La Grande Scommessa: La vera storia degli uomini che avevano previsto la crisi e sono diventati ricchi, di Alessandro Romano

La Grande Scommessa è basato su fatti realmente accaduti e i protagonisti sono alcuni operatori del mercato finanziario americano che, prevedendo il tracollo del mercato immobiliare, hanno fatto ciò che tutti gli altri consideravano un’autentica follia: investire ingenti somme di denaro proprio contro quello, che era considerato, il mercato più sicuro.

Un cast eccezionale ci fa rivivere i due anni precedenti il fallimento della Lehman Brothers.
Christian Bale interpreta Michael Burry, probabilmente l’unico uomo sulla faccia della terra che ha deciso di spacchettare le obbligazioni ipotecarie (qualcosa come 11˙000 pagine di numeri!), rendendosi conto che i mutui cominciavano a non essere pagati e che dal secondo trimestre 2007, con lo scatto dell’interesse variabile, non sarebbero più stati sostenibili. Incredibile la prova di Bale, il personaggio che interpreta è sopra le righe, gira per l’ufficio scalzo e studia gli spostamenti finanziari ascoltando musica metal. Pare che Michael Burry sia davvero così e che il film non enfatizzi affatto i suoi eccessi.

Se Bale è bravissimo, Steve Carrell è eccezionale, una vera forza della natura. Interpreta l’eccentrico Mark Baum, responsabile di un fondo d’investimento che fa capo a Morgan Stanley. Venuto a conoscenza della possibile frode delle grandi banche d’investimento, insieme alla sua equipe (tre attori fantastici e spassosi a dir poco) cerca d’indagare sulla soffiata ricevuta. Il percorso di questo gruppo ci farà capire come il mercato immobiliare fosse diventato un’enorme macchina piena di informazioni false.

La voce narrante è quella di Ryan Gosling, nel ruolo di Jared Vennett, impiegato di Deutsche Bank che, venuto a conoscenza degli studi di Burry, cercherà di convincere Baum e i suoi collaboratori ad appoggiarlo. Possiamo dire che è l’unico tra i protagonisti a non farsi il minimo scrupolo; il suo unico obiettivo? Fare una montagna di soldi. Gosling si presenta come al solito con “quella faccia e quell’espressione un po’ così” di chi sa di avercela e sa come giocarci, regalandoci un personaggio divertente e un’interpretazione più che convincente.

Poi c’è Brad Pitt. Una parte più breve rispetto agli altri, ma non meno importante. Ben Rickert è un uomo riservato che, dopo aver fatto fortune col mercato finanziario, ha deciso di ritirarsi non sopportando più il marcio che gli stava attorno. Deciderà però, in nome dell’amicizia che lo lega a Charlie Geller e Jamie Shipley, di aiutarli ad entrare nel giro dei grandi investitori e di potere scommettere contro il sistema immobiliare. La parte di Pitt è importante perché interpreta il volto di chi conosce quel mondo ma lo rigetta, sarà lui a rimproverare i due ragazzi nel momento in cui esultano, ricordando loro che ogni punto percentuale rappresenta 40˙000 famiglie che perderanno il lavoro e la casa: “Non c’è proprio nulla di cui essere contenti”.

Raramente un film ha quasi esclusivamente come obiettivo quello di far capire allo spettatore ciò che sta guardando. In alcuni casi la pellicola addirittura si interrompe e un personaggio noto al pubblico americano spiega il significato di alcune parole e passaggi chiave della finanza. Capita così che Anthony Bourdain, uno dei più famosi chef d’America, utilizzando i pesci che gli servono per preparare una zuppa, ci spieghi cos’è un CDO.

Il regista Adam McKay, si aggiudica anche l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Ricostruendo i fatti reali cerca di denunciare la frode del mercato immobiliare e di ricordarci come in queste situazioni a pagare siano di solito le persone più deboli. L’accento non è posto solo sulle famiglie che hanno perso tutto, ma anche su quelle che hanno visto addossarsi le colpe (immigrati, perfino i professori) mentre i grandi banchieri e i grandi investitori, soprattutto da un punto di vista giudiziario, ne sono usciti assolutamente incolumi.

In una carrellata di persone che cercano di arricchirsi o di comprare una casa, vediamo tutto quel mondo dorato, fatto di un luccichio finto, venire giù pezzo dopo pezzo. I ritmi alti coinvolgono lo spettatore e non mancano i momenti di ironia, anche se poi, quello che rimane, è un grande senso di vuoto e di tristezza. Le nostre vite nelle mani di poche persone che pensano solo al denaro e che non danno il minimo valore alla vita degli altri.

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale

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