La misura eroica di Andrea Marcolongo. Recensione di Elisa Benni

 

La misura eroica ossia quanto siamo in grado di fare, anche quando tutti ci dicono che è impossibile, per raggiungere la meta.

Le parole sono importanti!” gridava Nanni Moretti nei panni di Michele Apicella in Palombella rossa del 1989.

L’importanza delle parole, del loro vero, ancestrale significato portato dell’etimologia è al contempo ragione e strumento per scrivere questo libro. Andrea Marcolongo le sfrutta per accompagnare in lettore in una riflessione sulla natura del viaggio, fisico ed interiore, dall’età dell’innocenza all’età adulta attraverso la vicenda degli Argonauti.

L’autrice, ripercorrendo la narrazione di Apollonio Rodio dell’epopea degli Argonauti, ne eviscera i significati più reconditi.

Innanzitutto analizza il concetto il viaggio che non è solo tragitto, spostamento, ma è metafora della crescita e della scoperta del proprio io, della propria dimensione.

Si parte per raggiungere la meta ma la partenza di per sé è già viaggio perché punto di svolta e di cambiamento, abbandono delle certezze verso un destino ignoto.

Il saper partire è sinonimo di coraggio, di crescita poiché il partire rappresenta la dinamicità della vita contrapposta alla staticità dettata dalla paura.

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Al contempo è però utile tenere a portata di mano una via d’uscita. Per questo viene citato un manuale inglese del 1942 intitolato How to abandon ship, perché a volte il cambiamento che occorre porre in essere è semplicemente trovare il coraggio di abbandonare la nave perché sbagliata per noi o perché va alla deriva senza più timone.

Si intrecciano quindi tra loro le vicende degli argonauti con quelle dell’autrice e con riflessioni sulla vita, sull’amore e sul coraggio. Tre argomenti inevitabilmente concatenati ed innalzati alla dimensione mitica del primo viaggio per mare della storia.

Giasone e un assortito gruppo di eroi, dal padre di Achille ai Dioscuri fratelli di Clitemnestra ed Elena, dal possente Eracle al padre di Odisseo, si lanciano in questa traversata sulla prima nave della storia del mondo costruita da Argo per andare a strappare il Vello d’oro al perfido Eeta e portarlo a Pelia, re di Iolco, come contropartita per la liberazione del padre di Giasone.

Ma è soprattutto Giasone che salpando va incontro al proprio destino. E nel suo destino c’è la meta prefissata, il vello d’oro, che non potrà conquistare se non con l’amore. Perché è l’amore di Medea a mutare le sorti della spedizione e dell’eroe stesso. Quell’Eros che nacque subito dopo il cielo e la terra e che è “padrone del cuore di tutti gli uomini e di tutti gli dei e che dona saggi consigli”.

Giasone e Medea all’inizio della storia sono due giovani, alla fine sono un uomo e una donna, maturati nel viaggio e nell’amore.

Tutte le riflessioni che questa maturazione porta con sé sono anche molto intime, molto personali ma al contempo possono essere universali.

Andrea Marcolongo, giovane scrittrice al suo secondo romanzo dopo La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, ha ora interiorizzato il suo ruolo di autrice dopo un passato da ghostwriter. È noto per esempio che fossero suoi alcuni fra i discorsi pubblici di Matteo Renzi. La sua scrittura è leggera, semplice, a volte entusiastica (l’amore per l’argomento è evidente in ogni lemma) nonostante nei diversi livelli di narrazione, complessi e talvolta eccessivamente cervellotici, pecchi di mancanza di fluidità. Il libro pertanto risulta, sia per la complessità dell’argomento che per mancanza di fluidità, un po’ difficile; è senz’altro però consigliabile a tutti quei giovani che si credono già adulti e ai quali questo breve libro può fornire svariati spunti di riflessione. Punti di riflessione che potrebbero essere presi in considerazione anche da molti adulti moderni rinchiusi in una dimensione non più adolescenziale per decorsi termini di età ma non ancora adulta per non ancora conseguiti titoli di responsabilizzazione.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

In copertina foto da illibraio.it

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