La passione dei Greci:il rito del simposio, di Rosaria Lanza

Il simposio greco è conosciuto soprattutto grazie ai dialoghi di Platone ne Il Simposio appunto, noto anche con il titolo di Convivio: si tratta di un agone oratorio ambientato durante un banchetto offerto dal poeta tragico Agatone.

Era una pratica abbastanza diffusa nei costumi della Grecia classica, ma non tutti sanno che durante tale avvenimento non si beveva solamente e si discorreva e ragionava su temi come l’amore, ma in molti casi il banchetto era collegato a delle feste religiose particolari che prevedevano rituali complessi e anche abbastanza lunghi. In altri invece, era l’equivalente del nostro “drinking-party”, una tipica festa animata dal vino, donato da Dioniso, il dio che aveva dato agli uomini anche le indicazioni per poterlo bere senza far danno.

Senza alcun dubbio, è stato uno delle principali istituzioni della società greca; è comprensibile, quindi, che di un’occasione dalle tante implicazioni sociali noi abbiamo molte testimonianze, letterarie e soprattutto archeologiche.

Cratere attico. Parigi Louvre E 623 (foto da M.L. Catoni 2010 pag.356)
Cratere attico. Parigi Louvre E 623 (foto da M.L. Catoni 2010 pag.356)

Esso non si è però diffuso in tutte le realtà greche: in alcune zone particolarmente conservatrici come a Sparta e a Creta, rappresentava un vero e proprio banchetto, denominato “sissizio”, pasto comune dove il cibo e le bevande erano uguali per tutti i partecipanti, ma ai cittadini più ragguardevoli erano riservati posti d’onore, precedenze e porzioni particolari. Esistevano diversi banchetti “comuni” a Sparta: i “phiditia” non erano altro che banchetti chiusi da un punto di vista sociale e topografico, condivisi dai cittadini dietro le porte di una sala comune ed era richiesto il voto unanime del gruppo per l’ammissione all’interno del banchetto. C’erano anche i “kopides”, pasti rituali tenuti in occasione di particolari festival; un’ istituzione che appare differire in numero ai phiditia. In occasione dei kopides, la città si apriva agli stranieri, o i cittadini lasciavano la città per andare altrove, installando delle tavole all’interno delle tende o rifugi provvisori, accessibili a tutti per mangiare e bere in compagnia.
Le “Giacinzie” occupano, invece, un posto a parte in questo complesso; esse erano delle feste spartane importanti che duravano tre giorni. Si tenevano ad Amukles (sud-ovest di Sparta) e si svolgevano in estate. Nel primo giorno si ricordava la morte del giovane eroe Giacinto; i sacrifici venivano offerti ai morti e i banchetti erano molto spogli. Nel secondo giorno, in cui si celebrava la rinascita dell’eroe, come Apollo Hyakinthios, i giovani cantavano in onore di Apollo, donne, stranieri e schiavi partecipavano al banchetto. Nel terzo, infine, le donne tessevano delle tuniche che poi venivano offerte agli dei, i giovani invece continuavano a festeggiare con canti, danze, brindisi e tanto vino.
La funzione del vino nel quadro di un pasto rituale, in cui il consumo e i contorni festivi e civici si combinano per dare un ampio significato a quello che è un banchetto, ci fornisce un’opportunità di vedere come gli alimenti insieme al rito del bere si trasformano, in certi contesti, in elementi di un sistema di importanza “regionale”, come nel caso spartano, con numerose varianti.

Scena di simposio su una coppa a figure rosse attribuita al pittore di Epeleios CA.510 a.C. (Foto da Boardman 1990)
Scena di simposio su una coppa a figure rosse attribuita al pittore di Epeleios CA.510 a.C. (Foto da Boardman 1990)

Non era da meno Atene: le immagini sui numerosi vasi greci che rappresentano il simposio pongono l’accento sul fatto che questi avvenivano nei megaroi del palazzo del re omerico, in tende allestite, o nell’hestiatorion, sale di edifici adibite a banchetti rituali o civili. L’andron era il luogo tipico del simposio, dove c’erano le “klinai”, letti riccamente decorati. I convitati stavano distesi, singolarmente o a due a due. L’andron aveva una struttura particolare: la porta era decentrata per ospitare tutti i letti, le klìnai erano disposte in modo che i convitati fossero a stretto contatto, con le testate che si toccavano quasi a formare un circolo, così che da qualsiasi punto era possibile vedere e ascoltare gli altri. Non c’era per esempio un punto di vista privilegiato né una gerarchia di posizione dei convitati, come invece esisteva nel convivio romano . Al centro della sala era posto un cratere nel quale veniva versato vino mescolato con acqua.

Il simposio di Atene è nettamente separato dal banchetto spartano, esso aveva delle regole ben definite e ritualizzate quali la celebrazione dopo il tramonto, quindi solo dopo la cena, e non dopo il pranzo, come invece poteva avvenire a Sparta. Era una precauzione presa per evitare che la sicura sbronza compromettesse l’intera giornata. All’inizio i convitati Ateniesi facevano un brindisi particolare, “propinein epidexia”, brindare verso destra. Tra una coppa e l’altra giocavano o recitavano improvvisando versi. In Attica, il passaggio del turno da un simposiasta all’altro era anche simboleggiato da un ramoscello di mirto, che i presenti si passavano l’un l’altro: chi lo aveva in mano doveva cantare – recitare uno “skolion”, canto recitato accompagnato da uno strumento a corda, il barbitos.

Infine si giungeva al “kòmos”, momento in cui i partecipanti uscivano dalla sala e, in preda all’ebbrezza, facevano una processione per la città, cantando e ballando.

Il presupposto implicito del simposio greco, basato sul bere comunitario, non era altro che uno strumento esplorativo dell’animo umano; dietro ad un semplice brindisi stavano i valori dell’amicizia e della lealtà fra i compagni. La mescolanza del vino e dell’acqua era una specie di sperimentazione sociale della morale greca che prevedeva un’ideale di equilibrio e di misura; d’altronde questo rito era strumento di educazione civica dei Greci.

Vox Zerocinquantuno n 3 Settembre 2016

Bibliografia

_M. VETTA (a cura di), Poesia e simposio nella Grecia antica. Una guida storica e critica, Roma-Bari 1983.
_J. BOARDMAN, “Symposion Furniture”, in Sympotica: a symposium on the symposion, ed. O. MURRAY, Oxford 1990, pp122-131.
_L. BRUIT, ‘The meal at the Hyakinthia: ritual consumption and offering’, in Sympotica, Oxford 1990, pp. 162–174.
_P. NENCINI, Ubriachezza e sobrietà nel mondo antico. Alle radici del bere moderno, Bologna 2009.

_M. L. CATONI, Bere vino puro. Immagini del simposio, Milano 2010.


Rosaria Lanza, laureata in Beni Culturali e specializzata in Archeologia con una tesi di Archeologia Medievale presso l’Università Degli Studi Di Palermo, durante la sua carriera universitaria si è occupata dello studio di ceramiche di epoca araba-normanna e ha partecipato ad alcuni scavi archeologici. Attualmente sta intraprendendo la carriera di docente in materie letterarie.

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