La distanza fra me e il ciliegio di Paola Peretti. Recensione di Elisa Benni

Il buio, una paura ancestrale radicata nell’essere umano. Per molti, ma non per tutti, è una paura che si supera mentre si cresce. Per i bambini il buio è un altrove ricco di creature mostruose e inquietanti.

Mafalda è una bambina di 9 anni, quasi 10, e i dottori le hanno spiegato che lei presto andrà ad abitare nel buio. Ha una malattia agli occhi che la sta rendendo cieca molto velocemente. Già da qualche tempo infatti Mafalda vede davanti ai suoi occhi delle macchie e una nebbiolina. Questi episodi si fanno ogni giorno che passa più frequenti e insistenti tanto che ormai la nebbia la accompagna nella vita di tutti i giorni.

Lei ha paura, ovviamente, e decide che prima di restare al buio deve allontanarsi. Quale miglior modo di allontanarsi che non copiare il protagonista del suo romanzo preferito: Il barone rampante di Italo Calvino? Decide infatti che prima di restare al buio lei andrà ad abitare sul ciliegio di fronte alla sua scuola.

D’altro canto è proprio quel ciliegio il suo punto di riferimento per capire quanto sta avanzando la malattia: ogni mattina lei conta i passi da quando intravvede il ciliegio e quando effettivamente arriva alle scale della scuola. Ogni mattina i passi calano, anche se lei a volte bara perché comincia a contarli quando sente il profumo dei fiori del ciliegio e quindi sa di essere vicina anche se ancora non lo vede.

Nel frattempo, prima che venga il tempo di salire sul ciliegio, ci sono ancora cose che deve fare.

Entrano allora in gioco i personaggi secondari del romanzo a partire dai genitori premurosi e spaventati dalla vita che la loro bambina dovrà affrontare da non vedente, la bidella della scuola che l’ha presa in simpatia ed ogni giorno la aspetta sulle scale della scuola per accompagnarla dentro e che cerca di rispondere nel modo più diretto e sincero possibile a tutte le perplessità naturali di una persona che sta perdendo la vista ma lo sta affrontando con il candore di una bambina. E poi c’è Filippo. Per molti a scuola è un bulletto, il Bart Simpson dell’istituto. Ma ha preso Mafalda in simpatia e, pur avendo capito la sua malattia, la tratta come se niente fosse e, senza che lei lo percepisca, veglia su di lei e la protegge.

Questo libro è foriero di svariate riflessioni. Una in particolare, affrontata dal punto di vista di una bambina, è particolarmente importante e gliela pone Estella, la bidella: cosa è essenziale? Se l’essenziale per la vita di Mafalda non è la vista, e non lo è, allora basta sapere che perdendo la vista non perde questo essenziale per trovare la forza per andare oltre. Oltre il buio, oltre la paura.

Paola Peretti affronta un argomento che ha toccato lei stessa anche se in età adulta poiché anche lei ha una malattia degenerativa agli occhi. Quando le è stata diagnosticata ha deciso che, visto che voleva scrivere, era giunto il momento di farlo, senza indugiare oltre. Come lei stessa ha affermato, intervistata da Il Libraio, “Ho gli occhi nelle mani, e quando scrivo vedo meglio anche con la testa”.

Il libro è scritto in maniera spontanea e, pur trattando un argomento delicato e fortemente emotivo, riesce a restare di una levità invidiabile.

Vox Zerocinquantuno n.28, Novembre 2018

In copertina foto da: pikdo.me

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