La programmazione culturale come cura del disagio urbano, “La via Zamboni Arte”, di Eloisa Grimaldi

Bologna ancora una volta stupisce per la capacità di rispondere artisticamente alle sfide sociali che emergono dagli spazi urbani. Grazie ad una programmazione culturale allargata ed integrata, la città dimostra di saper usare intelligentemente le proprie risorse ed affronta le diverse facce del disagio che si manifestano all’interno e a ridosso delle scene cittadine. Questo disagio polimorfo e diversificato nel suo esprimersi è stato recentemente appiattito sotto un’unica etichetta di “degrado”, diventata anche una pericolosa bandiera di schieramento simbolico che rischia di offuscare le delicate sfumature dell’umano dietro ad un antagonismo tra “giovani” ed istituzioni raramente fruttuoso. Cercare di superare un’ottica dualista e conflittuale per allargare la prospettiva vuol dire tentare di abbracciare in modo olistico la città, vederla in qualche modo come un organismo vivente, con i suoi centri di controllo e di potere, con le sue gerarchie funzionali ed i suoi spazi di ribellione gestionale e creativa. Anche con i suoi sintomi di debolezza, che emergono da più lati, diventando possibilità di manifestazione di un disagio profondo che può trovare cura proprio perché trova emersione; a partire da questa emersione, e non dal suo soffocamento repressivo, possono nascere nuovi sistemi di rigenerazione dei paesaggi urbani e socio-antropologici.

Questo vuol dire anche voler intenzionalmente valorizzare tutte le azioni di potenziamento dei propri beni culturali e artistici, mettendo in luce gli sforzi che la città opera per avviare processi di auto-guarigione e circoli virtuosi che mirano ad un più generale benessere. Ed ecco quindi “La via Zamboni”, una manifestazione che apre le porte della via universitaria della città per invitare a riscoprirla nei suoi angoli caratteristici e poco conosciuti. Il progetto prevede tre giornate a tema in cui la via ed i luoghi nevralgici che essa ospita diventano palcoscenico di attività culturali e creative in cui i cittadini, i turisti, i passanti ed i curiosi possono relazionarsi con il territorio in modo più libero; una sorta di avvicinamento che permette di accedere a spazi altrimenti privati o comunque solitamente non facilmente visitabili.

Domenica 22 ottobre si è svolta la prima giornata, dedicata al tema dell’arte, proponendo un ricchissimo programma molto articolato e ben organizzato.
La collaborazione tra 14 istituzioni culturali pubbliche e private, di cui centrali il Comune e l’Alma Mater Studiorum, ha permesso una diffusione ampia e costruito un circuito di offerta interdisciplinare che ha coinvolto 11 diversi luoghi della zona con 22 eventi e 19 visite guidate, prenotabili on line con largo anticipo. Il flyer giallo dell’evento porta in copertina una foto storica dei portici di Bologna, all’interno la grafica semplice ed efficace mostra il palinsesto al completo, associandolo visivamente ad una mappa dove le tappe storiche e culturali “puntellano” tutto il chilometro della via. Dalle due torri, che sembrano appoggiarsi schiena a schiena, fino a porta san Donato si susseguono alcuni dei più importanti luoghi di arte e cultura di Bologna che per l’occasione si sono aperti alla città.

Foto da sma.unibo.it
Foto da sma.unibo.it

Si parte dal Kinki Club, locale storico del centro, dove è allestita una mostra di antiche fotografie e stampe che ritraggono la città in bianco e nero nelle sue geometrie di palazzi, portici, scalinate e decori. La mostra di Paolo Monti “Sguardo su via Zamboni”, organizzata dall’Istituto di Beni Culturali, raccoglie parte delle opere del censimento fotografico dei centri storici fatto nel 1968, confluite poi nel catalogo IMAGO della biblioteca dell’ Archiginnasio. Una ventina di opere sapientemente illuminate emergono dal buio del club veramente underground, cioè di quelli in cui si accede scendendo le scale, e danno avvio al tour di via Zamboni, come a dire che si parte da lì, ma in realtà da molto più indietro. Un modo di sottolineare forse anche la funzione di questo programma di eventi, al pari di un censimento: rilevare le risorse del territorio, fotografarle, fermarle in un momento esperienziale restituendole sia ai cataloghi e alle mappe, ma soprattutto alle persone che le vivono e le vivificano.

La seconda tappa è Palazzo Malvezzi De’Medici, attuale palazzo della provincia ricco di bellezze ad alto contenuto storico ed artistico. Per l’occasione è prevista una prima visita guidata che permette ai visitatori di orientarsi nelle molte sale interne ed una più specifica visita intitolata “Fasti senatori e glorie del Risorgimento” a cura dell’Istituto Beni Culturali. Spicca nella Sala degli Amori l’opera Sukkot di Emanuele Luzzati, la cui presentazione è a cura del museo ebraico. La tela, così decontestualizzata, risalta nella sua grandezza e spezza un po’ il tema principale della sala, appunto gli amori letterari, aprendo le porte ad un secondo momento che travalica il Palazzo nel suo contesto storico-geografico. La Sala Rossa ospita infatti una mostra di cultura materiale e simbolica africana, organizzata da IBC, Accademia di Belle Arti e Centro Amilcar Cabral, che nel 2013 ha ricevuto in dono dalla famiglia Mizzau Contento 70 oggetti dell’Africa Occidentale.

