La sinistra britannica: riflessione sulla “Brexit”, di Jacopo Bombarda

Le sinistre, oggi, sono in crisi un po’ ovunque. Un caso diverso dagli altri, e che per questo merita qualche riflessione, è quello britannico: il Labour di Jeremy Corbyn è in sofferenza, e dato per sicuro sconfitto alle prossime elezioni politiche contro i Tories guidati da Theresa May.

A Corbyn, è storia nota, si rimprovera una leadership troppo ancorata a principi di sinistra – definiti da lui stesso con orgoglio socialisti – ormai legati al passato e soprattutto il sostegno non troppo convinto alla causa del “Remain”: non sono pochi coloro i quali imputano a Corbyn la sconfitta al referendum, accusandolo di essere stato egli stesso favorevole al “Brexit” senza però averlo apertamente ammesso.

La prima delle due critiche è facilmente opinabile, in quanto se, negli ultimi anni, esiste un esperimento che ha suscitato grandi speranze all’inizio e prodotto una delusione ed un fallimento totali alla fine, questo è senz’altro la “terza via” di Tony Blair, che ormai vent’anni fa consentì al suo “New Labour” di trionfare alle elezioni politiche.

Corbyn proprio sulla critica radicale a tale modello ha vinto le primarie per la guida del Labour, per due volte e con affermazioni nettissime in termini percentuali e di voti assoluti; tanto che tuttora, pur in difficoltà, a detta di molti rivincerebbe un’eventuale terza consultazione interna.

La seconda obiezione è invece seria e meritevole di essere meglio analizzata.

Foto da www.independent.co.uk

Nemmeno chi di Corbyn apprezza oltremodo la persona e i contenuti può negare che il nuovo capo del Labour britannico non abbia certo condotto una campagna a favore del “Remain”, nonostante un episodio – l’assassinio della deputata di Leeds Jo Cox, appassionata sostenitrice del Remain – che ha interessato fin troppo da vicino il partito.

Tuttavia tale condotta, apparentemente ambigua ed ondivaga, va analizzata alla luce di un dato.

Molti elettori storici del Labour, appartenenti alla classe operaia e geograficamente collocati nelle aree industriali (o ex tali) del nord del Paese, hanno subito le conseguenze negative delle politiche della attuale leadership dell’Unione Europea: pertanto hanno votato per il “Leave”, ma anche, a ragione o a torto si sono allontanati dal Labour per ingrossare le fila di Ukip, il movimento localista e xenofobo guidato da Nigel Farage e Paul Nuttall.

Corbyn pertanto ha dovuto condurre attraverso un referendum di importanza capitale un partito spaccato, fra chi era per il “Remain” senza se e senza ma, e chi altrettanto ferocemente sosteneva il “Leave”: il tutto con la gran parte dei deputati ancora facenti capo alla vecchia maggioranza di Blair e dei fratelli Milliband, e la stampa quasi totalmente contro.

L’ultima tornata elettorale locale, le elezioni suppletive nei seggi storicamente laburisti di Stoke on Trent e Copeland, non ha dato buoni risultati: il secondo dei due seggi è stato perso, a vantaggio della candidata conservatrice Trudy Harrison, peraltro in un tipo di elezione che per sua natura ha sempre favorito i partiti all’opposizione.

Il Labour ha conservato Stoke, come sempre dalla nascita di questo seggio, un seggio in cui occorre rammentare riallacciandoci a quanto detto prima, “Brexit” al referendum aveva trionfato con il 70% dei voti.

In questo caso forse una qualche indicazione positiva può essere letta, se è vero che il Labour è riuscito a tenere a debita distanza, grazie ad una campagna efficace ed aggressiva, gli avversari dello UKIP, che schieravano un candidato di peso Paul Nuttall, successore di Nigel Farage alla guida del partito.

Per tirare le somme bisogna sottolineare come il Labour stia attraversando un momento particolarmente difficile, spaccato nel suo elettorato, dilaniato al suo interno anche a causa di un opposizione interna che non accetta la doppia netta vittoria di Corbyn alle primarie, tuttavia occorre chiedersi se con un leader più moderato, come il sindaco di Londra Sadiq Khan, nessun elettore del Labour sarebbe stato tentato di abbandonare un partito già messo a dura prova dalla mutazione genetica degli anni di Blair. Ed in più, tutte le colpe delle attuali difficoltà sono da attribuire a Corbyn? La sua leadership è da considerare davvero una iattura o un’occasione?

Vox Zerocinquantuno n 8 Marzo 2017


Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

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