La processione cristiana dei barbari, di Giacomo Bianco

Il 24 Agosto del 410 a.D. Alarico, re dei Visigoti, invase Roma dando però precisa indicazione ai suoi soldati “di lasciare illesi e tranquilli quanti si fossero rifugiati in luoghi sacri, specialmente nelle basiliche degli apostoli Pietro e Paolo”. Orosio, storico romano del tempo, inizia il racconto del sacco visigoto con questa premessa, dando ad intendere che, data la fede cristiana del re invasore, la presa della città avvenne senza eccessiva mattanza, avendo egli raccomandato ai suoi anche di “astenersi, quanto possibile, nella caccia alla preda, dal sangue”. Insomma un massacro moderato, un’irruzione placata dal Dio cristiano. Idea resa ancora più vivida dall’immagine che lo storico ci ha lasciato della lunga processione creatasi per la riconsegna dei sacri oggetti rubati da un maggiorente barbaro in una basilica dedicata a Pietro. Così scrisse Orosio:

Mentre i barbari scorrazzavano, uno dei Goti, tra i maggiorenti e cristiano, trovò in una casa di religione
una vergine consacrata a Dio, già avanti negli anni; le chiese rispettosamente oro e argento; ella rispose […] “Questo è il sacro vasellame dell’apostolo Pietro: se osi, prendilo; della cosa sarai tu responsabile. Io, poiché non posso difenderlo, non oso tenerlo.” Ma il barbaro, mosso a reverenza dal timor di Dio e dalla fede della vergine, mandò a riferire quelle cose ad Alarico: e questi ordinò subito di riportare tutti i vasi come erano nella basilica dell’apostolo, e di condurvi anche, sotto scorta, la vergine e tutti i cristiani che a loro si fossero uniti. Quella casa, raccontano, era lontana dai luoghi sacri e nella parte opposta della città. Così spettacolo straordinario, distribuiti uno per ciascuno e sollevati sul capo, i vasi d’oro e d’argento furon portati sotto la sguardo di tutti; la pia processione è difesa ai due lati da spade sguainate; si canta in coro un inno a Dio, barbari e Romani ad una voce; echeggia lontano, nell’eccidio dell’Urbe, la Tromba della salvezza…”

Visigoti invadono Roma in un quadro di JN Sylvestre del 1890 (foto Wikipedia)
Visigoti invadono Roma in un quadro di JN Sylvestre del 1890 (foto Wikipedia)

In uno scenario apocalittico, sullo sfondo di Roma in fiamme, si manifesta la miracolosa scena del sacro corteo che sempre di più, durante il tragitto, ingrossa le sue fila difeso dalla “cristiana milizia”, portando in salvo il sacro vasellame e tutte le anime che hanno creduto alla salvezza in nome del Dio cristiano.

Lo storico pone l’accento sulla missione salvifica del cristianesimo in risposta alle accuse pagane, che ritenevano il sacco di Roma un castigo per aver abbandonato i culti tradizionali. Inoltre, continuando la sua arringa difensiva, accenna ad altre due famose distruzioni subite dalla Città Eterna, come il sacco gallico (390a.C.) e l’incendio di Nerone (64d.C.), risultate ben più devastanti dell’invasione visigota, quando ancora la popolazione romana era sotto la protezione delle divinità pagane.

Che, se considero l’incendio offerto come spettacolo dall’Imperatore Nerone, senza dubbio non si può istituire alcun confronto tra l’incendio suscitato dal capriccio del principe è quello provocato dall’ira del vincitore. Né in tale paragone dovrò ricordare i Galli, che per quasi un anno calpestarono da padroni le ceneri dell’Urbe abbattuta e incendiata. E perché nessuno potesse dubitare che tanto scempio era stato consentito ai nemici al solo scopo di correggere la città superba, lasciva, blasfema, nello stesso tempo furono abbattuti dai fulmini i luoghi più illustri dell’Urbe che i nemici non erano riusciti ad incendiare.”

Quindi non fu a causa della nuova religione che Roma stava bruciando anzi, grazie alla magnanimità cristiana di Alarico, la città non subì le carneficine del passato e molti riuscirono ad avere salva la vita.

L’invasione barbarica fu una naturale conseguenza del “periodo di angoscia” vissuto dall’Impero nel secolo precedente, rappresentato dalla sensazione di accerchiamento nemico e da una grave crisi morale. Propria questa crisi porterà al manifestarsi di nuove tendenze religiose, come il cristianesimo che si proponeva di soddisfare i bisogni esistenziali dell’uomo, mentre la pressione di popoli come gli Unni da Nord farà sì che le genti stanziate a ridosso dei confini settentrionali straripino fin dentro al cuore dell’Impero.

Due si possono definire le tappe fondamentali della diffusione del Cristianesimo, ovvero la conversione di Costantino e l’Editto di Tessalonica di Teodosio.

Costantino, musei capitolini, Roma (foto Wikipedia)
Costantino, musei capitolini, Roma (foto Wikipedia)

Piuttosto romanzato appare il racconto della prima che narra del sogno premonitore del figlio di Costanzo Cloro la notte prima dello scontro con Massenzio sul ponte Milvio, nel quale vide comparire in cielo una croce e la scritta “In hoc signo vinces”, “Con questa vinci” . Conseguentemente la vittoria sul nemico del giorno successivo, fu vista come come un segno divino. Dopo la conversione, egli mise fine alla persecuzione cristiana con l’Editto di Milano del 313, proclamando la libertà religiosa.
L’altro decreto che segnò definitivamente la vittoria dei cristiani sui pagani fu quello di Teodosio nel Febbraio del 380 con il quale si dichiarò il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero.

La diffusione della nuova religione fu potente e capillare. Sicuramente aver resistito alle sistematiche persecuzioni ordinate dai precedenti imperatori, specie a quella feroce di Diocleziano, rese i seguaci di Cristo esempio di coraggio e virtù. Le pene e le torture alle quali sono stati sottoposti, li hanno trasformati in martiri, morti per difendere la causa, una causa così importante e speciale da renderli capaci di sopportare tali sofferenze.

In un periodo di totale smarrimento, dove si percepiva nettamente la fine del vecchio mondo, questo nuovo credo restituì fiducia alla popolazione. Tanto che quei Romani, nascosti nei covi della città in fiamme, ebbero il coraggio di uscire allo scoperto e accodarsi alla lunga processione dei nemici invasori, sicuri che la protezione divina dei vasi sacri dell’apostolo Pietro, li avrebbe salvati dalla morte.

Vox Zerocinquantuno, n 3 Settembre 2016

Bibliografia

-Le storie contro i pagani, Orosio; traduzione di Giocchino Chiarini. 2 ediz./ Roma: Fondazione Lorenzo Valla, 1993. VII, 39-40.


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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