Il percorso continua con Palazzo Magnani, sede della fondazione del Monte e Unicredit che aprono le porte della Sala Carracci, al secondo piano, e quella del Gigante, a piano terra. Il Palazzo è imponente e l’attenzione ai decori interni dimostra la cura con cui il Magnani ha progettato gli spazi in modo simbolico così da creare un esplicito rimando tra la propria famiglia, le persone che hanno abitato il palazzo e i fasti della cultura dell’antica Roma. Sulle porte infatti troviamo mezzibusti abbigliati alla romana, che scopro essere personaggi coevi del Magnani ritratti in panni antichi proprio per evidenziare questa solenne appartenenza. Il gigante invece, una enorme statua in bronzo con in mano una clava, si pensa raffiguri il Magnani stesso, anche se non ci sarebbe concordanza sulla capigliatura se confrontato con il mezzobusto della sala Carracci, anch’esso ritraente il Magnani, dove i capelli sono più folti. Il soffitto a cassettoni della sala al piano superiore è scuro e decorato, in cima alle pareti girano tutto intorno le “Storie della fondazione di Roma” dipinte nel 1590 da Ludovico Carracci.

La quarta tappa è il Conservatorio G.B. Martini, altro gioiello incastonato nel centro città a cui solitamente non si accede con frequenza, il cortile interno è verdissimo e le piante si addensano anche sull’antico pozzo al centro del piazzale. Risuonano note di pianoforte e vocalizzi già dal fondo delle scale. Per la manifestazione è stata organizzata all’interno del Conservatorio una mostra degli studenti dell’Accademia di Belle arti, a dimostrazione dell’intento interdisciplinare che spinge il fruitore a cercare la propria libertà di movimento all’interno degli spazi urbani, cercando i momenti artistici diversificati. Oltre alla mostra, per niente canonica, ma piuttosto disseminata per tutto il conservatorio, è previsto nel pomeriggio anche un concerto degli studenti del Conservatorio chiamato “Musica in fiore”. Anche l’Oratorio di Santa Cecilia, la tappa successiva, accoglie un concerto in serata, questa volta di solo piano “La poetica di Robert Schumann”.

Proseguendo in linea d’aria troviamo Piazza Verdi, storico luogo di ritrovo degli studenti, che negli ultimi periodi viene citata più per le suo ombre che virano verso il famoso “degrado” che per i suoi lati positivi di socialità. Anche e soprattutto qui è previsto un evento dal titolo “Informa”, un videomapping, cioè l’arte di proiettare video tridimensionali sulle architetture della città. Ancora avanti con il Teatro Comunale, patrimonio indiscusso del quale, per l’occasione, sono visitabili la Sala Bibbiena e il Foyer da cui si può accedere alla terrazza, da poco restaurata e rinnovata.

Zamboni collage (foto da magazine.unibo.it)
Zamboni collage (foto da magazine.unibo.it)

Un’altra tappa importante è la Scuola di Lettere e Beni Culturali che gli studenti di lettere conoscono a perfezione, ma che per i non addetti è invece di difficile fruizione. All’interno le pareti sono dipinte quasi per intero, locandine e volantini sparsi sui muri, aria di libertà e un modo speciale per conoscere questo luogo e le sue aule: l’atelier teatrale di Claudio Longhi titolato “Sopra Babele-atelier cosmopolita”. L’evento ci guida in un percorso insolito e d’impatto attraverso un itinerario fisico tra le aule dell’edificio – atto alla formazione- e attraverso un percorso metaforico che ripercorre i passi formativi di quanti vogliono diventare attori, risalendo i momenti, i dubbi, le illusioni e le verità di questa “ascensione” professionale.
Poco dopo, al civico 33 troviamo Palazzo Poggi che apre i suoi musei, dove Sandro Lombardi legge la prolusione al corso di Storia dell’Arte a.a. 1934-1935 di Roberto Longhi. Le ultime due tappe concludono il percorso de “La via Zamboni”: La pinacoteca Nazionale che espone la collezione permanente e le opere di Do Ut Do 2016 – oltre ad un’inedita “ricomposizione” de L’Adorazione dei Magi affiancata alla sua predella con Storie della Vita della Vergine – e infine l’Accademia di Belle Arti, con la mostra in Aula Magna su Quinto Ghermandi.

Questa abbondanza di luoghi ed eventi è maggiormente arricchita da diverse visite guidate aggiuntive, come “immagini di natura nell’arte giapponese” all’Accademia o “I tesori del Rinascimento” all’oratorio di Santa Cecilia. Molti, moltissimi per cui solo la panoramica completa del programma sul sito o sulla brochure può veramente orientare in modo completo. Un’offerta enorme, vertiginosa direi, che può anche spiazzare e che sicuramente richiede una selezione, tracciare il proprio percorso, la propria rotta all’interno di questo mare culturale.

Fuori dal programma ma comunque largamente pubblicizzati, gli appuntamenti con gli studenti Goliardi bolognesi, che hanno organizzato tre appuntamenti all’interno di questo grande contenitore culturale, nel quale trova anche spazio la narrazione delle simbologie goliardiche, l’itinerario dei luoghi di ritrovo studenteschi dal 1912 ad oggi e la visita al Museo Europeo degli Studenti Universitari.

Apertura, integrazione, cultura e territorio, queste le parole chiave della giornata trascorsa tra i portici della via Zamboni, complice un cielo leggero che ci permette, almeno, di sperare in un presente costruito a bandiere scoperte, preparando il terreno per il prossimo evento di “La via Zamboni”, questa volta tutto dedicato alla musica, in preparazione per il 13 novembre.

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Eloisa Grimaldi laureata in DAMS, approfondisce il campo degli Studi Interculturali con un Master, appassionata di teatro, musica, umanità e poesia, si occupa di diffusione culturale musicale, sviluppa metodi formativi tramite le arti teatrali e collabora a progetti editoriali di stampo sociale e indipendente.

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