it


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di“Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”

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