La politica oggi, di Riccardo Angiolini

Svalutazione dell’odierna politica italiana.
Analisi di un fenomeno recente ma dalle radici remote.

In questo così peculiare agosto 2020, non meno torrido rispetto a quelli passati, è emerso l’ultimo degli scandali riguardanti la politica italiana. Sebbene il momento non sia particolarmente agitato da conflitti intestini, è stata diffusa pochi giorni or sono la notizia di alcuni parlamentari che, essendo in possesso di partita IVA, avrebbero fatto richiesta dei 600 euro di aiuti speciali erogati dall’INPS. Attorno all’episodio si è sollevato un polverone mediatico non indifferente e, come spesso accade quando ci vanno di mezzo i soldi, si sono sprecate invettive, accuse, indignazioni e quant’altro.

L’ipocrisia e la perfetta connotazione del politico “magna magna” spiccano naturalmente in questo caso, soprattutto se si pensa che tre dei deputati già individuati hanno redditi annuali dichiarati che oscillano fra i 75 e i 110 mila euro. Queste considerazioni tuttavia non sono applicabili soltanto a questo caso isolato, semmai rappresentano un malcontento diffuso, capace di mettere d’accordo gli italiani di tutte le risme, nei confronti dei nostri rappresentanti. Oggi difatti piace molto parlare di politica malata, stagnante, vuota e opportunista. In molti casi è innegabilmente così, o perlomeno quello che emerge dalle trame istituzionali restituisce questo tipo di percezione. L’errore nel quale non si dovrebbe cadere è tuttavia quello di credere che questa malattia, proprio come il Covid che ci ha colpiti quest’anno, sia qualcosa di recente. L’infermità della politica italiana ha radici profondissime che rimontano anche all’epoca pre repubblicana, di cui però molti effetti stanno sfogandosi e palesandosi soltanto negli ultimi anni.

Sempre più persone tendono infatti a celebrare il passato italiano contrapponendolo alla pochezza dell’oggi, ricordandolo e mistificandolo come un esempio di plateale grandezza ormai svanita. La verità è però proprio questa? Se la si pensa in termini oggettivi, per i quali è necessaria un’attenta comparazione, la risposta è un deciso no. Fra i vari campi di paragone vi è proprio quello della politica che, almeno secondo un parere quanto mai popolare, oggi non è altro che una brutta copia rispetto a quella della Prima Repubblica. Analizzando la questione con un certo grado di distacco si può però rendersi conto che così non è, nonostante sia evidente il mutamento radicale delle figure e delle modalità mediante cui la politica si esprime.

Dal 1945 in poi infatti l’Italia ha dovuto affrontare la ricostruzione di un Paese distrutto dalla guerra, ha beneficiato del boom economico che investì l’intero universo del capitalismo occidentale, è passata attraverso rivoluzioni sociali e culturali e ha raggiunto un livello di benessere complessivo assolutamente inimmaginabile agli inizi. La virtuosa impennata che conobbe l’Italia della Prima Repubblica però è da contestualizzarsi in un preciso momento storico e geopolitico assai peculiare, completamente opposto a quello che conosciamo oggigiorno. Non bisogna inoltre scordarsi che fu proprio in quel periodo che si consumarono alcuni degli eventi più tragici della storia del nostro Paese: terrorismo eversivo di estrema destra e sinistra extraparlamentare, tentativi più o meno scoperti di colpi di stato, strategia della tensione, omicidi politici, estrema collusione fra istituzioni e organizzazioni esterne talvolta malavitose, insabbiamento e ostacolamento della giustizia ecc… La lista di pagine nere in questa narrazione sarebbe ancora lunga e dettagliata e, sebbene venga troppo spesso messa in disparte grazie ad altri accecanti successi di quel periodo, è in essa che andrebbero ricercate le origini di molte problematiche contemporanee. Alcune fra quest’ultime sono senza dubbio: inefficienza politica e burocratica, debito pubblico alle stelle, crisi ambientali, scarse reattività e lungimiranza economiche, impoverimento culturale, sempre maggiore inefficienza scolastica ed educativa e via dicendo.

Si nota come tali problematiche non siano nate in seguito al ricambio politico avvenuto durante il corso della Seconda Repubblica: esse sono state soltanto state passate come un testimone pregno di inefficienze, negligenze e ipocrisie pronto ad esplodere da un momento all’altro. Se da un lato appare infatti vero che le figure politiche di oggi sono meno adatte, competenti e autorevoli rispetto ad illustri soggetti del passato, non ci scordiamo come quest’ultime non fossero in molti casi meno incompetenti, scorrette o colluse. Molti beneficiarono soltanto del fatto di non essere così sotto la luce dei riflettori come oggi accade. Fatti che oggigiorno fanno (giustamente) scandalo, come le richieste per i 600 euro da partite IVA o il leader della commissione parlamentare Politiche UE con la licenza media, altro non sono che alcuni tristi tratti ereditati da classi politiche ben precedenti alla nostra.

La malattia che consuma e indebolisce la politica italiana non è dunque né recente né sconosciuta, nonostante in molti casi si creda il contrario. Occorre dunque una buona dose di consapevolezza e risolutezza per curarla e riaverci dai suoi malefici effetti, senza dunque ricorrere a memorie virtuose che, annebbiate e confuse, paiono piuttosto fiabe.

 

Vox Zerocinquantuno, 17 agosto 2020

Foto: pagina Facebook Parlamento della repubblica italiana

(6)

Share

Lascia un commento