La cordillera, la politica dell’uomo comune. Di Fabio Bersani

Questo mese trattiamo di un film argentino in arrivo nelle sale italiane nella seconda metà di novembre, La cordillera, Il presidente.

La pellicola descrive un ritratto verosimile di una conferenza dei più grandi Paesi dell’America del sud uniti in Cile per discutere di un trattato sull’energia. La storia gira attorno alla vita pubblica e privata del presidente argentino Hernán Blanco, interpretato da Ricardo Darìn. Darìn è uno degli attori argentini contemporanei più noti e attivi nel mondo infatti, oltre ad essere il protagonista de La cordillera, arriverà in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane con un altro film (molto consigliato) Tutti lo sanno.

Qui recita nei panni di un presidente che all’apparenza sembra essere un uomo del popolo, dalla vita privata irrilevante, come emerge in una scena del film quando Blanco è intervistato da una reporter in cerca di notizie. Un uomo comune, formula politica vincente o realtà?

Darìn mette nel film tutta la sua espressività. Uno sguardo che penetra la cinepresa e comunica direttamente con lo spettatore, attraverso il quale comunica lo stato d’animo del presidente senza doversi impegnare in lunghi e articolati discorsi, cosa che solitamente ci si aspetterebbe da un politico.

Blanco è il presidente del popolo, un uomo comune dall’insolito identikit politico. L’immagine pubblica del presidente è pura, quasi noiosa, tanto da apparire quasi invisibile al fianco dei capi di Stato del sud America, non altrettanto però si può dire della sua vita privata.

All’arrivo inaspettato della figlia alla conferenza si può osservare un lato ben diverso da quello che l’anonimo presidente argentino mostra davanti le telecamere. Tra misteri e strani silenzi Blanco si mostra nella riservatezza della sua famiglia e del suo staff un vero e proprio leader carismatico intento a non voler rovinare l’immagine che ha saputo sapientemente costruire di sé davanti al suo elettorato.

Un film che accompagna i colpi di scena con pathos e lunghi silenzi e si mostra, non soltanto come costrutto di un racconto verosimile della vita di un politico, ma è una vera e propria metafora del potere politico in Sud America.

Forte la componente populista che accompagna da sempre la politica dei Paesi Latini: il Brasile che vuole dettare una linea forte in virtù del suo peso economico nell’area geografica, l’intrusione degli USA negli affari del continente sudamericano e gli scandali che si nascondono dietro ogni politico, anche quello più comune ed invisibile di tutti.

Un ruolo fondamentale è riservato alla location nella quale ha luogo la conferenza politica, le Ande. La nota catena montuosa isola geograficamente e socialmente gli uomini più potenti del sud America dai comuni cittadini. I tornanti sono una perfetta metafora di come il potere politico non sia mai semplice e diretto ma debba percorrere strade tortuose prima di arrivare all’obiettivo finale.

Mitre ci regala una sua personale interpretazione della politica, costruzione a volte non troppo lontano dalla realtà, ma che lascia spunti di riflessione su come la politica deformi i politici e di come i politici modellino la stessa sui loro interessi personali.

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

In copertina foto da: cineuropa.org

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