La ripartenza del sistema scolastico: poche linee guida e tanta autogestione, di Chiara Di Tommaso

Arrivano a fine anno scolastico, finalmente, le tanto attese linee guida sulla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado a settembre. Dopo mesi di immobilizzazione, durante cui bambini, ragazzi e insegnanti sono stati lasciati in autogestione, tra i vantaggi, i problemi e le contraddizioni della didattica online, si è riacceso il dibattito politico sulla riapertura delle scuole. La confusione ha regnato sul tema, in particolare sulla decisione della data in cui i ragazzi torneranno in classe. Quella definitiva, annunciata dalla ministra Lucia Azzolina il 26 giugno con la pubblicazione di un documento ufficiale, è il 14 settembre.

 

Non sono stati facili questi mesi per gli studenti, che oltre a dover gestire psicologicamente la situazione di emergenza e tutte le difficoltà e i sacrifici ad essa connessi, hanno dovuto fare i conti con un’insanabile indecisione ed incertezza, anche da parte di chi avrebbe dovuto decidere il meglio per loro. Esempio eclatante è stata la confusione nello stabilire le modalità di svolgimento dell’esame di maturità, le indicazioni per il quale sono arrivate poco prima dello svolgimento dello stesso, lasciando i neomaggiorenni in attesa smarriti e in balia dei dubbi. Troppo poco si è parlato di scuola, troppo poco si è considerata la possibilità di riaprirla prima, troppo poco peso è stato dato agli effetti dannosi del lockdown sulla crescita e sulla formazione dei giovani. L’abbandono scolastico, l’incompatibilità della didattica online con le scuole tecniche e professionali, la mancanza o non sufficienza di dispositivi digitali e connessione ad internet per seguire le lezioni, la mancanza di formazione dei docenti per utilizzare gli strumenti, sono solo alcune delle gravi problematiche che hanno riguardato il mondo dell’istruzione. Dopo tutto questo, dopo sette mesi di chiusura e abbandono, ora che il resto del paese ha riaperto ed è ripartito, studenti, genitori e insegnanti scalpitano giustamente per avere informazioni sull’inizio del nuovo anno, in particolare sulle modalità con cui si potranno svolgere le lezioni e i ragazzi potranno ritornare nelle classi. Come si legge nel documento, le linee guida del Ministero dell’Istruzione vogliono coniugare il diritto alla salute al diritto all’istruzione. Dal 1° settembre saranno aperte le porte per coloro che devono recuperare le insufficienze, e a metà del mese potranno ricominciare le lezioni in presenza per tutti. L’organizzazione e la pianificazione avverranno a diversi livelli: la riapertura sarà guidata da una cabina di regia nazionale, affiancata da tavoli regionali istituiti presso gli uffici scolastici del ministero. Al tempo stesso però verrà lasciata ampia autonomia alle scuole, e in particolare ai dirigenti scolastici che avranno un ruolo fondamentale nel definire le specifiche modalità per la propria scuola. L’idea è quella di avere un generale coordinamento dall’alto, ma di lasciare scegliere le singole scuole, per tutelare le profonde differenze che sussistono tra scuola e scuola, tra regione e regione. Il ministero dell’istruzione ha stabilito delle norme di igiene generali, quali la frequente pulizia delle aule, la fornitura di gel disinfettanti per le mani e dispositivi di sicurezza, che saranno acquistabili anche grazie ad uno specifico fondo di 331 milioni di euro, stanziato dal decreto rilancio. Inoltre è prevista ovviamente la distanza di almeno un metro tra gli studenti, motivo per cui sarà necessario riorganizzare gli spazi, operazione che sarà facilitata grazie all’utilizzo di un nuovo software del Miur “cruscotto” che permette di pianificare la disposizione dei banchi e individuare quelle scuole in cui sono necessari interventi specifici (utilizzo di spazi esterni e parchi, collaborazioni con teatri, cinema e biblioteche) perché lo spazio non è sufficiente. Ad ora, facendo riferimento alle indicazioni del comitato tecnico-scientifico, le mascherine sarebbero obbligatorie per chiunque entri negli edifici scolastici, ma se le condizioni cambiano questa restrizione potrebbe non essere più necessaria. Rimane che, viste le differenze in termini di spazio e numerosità di alunni, ogni scuola potrà indipendentemente decidere di usufruire di uno o più degli strumenti individuati dalle linee guida del ministero. Tra questi, la suddivisione delle classi in gruppi più piccoli, turni orari differenziati, aggregazione di più discipline, diversa modulazione dell’orario settimanale, integrazione di lezioni in presenza e online.

 

Il documento pubblicato dal Miur, nelle premesse iniziali afferma che “Sarà necessario trasformare le difficoltà di un determinato momento storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione”. Si pone così l’obiettivo non solo di gestire la ripresa dell’attività scolastica in modo compatibile con l’emergenza sanitaria, ma anche di cogliere l’occasione per rinnovare e migliorare il sistema scolastico e la didattica. Nonostante le difficoltà e complessità di questa fase, e quindi anche nonostante gli errori e le incertezze nel gestirla, la speranza è che alla fine si riuscirà a tutelare il più possibile i diritti e i bisogni di bambini e ragazzi. Molto resta come sempre, se pur in presenza di direttive dall’alto, nelle mani di dirigenti e insegnanti, nel loro senso di responsabilità, nella loro pazienza, capacità e competenze.

Vox Zerocinquantuno, 1 luglio 2020

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