La memoria delle stragi si fa spazio alla “Repubblica delle Idee”, di Chiara Di Tommaso

Anche quest’anno Piazza Maggiore si è riempita di ospiti e spettatori, nei limiti che il distanziamento sociale permette, per i tre giorni dedicati all’evento Repubblica delle Idee 2020 “Ripartiamo”. Dall’8 al 10 luglio sul palco sono passati e hanno dibattuto giornalisti, politici, attori, ingegneri, scrittori, economisti, che hanno affrontato diversi temi importanti di attualità. Dal ponte di Genova alle misure per la ripartenza economica, dai cambiamenti climatici alla musica, dalle Unione Europea agli anni di piombo. Tra i personaggi che sono stati invitati, alcuni in presenza altri attraverso video, ci sono stati Renzo Piano, Roberto Saviano, Alessandro Baricco, Paola Cortellesi, Marco Damilano, Fabrizio Barca, Elly Schlein e moltissimi altri.

 

In particolare abbiamo seguito uno degli eventi conclusivi, che si è tenuto venerdì 10 alle ore 19, quando, cogliendo l’occasione dei quarant’anni dalle stragi di Ustica e della Stazione di Bologna, la città si è riunita per ricordare quel drammatico momento della storia del nostro Paese. “E saremmo stati salvi” era il titolo della conferenza- spettacolo, in onore delle ultime parole con cui si è concluso l’emozionante monologo dell’attrice Lella Costa. L’evento è stato introdotto da un dialogo mediato da Giovanni Egidio, tra il presidente della Regione Stefano Bonaccini e Cinzia Venturoli, professoressa universitaria nel Dipartimento di Scienze dell’Educazione che da anni si occupa di storia e di coltivare la memoria del periodo delle stragi, lavorando soprattutto con le scuole e i giovani. “Raccontare la storia delle vittime crea empatia, questo è il metodo, l’empatia verso il dolore, i ragazzi lo comprendono.” Questo spiega Venturoli, raccontando l’impegno, la sensibilità e la costanza con cui porta avanti il suo progetto, per non far dimenticare cosa è successo, per tenere viva la ricerca della verità. Ha sempre messo le persone al primo posto nel racconto della storia, perché non sono numeri, non sono nomi: “Quando racconti quelle persone ti rendi conto che loro siamo noi”, hanno lasciato degli amori, delle delusioni, degli impegni, dei progetti, degli errori. Ciò che più stupisce, racconta, è che sono tutte persone che potevano non esser lì, così come tante altre avrebbero potuto esserci. Sono molte le testimonianze che negli anni ha raccolto e diffuso, le vite che ha ricostruito, i particolari che ha scoperto. I dettagli sono fondamentali, perché tengono accesa la memoria, stimolano il senso di giustizia, comunità, responsabilità.

 

La memoria è legata profondamente al territorio, e Bologna è stata teatro di più d’una strage e ha pianto numerose vittime. Stefano Bonaccini ha spiegato che l’Emilia Romagna è l’unica regione italiana ad aver realizzato due importanti obiettivi in questo ambito. Il primo è la completa digitalizzazione, realizzata insieme al Tribunale di Bologna e l’Archivio di stato, di 700 mila pagine di atti di tutti i processi per terrorismo che si sono svolti nella città. Si tratta di un patrimonio straordinario, che ora è a disposizione di giudici, storici, associazioni, e cittadinanza. La seconda è l’avere istituito una legge per la memoria del ‘900 e stanziato uno specifico fondo di un milione di euro l’anno per finanziare progetti e attività che hanno l’obiettivo di coltivare la memoria. “Non possiamo accontentarci di alcune verità perché ne mancano altre. C’è un dovere morale verso le famiglie delle vittime, verso la società di arrivare a scoprire chi sono i mandanti di queste e di tutte le altre stragi irrisolte del nostro paese” afferma Bonaccini, confermando l’impegno delle istituzioni regionali in questo campo. L’assurda e lunghissima vicenda giudiziaria che ha contraddistinto tutte le stragi di quegli anni, è tutt’ora in atto, e i processi a distanza di mezzo secolo sono ancora aperti. La strage della Stazione di Bologna è stata la prima ad ottenere una sentenza di primo grado passata in giudicato. “I processi hanno tenuto viva la memoria, ma anche la memoria ha permesso che si portassero avanti i processi. Non è scontato che siamo arrivati a questo punto.” spiega Cinzia Venturoli, esprimendo la soddisfazione per una giustizia tardiva ma necessaria, anche se ancora incompleta.

 

La serata è proseguita e si è conclusa con le parole intime e dolcissime di Lella Costa, che ha raccontato con una sincerità e sensibilità disarmanti il suo ricordo delle stragi, da Piazza Fontana nella sua Milano, fino alle stragi di mafia degli anni ’90. Ha raccontato l’indignazione, lo sgomento, il dolore per le morti, per l’ingiustizia, per le bugie. Ma anche il punto di vista della sua generazione, a cui è stato strappato con violenza il sogno di una società migliore. È difficile ripristinare la fiducia in uno Stato che “ha fatto di tutto per insabbiare, intricare, nascondere la verità”, continua, “Chi avrebbe dovuto tutelarci, si è inventato storie di caldaie che scoppiano quando erano bombe, e di bombe che esplodono su un aereo in realtà colpito da un missile. “Non si può dimenticare una ferita del genere. […] È su questa montagna di resti, di ossa, talmente alta che copre il sole, che si fonda la nostra storia e dobbiamo sempre prestarci attenzione.”

 

 

“Provare lutto per la morte di persone che non abbiamo mai visto implica una parentela vitale tra l’anima loro e la nostra. Per uno sconosciuto, gli sconosciuti non piangono”. Poesia di Emily Dickinson, citata nel monologo da Lella Costa.

Vox Zerocinquantuno, 13 luglio 2020

(22)

Share

Lascia un commento