“La scuola giusta: la difesa del Liceo Classico” di Federico Condello. Recensione di Chiara Di Tommaso.

“I Romani non avrebbero avuto il tempo di conquistare il mondo, se avessero dovuto imparare il latino”. Di certo si può dire che le critiche subite dal Liceo Classico negli ultimi decenni siano stati tanto numerosi quanto fantasiosi, e spesso molto meno gentili di questo. Nel saggio pubblicato da Mondadori La scuola giusta: la difesa del Liceo Classico, l’autore Federico Condello ripercorre la storia della scuola italiana, nelle sue trasformazioni e in tutte le sue costanti, dalle prime riforme di fine Ottocento alla Riforma Gelmini, portando avanti un duplice dialogo tra Presente – Passato e tra gli autori che hanno affrontato questo tema.

Non si tratta, però, solo di una narrazione storica, anzi: il libro individua la filosofia che è sottesa ad ogni diversa idea di scuola, attacca frontalmente i problemi, risponde a tono alle critiche, difendendo una Scuola tutt’altro che in crisi e che rimane ancora oggi “uno dei migliori esperimenti di democrazia scolastica”, che ha permesso la diffusione di quella che era da sempre la cultura dell’elìte e che può rappresentare la “coraggiosa utopia di una scuola pubblica, aperta e ottima”.

L’origine della disputa tra i licei coincide con la nascita degli altri licei stessi. Dopo il Ginnasio Umanistico infatti, antenato del nostro Liceo Classico, furono fondati all’inizio del Novecento in Germania i primi licei scientifici, nonostante l’opposizione della maggior parte dei professori, le parti infatti all’epoca erano invertite. Oggi ancora si guarda alle classifiche, come se ci fosse una qualche competizione e la frattura fra le due scuole si è dimostrata sempre più dannosa e inutile.

Lo scrittore, professore universitario di Filologia greco-latina e Letteratura classica, accompagna il lettore in questo percorso di profonda analisi, durante la quale prende le difese della sua scuola, combattendone i pregiudizi e le accuse di inattualità con intelligenza e ironia. Partendo dalla demolizione del presunto noto difetto del “vecchio Liceo Classico in cui si insegnano la morta lingua latina e l’ancora più morta lingua greca”,

Condello va oltre abbattendo anche quelle che sono le quattro principali accuse storiche a questa istituzione: l’essere politicamente fascista, l’essere sorda e allergica alle materie scientifiche, l’essere una scuola classista e l’essere fondata solo sulla fredda grammatica e sintassi. La principale arma usata con abilità da Condello per sostenere la sua tesi sono i dati: “per smentire la favola che noi del classico odiamo i numeri” spiega l’autore, che a colpi di percentuali del Miur e di Alma Laurea, riesce sorprendere e convincere anche i più scettici. Solo il 6,8% dell’ultima annata di giovani italiani ha scelto il Liceo Classico, ma non è questo dato a preoccupare l’autore: piuttosto il 34% di insuccessi universitari dei diplomatici del linguistico, il 44% di insuccessi universitari dei diplomati al liceo dello scienze umane, il 35% dei diplomati alle scuole tecniche che trovano lavoro entro due anni, il 20% di imprenditori che hanno una laurea, e così via…

L’analisi critica di questo saggio, è quindi evidente che sia molto più amplia di una sterile difesa del “Classico”: Condello parla di giovani, di mobilità sociale, dell’importanza dell’orientamento scolastico, del ruolo dei professori. Confrontando la pluralità e specificità di indirizzi in continuo aumento, tra cui si può scegliere alla fine delle scuole medie, l’autore afferma siano troppi e causa di un incanalamento precoce dei ragazzi, che non si possono più permettere il diritto al “rinvio della scelta” che condizionerà la loro vita lavorativa e non solo.

L’ambizione e il proposito dell’autore è di arrivare ad “riunificazione della licealità”, come diceva Umberto Eco: “sogno un liceo Umanistico Scientifico, dove si insegni sia il Teorema di Pitagora che la sua filosofia”. Questo liceo ideale, che non sacrifichi nessun ambito fondamentale della conoscenza e che permetta ai giovani di costruirsi una cultura varia e solida affiancando le materie scientifiche a quelle umanistiche, in realtà già esiste. Sono molte le scuole “illuminate” in Italia che hanno cambiato il loro programmi, hanno rafforzato l’insegnamento del latino allo Scientifico e della matematica al Classico, hanno aggiunto corsi di approfondimento e materie più trasversali, ma c’è ancora molto da lavorare.

Oggi le nuove generazioni hanno ancora più bisogno di Scuola, perché non hanno altre fonti di formazione: una scuola fondata sull’insegnamento circolare, sul dialogo e la critica, una scuola che punti ad accrescere e ampliare il ventaglio del sapere. Una scuola aperta ventiquattro ore, luogo di incontro e condivisione, dove studiare, lavorare, fare sport insieme. Una scuola che si renda conto di qual è il suo vero e ultimo obiettivo, come disse un Rettore di Harvard: “Noi possiamo solo insegnarvi ad imparare”, perché è ciò che tutti noi dovremo fare per tutta la vita.

Vox Zerocinquantuno n.32, Aprile 2019

Foto: comune.rovereto.tn.it

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