La frontiera di Alessandro Leogrande. Recensione di Chiara Di Tommaso

Alessandro Leogrande, grande giornalista italiano che è stato vice-direttore di “Lo Straniero” e collaboratore di diverse testate quali “Corriere del Mezzogiorno”, “Saturno” e “Il Riformista”, ha scandito la sua brillante carriera con numerose pubblicazioni di saggi e reportage narrativi, affrontando temi di grande rilevanza politica e sociale. Tra questi, uno degli ultimi ad essere stato scritto, due anni prima della sua scomparsa, è “La frontiera” edito da Feltrinelli del 2015.

 

In “La frontiera” Leogrande racconta le storie nella Storia. Il titolo stesso esplicita l’assolutezza del tema: non si fa riferimento ad un confine specifico, ad un flusso specifico, ad un solo popolo, bensì alla frontiera in senso lato, alle migrazioni come fenomeno continuo, complesso, sfaccettato ed in costante cambiamento. Al tempo stesso però l’autore non generalizza mai, anzi, entra con discrezione e rispetto nelle vite delle persone che ha incontrato e con cui ha parlato, ascoltandole con attenzione, riportando con fedeltà le loro parole, che distinguono il tempo prima e il tempo dopo il viaggio. Perché la frontiera in questo libro non è solo il segno fisico e invisibile che taglia i mari e le terre, ma soprattutto qualcosa di interiore, una barriera psicologica, ma anche temporale che divide in due le vite di chi parte. La voce dell’autore è discreta e non si impone al lettore, nonostante tutte le interviste siano state condotte da lui, e tutte le immagini descritte siano state filtrate dai suoi occhi, ciò che prevale è sempre la parola dei migranti. Attraverso la sua penna ragazzi e ragazze, costretti spesso a nascondersi dietro nomi inventati, si liberano delle loro storie buttandole fuori, chi a fatica, chi con sollievo, ordinando sulla carta dettagli di guerra, di fame, di morte, di amicizia, di dolore. Il mare è la costante di vite così diverse e lontane, il mare nero, mosso, il mare cimitero, il mare che a volte diventa miracolosamente salvezza: il Mediterraneo. Un mare che ha visto passare di tutto, barchette, navi militari, gommoni bucati, un mare che ha inghiottito, abbandonato, solo a volte graziato, troppe vite. Ma il valore del lavoro straordinario di Leogrande, frutto di uno studio e di una ricerca e di una raccolta di testimonianze durati anni, ha il valore aggiunto di andare a scavare nelle cause. Non si limita a riportare le dinamiche, ormai troppo note dei viaggi organizzati, degli sbarchi, ma va molto più indietro, nelle storie politiche dei paesi di origine, che spesso si intrecciano con la storia d’Italia e d’Europa. Il primo popolo sui cui si concentra lo scrittore è quello eritreo, in fuga da un paese stritolato da una dittatura che impone la leva militare obbligatoria perenne. Lo racconta attraverso le parole di chi è arrivato, di chi ce l’ha fatta, ma anche attraverso i silenzi di chi è rimasto vittima dei grandi naufragi al largo di Lampedusa nel 2013. Va a indagare le connessioni sepolte, i nessi che nessuno ricorda e a cui pochi hanno voluto pensare: il colonialismo italiano in Eritrea, la memoria della dittatura fascista, e poi ancora più indietro la guerra con l’Etiopia. Descrive e analizza gli anni della Libia italiana da una parte, e la Libia oggi dall’altra, crocevia del traffico di persone, devastata da una costante lotta intestina, dove si mescolano le storie dei trafficanti, degli scafisti, di chi scappa e di chi in quelle prigioni rimane bloccato. Leogrande poi si sposta verso est, dall’Italia ai Balcani, dal Corno d’Africa al Medio Oriente, raccontando i profughi siriani e gli arrivi nella Grecia meridionale. Tante storie, tanti pezzetti di un enorme puzzle che il giornalista costruisce insieme a chi legge, un poco per volta, con pazienza, spiegando ogni dettaglio, senza dare nulla per scontato. Grazie alle tecniche proprie del reportage narrativo e grazie al suo talento, Leogrande partorisce un’opera unica, che è contemporaneamente giornalistica e letteraria. Regala, a chiunque abbia il coraggio di aprire gli occhi e sostenere la verità, un quadro perfetto e quasi del fenomeno delle migrazioni dal Sud al Nord del mondo, che attraversa presente, passato e futuro con agilità, percorrendo avanti e indietro quella che è la frontiera per eccellenza.

 

Un libro che unisce la storia all’attualità, le dinamiche politiche a quelle individuali, e che intreccia con perizia i diversi aspetti di un fenomeno così complicato, del quale per quanto si studi e ci si informi, manca sempre qualcosa da capire. Un libro che fa riflettere, che non ha l’ambizione di spiegare tutto, che non si limita alle risposte facili e alle conclusioni scontate. Un libro che ha il potere straordinario di far sentire il lettore parte di questa frontiera, di questa assurda e insanabile ferita…a volte complice a volte vittima.

Vox Zerocinquantuno, 30 settembre 2020


(Foto: Amazon)

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